“Sola leana” è la leonessa solitaria che Siria Piccirillo ha messo a guardia della sua prima raccolta poetica. Ha tratto l’immagine da un’opera di Ovidio, “Herodes”, l’eroina Arianna che che così si difinisce contrapponendosi al suo amato Teseo dopo che questi l’ha lasciata. E decisa a non farsi mettere i piedi in testa si vendica del tradito amore assumendo le fattezze ferine di una che non perdona niente. Così la Piccirillo ne assume l’esempio per dare voce alla propria personalità, alla sua voglia di vivere, di amare, di combattere nel solo modo che conosce e che ha a disposizione: con la letteratura, con la poesia, con i fermenti della sua anima messi insieme in versi eleganti, a volte crudeli, a volte pacati. Ne viene fuori un’opera poetica dalla modernità stilistica e dal rimando ad un’antico esempio di donna non disponibile a farsi da parte, ma intenzionata ad afferrare le sue membra, la sua anima, la sua volontà per gettarla al di là del guado che intende attraversare, vale a dire l’esistenza piena di insidie e di pericoli.
Siria Piccirillo è una giovane poetessa che ha interiorizzato la parola facendone un’arma, non per offendere, ma per difendersi. Filologa moderna a soli ventiquattro anni, ormai riconosciuta per aver vinto molti premi, con questa silloge (Sola leana, prefazione di Hafez Haidar , pp. 54, euro 14,00 – Aletti Editore) non intende soltanto proporsi a difesa della sua identità femminile e di quella di tutte le donne, ma si propone, riuscendoci magistralmente, di mettersi a nudo attraverso la poesia, la letteratura. E lo fa con lo spirito di chi ha la consapevolezza (alla sua giovane età) di rischiare l’incomprensione e sfidando molti luoghi comuni. Scrive: “Innamorata della scrittura./Amante delle lettere./Figlia della filosofia./Allevata dalla curiosità.” Ed in tal modo ci offre il suo autoritratto che sorprende per come lo dipinge in tutto il libro. I versi che seguono ce ne danno un’immagine necessariamente imprecisa e frammentaria se non non si ha la possibilità di leggerle tutte queste pagine vergate con amore e gioia, tristezza e mestizia, solarità e tenebrosità perché complessa è stata ed è la sua esistenza: “Le radici del mio salice piangente/ sono queste domande:/Cosa sarei senza la poesia?/Non sarei stata che buio./Cosa sarei senza la letteratura?/Non sarei stata che asetticità./Cosa sarei senza i miei poeti?/Non sarei stata che sola./Cosa sarei senza l’aria?/Non sarei stata che cadavere.” La chiusa è formidabile: “scrivete di me/ ‘che ho amato i versi’”.
Ed i versi sono la sua vita. “Tra i cipressi carichi di assenza/va ergendosi/pulsante/il desiderio della vita”: una dichiarazione d’amore di indicibile intensità verso se stessa e l’umanità che segna le pagine di Sola leana. Dove c’è spazio per la realtà e l’irrealtà, insomma, per una donna, giovanissima, che segna con le sue poesie il travaglio di un’anima antica cercando di vivere la modernità, di interpretarla, di stravolgerla addirittura desidera raggiungere “gli astri nascenti”. Un’ambizione non da poco per chi fa un’ammissione molto impegnativa: “Contemplo in silenzio/e giungo fino al calare/della luce rossa”, per veder che cosa? “”Nuovamente il rosa e l’azzurro/spennellano i miei ricordi/nella pace/respiro le brezze balsamiche/dalla pianura fino alle stelle”.
Potrebbe sembrare eccessivamente ambizioso come progetto di vita, ma la letteratura “salva” Siria Piccirillo nel modo più sicuro: “La mano della speranza/mi avvolge il cuore”. Quella speranza che è di una donna animata da molte certezze, ma sempre raccolta in se stessa “Tra i cipressi carichi di assenza” tra i quali “va ergendosi/pulsante/il desiderio della vita”. Come la solitaria leonessa che dal passato è tornata tra noi grazie ai versi di una giovane poetessa incamminata nel raccogliere emozioni per dare un senso a se stessa e alle cose che ama. La poesia innanzitutto.
