• 1 Marzo 2024

La vittoria del terzo scudetto, per la città di Napoli, è stata una finestra aperta su una metropoli troppo spesso etichettata come ‘la carta sporca’ d’Italia. I due scudetti vinti negli anni d’oro di Maradona ( ‘87/’89), non sono state semplici vittorie sportive, per il napoletano, sono state un’  occasione, una possibilità di dire al mondo intero “Noi ci siamo, noi esistiamo”

Con Diego Armando Maradona, questa città, spesso violentata da agguati camorristici, racket e ‘mariulizia’ varia e discriminata soprattutto da pregiudizi, congetture e luoghi comuni, ha avuto l’occasione di gridare all’  Italia, il desiderio di ripulirsi da tutto il marciume che, nel tempo ha inondato, come liquami di fogna,  tutta la città e i suoi abitanti. Essere costretti a vedersi sempre con lo stesso vestito logoro e lurido, imposto dalla opinione pubblica, dalla malavita e dai politicanti di turno, ha creato nel tempo e nell’ animo napoletano una rabbia repressa, una frustrazione profonda e un’ impotenza nel riuscire a dimostrare che Napoli  era anche altro.

Il calcio, con l’arrivo di Maradona, per la città di Partenope divenne  una sorta di cura per un malato cronico, quella medicina miracolosa alla quale aggrapparsi con la speranza di una guarigione prossima. Purtroppo dopo i due scudetti, il Napoli cadde in un baratro sportivo, arrivò per due volte la serie B dal ’98 al 2004 e addirittura la serie C1 dal 2004 al 2006, dopo il fallimento  della società. Il precipizio non si ebbe solo a livello  sportivo ma piombò sui napoletani tutti. L’ identificazione di un intero popolo con uno sport come il calcio, era la dimostrazione di un quadro socio – economico  disperato, con colori di disagi e di disperazione, il tutto incorniciato da un background di indifferenza e di sfruttamento. Dal 2004, per il Napoli sembrò non esserci più possibilità di rinascita; la Società Sportiva Calcio Napoli fu acquisita dal produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis. Da qui, fu tutto in ascesa, non certo con poche critiche nei confronti di ADL, per le sue “ qualità ” di taccagna generosità.

Nell’anno 2007 con la nuova denominazione, la Società Sportiva Calcio Napoli, ritorna in serie A, prima con l’ allenatore Rea, poi con il calcio combattivo di Mazzarri e i suoi guerrieri Spartani, Cavani e Lavezzi, per i tifosi e per tutta la città, ritorna  quell’ “ ammore” che si era assopito come fuoco sotto la cenere.

E il fuoco divenne ardente con l’arrivo di Sarri e con l’eredità di calciatori internazionali lasciata da Benitez, il Napoli calcio divenne la “Grande Bellezza” dei campionati dal 2015 al 2018. Ma il culmine della forza di questa società calcistica si ha avuto con l’era Spalletti – Giuntoli. Questa squadra, rinnovata con Osimhen, il difensore Kim Min Jae, lo sconosciuto  georgiano K’varatskhelia, “monacielli” di magiche ed imprevedibili imprese, porta il Napoli  allo scudetto nel 2023.

Il primato ridà alla città campana una risonanza mondiale, occhi puntati sul folklore, sulla fede calcistica e sul patrimonio culturale dei partenopei, come fenomeno più unico che raro. Lo scudetto restituisce così ai tifosi campani la giusta dignità, un posto di rilievo, un Davide contro Golia del Mezzogiorno che dà  speranza ad altre piccole squadre di altrettante piccole città, di trovarsi una collocazione in una società che molto spesso dimentica le minuscole e fragili realtà.

E arriviamo ad oggi e qui esce fuori la “napolista” che è in me che non la manda a dire a nessuno. Quest’ anno siamo davanti alla disfatta di un Napoli che ha perso la sua memoria.  Un proverbio dice “ ogni  lasciata è persa” e lasciare andare Giuntoli è stata la perdita più importante per la squadra campana, anche perché le redini della situazione, le ha prese De Laurentiis, con la geniale idea di chiamare come allenatore Rudi Garcia che ha semplicemente lasciato in campo un Napoli “figlio” di Spalletti.

Già nella seconda parte dello scorso campionato, questa squadra era un limone spremuto fino all’  ultima goccia, un ciclo incamminato verso la fine, ancor prima della proclamazione ufficiale della conquista dello scudetto. Garcia non è stato altro che il traghettatore di un Napoli verso l’oblio. ADL allora decide  di cambiare allenatore; ritorna dopo 10 anni Mazzarri, anche lui cambiato e più maturo ma meno intraprendente del primo Mazzarri. Cosa porta alla squadra partenopea in poco tempo? Un minimo di gioco certamente, un collante nello spogliatoio che il suo predecessore assolutamente non aveva saputo dare , ma al di fuori di questo, il nuovo allenatore semplicemente è schiavo dell’  impotenza di fronte a più reparti incompleti della formazione partenopea: difesa, centrocampo e attacco, nel pratico metà squadra.

Non si può esimere l’allenatore da gravi cantonate tattiche e la presunzione di Mazzarri l’abbiamo avuta con la partita del Frosinone, nel momento in cui fa un turn over con ben 8 giocatori della panchina. Con tutto il rispetto per ogni giocatore del Napoli, dobbiamo essere onesti nel dire però, che le riserve purtroppo, e ribadisco purtroppo, non hanno il livello di bravura dei titolari! E se i titolari fanno acqua in ogni dove, pensiamo allora qual è il livello della panchina. Che tutto sia saltato, probabilmente per una gestione sbagliata del presidente, nel mettere troppo spesso becco sulla gestione della squadra e troppo poco la mano nelle sue tasche per investire in questo Napoli, che ha dato tutto come gioco e come uomini, lo si vede dal fatto che Osimhen con la partita con il Monza, non è stato in panchina o negli spogliatoi a supportare i suoi compagni, ma è partito per la Nigeria  dieci giorni prima del dovuto per prepararsi per la Coppa d’Africa. Che tristezza!

Troviamo un K’vara non pervenuto, un fenomeno l’anno scorso quanto un anonimo e frustrato giocatore quest’anno. Il Napoli non vince più, ha una media per retrocedere e non facciamo nemmeno l’Europa League. Chiediamo ad ADL: “A che gioco stai giocando? Arriveremo a quota tre con gli allenatori? Quali giocatori puoi acquistare a gennaio? Quelli a parametro zero, quelli che hanno cachet alto ( e questo implica che dovresti aprire il portafoglio) o i soliti ragazzini che paghi pochissimo e che poi te li rivendi dopo qualche anno per fare cassa?”

Vi ricordo, cari amici tifosi napoletani, che a giugno, il capitale della società ammonterà a quasi 200 milioni di euro con le vendite e le plusvalenze! Ammettere le colpe da parte del presidente a dicembre, per me è un grande errore di comunicazione e la spocchia e l’ immodestia di De Laurentiis ha tolto il fervore, la “cazzimma” e la voglia di lottare ad una squadra che, nonostante le tante difficoltà in anni addietro, ha sempre avuto gli attributi per rialzarsi dopo le cadute. E allora dico: ‘scetative uagliù’, fate arrivare  di nuovo  “nu juorno buono” per questa città e per tutti i “napolisti” come me.

Autore

Nata a Solopaca in provincia di Benevento. Da sempre impegnata nel sociale a 360 gradi, appassionata di cinema e di teatro, ha fondato il gruppo teatrale "Ad Majora" per il quale ha scritto nove commedie, di cui sei portate in scena. Ha collaborato con varie associazioni culturali locali come "Associazione non solo anziani" e "Koinè".