• 1 Marzo 2024

Tra i tanti soggetti dell’arte quello per eccellenza è stato senza dubbio il Natale (Natività) che ha ispirato gli artisti sin dagli albori della cristianità.

Le prime raffigurazioni della Natività si trovano già nelle catacombe e sono databili al II e III secolo D.C.

Dal ‘300, poi, con la Natività di Giotto, dipinta sia nella Basilica superiore di Assisi che nella Cappella degli Scrovegni a Padova, si apre un filone seguito dai più grandi artisti di tutti i tempi: Beato Angelico (museo di San Marco – Firenze); Botticelli (National Gallery – Londra); Piero della Francesca (The National Gallery – Londra); Filippo Lippi (Museo di Prato); Ghirlandaio (Basilica di San Trinita, Cappella Sassetti – Firenze); Gentile da Fabriano (Uffizi – Firenze); Masaccio (Musei statali – Berlino); Giorgione (National Gallery of art – Washington); Tiziano (National Gallery – Londra); Perugino (Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia); Caravaggio, ecc.

Giotto nella Natività di Gesù,  della Cappella degli Scrovegni a Padova, racconta la scena con una semplicità unica, certamente ispirata dal poverello d’Assisi, comprensibile ai suoi tempi anche dalle persone più umili. Nel dipinto, dove l’umano incontra il sacro, lo sguardo della Vergine è rivolto amorevolmente al Bambinello, Salvatore del mondo, mentre San Giuseppe riposa in disparte e i pastori guardano in alto il volteggiare degli angeli nell’azzurro del cielo pieni di meraviglia.

Dopo Giotto gli artisti hanno dato libero sfogo alla fantasia ambientando la Natività nei posti più disparati della natura (sui monti, nei boschi, ecc.).

Tra i tanti che hanno trattato con umiltà il tema della Natività c’è senz’altro il Caravaggio.

Nella Natività con i Santi Lorenzo e Francesco dAssisi opera, purtroppo, trafugata nella notte del 17-18 ottobre 1969 e mai più ritrovata, il pittore inserisce personaggi emarginati del popolo che l’artista ben conosceva rendendo la scena di un’umanità che coinvolge.

Nell’Adorazione dei pastori nel museo Nazionale di Messina il Caravaggio inaugura il cosiddetto genere della “Natività povera” che troverà nel ‘600 e per tutto l’arco del ‘700 una grande fortuna. Qui l’artista rappresenta la Vergine, esausta sia dal viaggio che dal parto, sdraiata che tiene in grembo il Bambino dormiente. Di fronte a lei sono San Giuseppe e alcuni pastori e sullo sfondo il bue e l’asinello. I personaggi rappresentati sono presi dalla vita reale e rendono alla perfezione questo grande evento.

Enumerare tutte le raffigurazioni della Natività non è facile.

L’evento del Natale ha cambiato la storia dell’umanità ed ha segnato profondamente tendenze religiose e artistiche. Esso, poi, attraverso i tempi è stato reso magico, sublime con le arti figurative, la poesia, la musica, la letteratura e infine col cinema.

Autore

Nato a Solopaca (BN) 20 dicembre 1948. Diplomatosi nel 1966 all’ Istituto d’arte di Cerreto sannita (sez. ceramica), frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli fino al terzo anno che lascia anzitempo poiché, essendosi nel frattempo abilitato per l’insegnamento di disegno e storia dell’arte, è nominato docente di materie artistiche nella scuola di Belgiojoso (PV). Oltre alla pittura, alla scultura e alla ceramica, dal 1976 si è dedicato alla critica d’ arte e alla storia. Nel 1977 porta alla ribalta due ignorati artisti del ‘700: Decio Frascadore (1691-1772) e Lucantonio D’ Onofrio (1708-1778). Appassionato sempre e profondo conoscitore dei problemi dell’arte, conta al suo attivo numerose pubblicazioni che riguardano l’arte dal periodo gotico al ‘700. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti ha collaborato fra l’altro dal 1980 al 2004 al settimanale beneventano “Messaggio d’ Oggi”