• 1 Marzo 2024
Cultura

Annie Duchesne (successivamente conosciuta col nome Annie Ernaux, in seguito al suo matrimonio con Philippe Ernaux), è una scrittrice francese, autrice di romanzi come  Gli anni, Gli armadi vuoti, La donna gelata, Il posto, Una donna.

Le è stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 2022.

Le sue pubblicazioni sono espressione di una autobiografia senza orpelli, ripulita da quei barocchismi stilistici che, tendono ad esaltare in bene o in male la vita degli autori. 

I suoi romanzi, dai quali Ernaux cerca di trarre una ricostruzione retrospettiva illusoria di sé, sono dei prodotti di utilizzo sociologico e l’ ”Io individualizzato”lascia il posto a una dimensione “ transpersonale” collettiva. Per l’autrice, la scrittura infatti , è un atto politico, attraverso il quale il lettore può essere sensibilizzato su varie questioni di interesse antropologico. 

Ernaux ritorna nell’ Ottobre del 2023 con l’ultimo romanzo  Perdersi (L’Orma editore, pp.247, euro 21,00),, un diario in cui viene raccontata, senza censure, la folle passione della scrittrice per un diplomatico sovietico, il quale viene denominato con la lettera S., vissuta tra il 1988 e il 1990. In ogni pagina di questa narrazione, i corpi dei due amanti, si denudano davanti a quella inibizione che, diventa quasi una protezione in un rapporto occasionale tra due persone sconosciute. In questo storia, la passione, il desiderio di possedersi a vicenda, il delirio del godimento del sesso, si traduce in una morbosa e costante ricerca del corpo, nelle sue parti più nascoste e mai esplorate. 

Questo signor S., molto più giovane della Ernaux, nonostante  sia intellettualmente gretto, con le unghie poco curate, dalle mutande bianche slabbrate e con la sua maglietta della salute, riesce ad accendere l’ardore che brucia la lucidità della donna. Quel lume che si spegne davanti alla ossessiva ricerca di quel corpo virile, dal sesso turgido che riesce a darle così tanto piacere e anche tanto dolore nel momento del distacco. 

Questo  uomo poco avvezzo alla gentilezza, usa il corpo della Ernaux come contenitore nel quale sgorgare il culmine del suo arido atto sessuale. Privo di empatia, ripiegato nel suo egocentrismo più efferato, volge lo sguardo altrove, non percependo il soffocato dolore della sua amante che, perisce giorno dopo giorno in quel folle desiderio. Un vita giornaliera in un costante loop; l’autrice di questo diario, si discosta dal suo lavoro, dalla sua esistenza, dalla sua identità, perdendo se stessa, senza più riconoscersi. 

Ha bisogno di sentirsi viva? Ha bisogno di colmare vuoti interiori, quei buchi neri che ha dovuto affrontare nel ’58 e nel 63? I suoi sensi di colpa per aver odiato le sue radici, umili, fatta di gente comune, di credenze popolari e di “ignoranza proletaria”, così distante dalla sua amata borghesia, porta la protagonista di questo diario a punirsi, inconsciamente, sottoponendosi a relazioni che tendono a distruggerla o forse è lei stessa che ha bisogno  di demolire questi rapporti. 

Lei attaccata ad un telefono, senza respirare, cercando di captarne il più insonorizzato trillo, si consuma per un amore non corrisposto, si dilania per un uomo che non la considera. La sua unica consolazione sono quelle ore in cui sesso sfrenato e sodomia, riescono a darle pace con se stessa. 

Le mani tozze del funzionario russo, scorrono quasi raspando la pelle della donna, esplorando il “delta di Venere” con poca delicatezza e senza riguardo, salendo poi con ansimante turbamento verso i seni della Ernaux, violandoli con la sua bestiale brama, godendo di quel corpo. Per entrambi, gli animaleschi e ansanti gemiti li rendono simili, nessuna distinzione di cultura, di status sociale o di lingua; nulla può renderli diversi in quel “turbinio” di sensualità. 

L’attesa che lui ritorni, la immobilizza nel costante tormento, anestetizzandola in una sofferenza eterna. Una legge del contrappasso che la condanna a quel dolore che, diventerà un’ abitudine e  porterà la scrittrice alla fase della separazione. Un distacco dalla Ernaux dissennata, da quella forsennata attrazione. Prendersi per perdersi, aspettando che S. ritorni e nel vuoto di quell’amore ritrovare finalmente se stessa.

Autore

Nata a Solopaca in provincia di Benevento. Da sempre impegnata nel sociale a 360 gradi, appassionata di cinema e di teatro, ha fondato il gruppo teatrale "Ad Majora" per il quale ha scritto nove commedie, di cui sei portate in scena. Ha collaborato con varie associazioni culturali locali come "Associazione non solo anziani" e "Koinè".