• 19 Aprile 2024

Tra i tanti pittori che operarono nella Valle Telesina, tra Barocco e Roccocò, molti furono locali.

Completamente ignorati, hanno avuto poca fortuna critica, ma su di loro si va facendo lentamente luce anche se con molta difficoltà.

Nel campo della pittura locale peserà sempre il ritardo degli studi, poiché tante opere non sono più presenti in loco.

Tra gli artisti spicca Michele Foschini, che insieme a De Mura, Rossi, Giaquinto, Di Maio, Fischetti, Bonito e tanti altri, fu allievo di Francesco Solimena (1657-1747).

Il Foschini nacque a Guardia Sanframondi il 14 settembre 1711 e morì a Napoli nel 1770.

All’età di 11 anni, venne condotto nella capitale per studiare latino, logica e matematica.

Date le sue spiccate doti per il disegno, poco più che sedicenne, venne affidato al pittore Niccolò Maria Rossi, senza peraltro abbandonare gli studi che aveva intrapreso. Successivamente, su interessamento del Rossi, entrò nello studio del Solimena, dove ebbe modo di perfezionare la tecnica del colore. Il Solimena resosi subito conto del suo talento gli affidò ben presto la riproduzione di alcune sue opere richieste dalla principessa di Geraci.

La prima importante commissione, comunque, fu l’esecuzione di una tela per la Cattedrale di Nusco con La Vergine del Carmine, S. Filippo Neri e S. Pasquale Baylonne.

L’opera riscosse tanto successo che più tardi dovette farne una replica per la chiesa dell’Annunziata di Barletta.

Nel 1729 eseguì diversi affreschi e un dipinto ad olio per la chiesa dei Padri Francescani del suo paese, andati poi perduti.

In questo periodo eseguì per i Piccirillo, suoi compaesani, il ritratto di Don Pasquale Piccirillo, 4 dipinti su rame, di piccolo formato, con Le Quattro Stagioni e ancora La Fuga in Egitto. Quest’ultima opera è stata battuta all’asta dalla Blindarte di Napoli il 17 dicembre 2006, mentre le altre opere dovrebbero trovarsi presso i discendenti.

Sempre nel 1729, può essere datata la tela di una collezione privata con S. Filippo Neri.

La figura del santo, grazie ad un sapiente contrasto coloristico tra il fondo scuro e l’incarnato giocato su tonalità brune, si staglia in un misurato atteggiamento. Dal suo volto, rapito in estasi, affiora un ineguagliabile studio psicologico.

Al 1734 datavano diversi dipinti della chiesa di San Gaudioso, perduti, purtroppo, nel 1799 allorquando i francesi appiccarono il fuoco sia alla chiesa che al convento.

Dal vescovo di Cerreto Sannita, nel 1748 gli venne commissionata una tela di vaste dimensioni e ciò testimonia la notorietà e il prestigio di cui il pittore godeva. La tela, rappresentante La Trinità con lImmacolata, campeggia sull’altare maggiore ed è di grande effetto scenografico. L’ardita composizione, il perfetto modellato e il colore squillante ne fanno un vero capolavoro.

Oltre che in Guardia Sanframondi, Cerreto Sannita, Frasso Telesino e altri centri del Sannio, la gran parte del Foschini si concentra nelle chiese napoletane di Suor Orsola Benincasa, San Paolo Maggiore, Santa Maria della Pace.

Non va dimenticato poi, che nel Duomo di Napoli, si conservano tre tele: due nella cappella del Crocifisso e una in quella dei Caracciolo.

E ancora: che lavorò sia per la reggia di Portici che in quella di Caserta. In quest’ultima, nella sala delle dame di corte, sono Le Quattro Stagioni.

Del pittore non vanno trascurate l’opera grafica, da cui vennero tratte numerose incisioni, nè quella poetica, dovute certamente alla sua formazione umanistica.

Suoi componimenti vennero pubblicati nel corso del ‘700 in occasione di imenei illustri, come quello tra Michele dei Medici, principe di Ottaviano e Carmela Filomarino della Rocca o di eventi straordinari come la conquista del Regno di Napoli da parte di Carlo III di Borbone.

Michele Foschini resta un impeccabile seguace del Solimena, ne rielabora però, con una tecnica raffinata e in maniera geniale, il repertorio barocco, sempre attento a cogliere i più svariati aspetti della cultura pittorica napoletana che tra ‘600 e ‘700 visse una intensa e ineguagliabile stagione artistica.

Autore

Nato a Solopaca (BN) 20 dicembre 1948. Diplomatosi nel 1966 all’ Istituto d’arte di Cerreto sannita (sez. ceramica), frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli fino al terzo anno che lascia anzitempo poiché, essendosi nel frattempo abilitato per l’insegnamento di disegno e storia dell’arte, è nominato docente di materie artistiche nella scuola di Belgiojoso (PV). Oltre alla pittura, alla scultura e alla ceramica, dal 1976 si è dedicato alla critica d’ arte e alla storia. Nel 1977 porta alla ribalta due ignorati artisti del ‘700: Decio Frascadore (1691-1772) e Lucantonio D’ Onofrio (1708-1778). Appassionato sempre e profondo conoscitore dei problemi dell’arte, conta al suo attivo numerose pubblicazioni che riguardano l’arte dal periodo gotico al ‘700. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti ha collaborato fra l’altro dal 1980 al 2004 al settimanale beneventano “Messaggio d’ Oggi”