• 22 Luglio 2024

Paolo De Matteis è una figura di spicco del barocco napoletano, nato a Piano Vetrale nel Cilento il 9 febbraio 1662 e morto a Napoli il 26 luglio 1728. La sua formazione artistica inizia a Napoli sotto la guida di Francesco Di Maria e Luca Giordano, il cui stile influenza notevolmente il suo lavoro. De Matteis si distingue per la sua abilità nel combinare il naturalismo con l’idealizzazione, creando opere caratterizzate da vivacità cromatica e delicatezza di tratto.

Durante la sua carriera, De Matteis lavora in vari paesi, tra cui Francia, Austria, Spagna e Inghilterra. Tra il 1703 e il 1705 opera a Parigi sotto la protezione di Luigi XIV. Tra il 1711 e il 1713 si trova in Puglia, dove affresca diverse chiese. Dopo aver lavorato a Roma su commissione di papa Innocenzo XIII, ritorna a Napoli per decorare numerose chiese, tra cui la Cappella di Sant’Ignazio nella Chiesa del Gesù Nuovo.

Uno dei lavori più importanti di Paolo De Matteis si trova nella Chiesa di San Sebastiano a Guardia Sanframondi, una cittadina in provincia di Benevento. Questa chiesa, già rilevante per la sua architettura religiosa, acquisisce un valore artistico ulteriore grazie agli affreschi realizzati dal maestro napoletano. Gli affreschi di De Matteis non solo arricchiscono la chiesa dal punto di vista decorativo, ma contribuiscono a creare un ambiente che eleva spiritualmente i visitatori attraverso una rappresentazione visiva vibrante e dettagliata della santità.

Gli affreschi della volta rappresentano uno dei capolavori di Paolo De Matteis. La scena centrale raffigura il “Martirio di San Sebastiano”, un’opera che si distingue per le sue figure dinamiche e i forti contrasti chiaroscurali. Questi elementi dimostrano la padronanza del pittore nel creare composizioni complesse e ricche di movimento. Le figure del martirio sono rappresentate in pose drammatiche e realistiche, catturando il momento di sofferenza del santo con un’intensità che coinvolge lo spettatore. La composizione è ulteriormente arricchita da un gioco di luci e ombre che dà profondità e vitalità alla scena.

Intorno alla scena principale, una serie di riquadri minori narra episodi della vita di San Sebastiano e allegorie cristiane. Questi riquadri sono incorniciati da elementi architettonici dipinti che espandono visivamente lo spazio reale della volta, creando l’illusione di un’architettura continua che integra perfettamente l’arte con la struttura fisica della chiesa.

Un altro affresco significativo realizzato da De Matteis è la “Gloria di San Sebastiano”. In questa opera, il santo è rappresentato in un trionfo celeste, circondato da angeli e santi. La rappresentazione della gloria celeste è un tema ricorrente nel barocco, utilizzato per esaltare la santità e la beatitudine eterna. De Matteis rende questo tema con una leggerezza e luminosità che conferiscono all’opera una dimensione quasi eterea. La figura di San Sebastiano è rappresentata con una serenità e un’illuminazione che suggeriscono la sua ascensione al paradiso, mentre gli angeli e i santi intorno a lui partecipano alla celebrazione celeste con espressioni di gioia e devozione.

La decorazione della chiesa non si limita alla volta. Anche le pareti laterali e la zona dell’altare sono arricchite da tele e affreschi che continuano il racconto delle storie sacre e delle vite dei santi. Queste opere aggiuntive dimostrano ulteriormente l’abilità di De Matteis nel creare un ambiente sacro completo e coeso.

Le pareti laterali della chiesa sono adornate con tele che rappresentano vari episodi della vita dei santi, ciascuna con una composizione dettagliata e una vivida espressività delle figure. Le scene sono caratterizzate da un uso sapiente del colore e della luce, che conferisce profondità e realismo alle rappresentazioni. Le figure dipinte da De Matteis mostrano una grande raffinatezza nei dettagli e un’espressività che cattura l’attenzione dello spettatore, coinvolgendolo emotivamente nelle storie sacre.

Nella zona dell’altare, De Matteis ha realizzato ulteriori affreschi che completano la narrazione visuale della chiesa. Questi affreschi sono particolarmente significativi per la loro posizione centrale e per il ruolo che giocano nell’esaltare la sacralità dello spazio dell’altare. Le scene rappresentate in questa area sono spesso incentrate su momenti di grande importanza religiosa, come la vita di Cristo e dei santi, e sono caratterizzate da una composizione armoniosa e una grande attenzione ai dettagli.

Gli affreschi di De Matteis nella Chiesa di San Sebastiano sono stati oggetto di studi e restauri che ne hanno preservato l’integrità e valorizzato l’importanza storico-artistica. Questi lavori si inseriscono nel contesto più ampio delle decorazioni barocche del Sannio, contribuendo a delineare il quadro della diffusione del barocco napoletano nella regione. Paolo De Matteis è una figura chiave per comprendere l’evoluzione del barocco napoletano e la sua influenza in Italia e all’estero. Le sue opere a Guardia Sanframondi, specialmente gli affreschi nella Chiesa di San Sebastiano, testimoniano il suo talento e la sua capacità di dialogare con lo spazio sacro, creando opere di grande impatto visivo e spirituale. La sua produzione artistica, caratterizzata da ricchezza decorativa e profondità espressiva, lo consacra come uno dei protagonisti indiscussi del barocco italiano.

Autore

Nato a Solopaca (BN) 20 dicembre 1948. Diplomatosi nel 1966 all’ Istituto d’arte di Cerreto sannita (sez. ceramica), frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli fino al terzo anno che lascia anzitempo poiché, essendosi nel frattempo abilitato per l’insegnamento di disegno e storia dell’arte, è nominato docente di materie artistiche nella scuola di Belgiojoso (PV). Oltre alla pittura, alla scultura e alla ceramica, dal 1976 si è dedicato alla critica d’ arte e alla storia. Nel 1977 porta alla ribalta due ignorati artisti del ‘700: Decio Frascadore (1691-1772) e Lucantonio D’ Onofrio (1708-1778). Appassionato sempre e profondo conoscitore dei problemi dell’arte, conta al suo attivo numerose pubblicazioni che riguardano l’arte dal periodo gotico al ‘700. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti ha collaborato fra l’altro dal 1980 al 2004 al settimanale beneventano “Messaggio d’ Oggi”