• 16 Gennaio 2026
Ambiente

In Campania c’è un piccolo fiume che detiene da anni la nomea di un triste e vergognoso primato, quello di essere il fiume più inquinato d’Europa, insieme ai suoi torrenti Cavaiola e Solofrana, nonostante le segnalazioni e proteste di tanti ambientalisti e gente comune. Il suo nome, secondo alcuni fonti,   deriverebbe dal monte Saro, per altri invece , dal popolo dei Sarrasti, che secondo la tradizione abitava in Campania prima ancora degli etruschi.  Lungo appena 24 km,attraversa ben tre province (Salerno, Napoli e Avellino)toccando 39 comuni differenti, costeggia anche i Monti Lattari, sfociando definitivamente nel Mar Tirreno in corrispondenza dello scoglio di Rovigliano, nel golfo di Napoli. La sua conformazione, inoltre , ha subito nei secoli diversi stravolgimenti anche a causa delle eruzioni del Vesuvio e alcuni suoi detriti hanno deviato il corso del fiume. Eppure una volta era navigabile e persino abbastanza pescoso, citato in opere di poeti e scrittori. Fin dal Medioevo, veniva utilizzato oltre che per la pesca, anche per l’irrigazione dei campi contigui, per il trasporto delle merci e per il funzionamento di vari mulini, distribuiti lungo il suo corso. Da un punto di vista economico, un’attività abbastanza redditizia fu la coltivazione della canapa, nelle “fusare”, bacini artificiali ottenuti con l’acqua del fiume.

Il Sarno si avvia al mare con una pendenza molto piccola, per cui tende ad accumulare facilmente sedimenti, quindi potrebbe esondare. Allora le istituzioni medievali non solo di Sarno, ma anche di università vicine, si adoperavano per la pulizia del suo fondo e la rimozione della “moglia”, la vegetazione che cresceva lungo i suoi argini. Il metodo era piuttosto grezzo, ma efficace. Si facevano scendere nelle sue acque una quarantina di bufale, che, agitando con gli zoccoli il limo sabbioso del fondo, ne facilitavano il trasporto verso la foce da parte della corrente.

Attualmente la situazione del fiume è drasticamente cambiata rispetto al passato, non più un Dio, simbolo di prosperità e abbondanza, con immagini che ritraevano con anfore traboccanti d’acqua o foglie di papiro, ad una situazione attuale di forte inquinamento, le cui cause principali sono legati fondamentalmente a tre motivi principali: Agricoltura, con utilizzo notevole di pesticidi; lo sviluppo delle Industrie, soprattutto di lavorazione del pomodoro e concerie; sversamenti massicci di rifiuti antropici e fognari non depurati.

Per vari decenni, grandi quantità di liquami, plastica, legna ed altri inquinanti, vengono trasportati lungo le coste del Golfo di Napoli dalle correnti marine.

Il fiume da vari decenni ha perso ogni forma di vita, non è più adatto alla coltivazione dei campi ed emana miasmi nocivi. Questi fattori, con la contaminazione di falde acquifere, influiscono in modo assai negativo sulla salute pubblica sulla popolazione locale, di altissima densità (in 41 comuni), con rilevanti tassi di malattie respiratorie e tumori. Che fare?

A partire dal ministero dell’ambiente, presieduta da Edo Ronchi, (1996-2000) furono realizzati sei depuratori, posti nell’alto, nel medio corso e alla foce, non tutti funzionanti al meglio. Inoltre ci sono 14 centraline per controllare i livelli di inquinamento e possibili inondazioni. La situazione, per quanto grave, è in parte migliorata, tanto che si è avuta la balneabilità di alcune zone costiere vesuviane. Oltre ai fondamentali interventi istituzionali, resta anche importante il senso di responsabilità della gente: il fiume è un bene comune che dev’essere salvaguardato e curato da tutti. In questa direzione, è stata creata una “Carta dei valori in difesa del fiume Sarno”, cui partecipano 23 comuni.

Autore

Dante Iagrossi, nato il 4/4/1955 a Caiazzo ed ivi residente, dopo la laurea in Fisica, ha insegnato Matematica e Scienze alle Scuole Medie per molti anni. Adesso si trova in pensione. Dopo aver partecipato con successo a vari concorsi letterari di poesie, racconti e saggi brevi, ha iniziato a scrivere diversi articoli scientifici divulgativi, molti pubblicati nel blog “Wiki Magazine Italia”, creato da Natale Seremia, e in “Scienze della Natura” del prof. Carmine De Fusco. Di recente, dopo alcuni libretti di poesie, ha pubblicato un libro sulle molteplici capacità degli animali: “Cervello di corvo, cuore di elefante”( Ikone ed.). Ha anche esposto varie presentazioni digitali, su piante ed animali, nelle Unitré di Alife e Caserta.