• 16 Gennaio 2026
Ambiente

Il Volturno, con i suoi 175 km, è il fiume più lungo del Meridione. Dotato di un bacino di circa 5.550 km quadri, ha una portata che dal minimo di agosto, 31 m cubi, arriva ai quasi 300 di dicembre. Nato in Molise, nei pressi di Rocchetta e Croce (Is) si snoda con un percorso sinuoso (da cui il nome) nel Casertano e Beneventano, per poi sfociare nel Tirreno, in località Castel Volturno.

Nell’antichità, era ben noto e riportato in scritti di vari autori, soprattutto per l’irruenza delle sue acque nelle piene: venne infatti denominato “rapax” e “celer”. Allora Domiziano fece costruire argini, per evitare che invadesse le campagne attorno. Capua era un importante porto fluviale, collegato al Tirreno e ad altre città costiere. Presso il suo corso, oltre all’abbazia di San Vincenzo al Volturno, sede di un importante complesso monastico, sorsero vari paesi: Castelnuovo, Cerro e Colli al Volturno.   Presso le sue sponde furono  combattute varie battaglie, tra cui quella del 554, tra l’esercito romano d’Oriente, capeggiato da Narsete, e una lega costituita da Franche ed Alemanni. Da parte dei Franchi, ci fu  un attacco diretto e centrale, ma essi vennero sconfitti in modo netto dalla cavalleria bizantina.

Poi nel 1860 avvenne la battaglia decisiva, in più giorni, della Spedizione dei Mille tra l’esercito di Garibaldi e quello borbonico di Francesco II: l’esercito garibaldino, con i regolari Sardi, era di circa 24.000 persone, riuscì a bloccare quello borbonico, con mercenari sui 25.000. Infine, quella tra americani e tedeschi, nel secondo conflitto mondiale (11-16 ottobre 1943). Le truppe alleate, in gran parte statunitensi, attraversarono il fiume, superando le difese tedesche, portandosi verso la linea Gustav, preparandosi allo scontro di Cassino.

Le piante e gli alberi più diffusi sulle sue rive sono la canna di palude, il pioppo ed il salice, sia bianco che rosso. Soprattutto nella parte superiore del suo corso (Oasi “Le Mortine” di Venafro) si trovano vari animali: uccelli (airone bianco, germano reale, tuffetto e svasso maggiore) e rettili (biscia d’acqua e ramarro). I pesci tipici sono il barbo campano, il cobite del Volturno , l’alborella meridionale e tre specie di trote (fario, iridea e macrostigma), ma non nel corso successivo.

Nel tratto iniziale, a carattere torrenziale, il Volturno si presenta limpido e pulito, invece in quello medio inizia a sporcarsi e già a Capua risulta assai inquinato, per vari motivi. Scarichi di industrie chimiche e zootecniche, fogne di stabilimenti illegali, agricoltura intensiva con usi rilevanti di erbicidi e fertilizzanti, impianti estrattivi di ghiaia e di sabbia, discariche abusive. Nella parte finale si può considerare ormai biologicamente morto, con organismi tipici di acque fecali. In particolare i residui industriali apportano quantità rilevanti di metalli pesanti, come Piombo, Zinco, Rame, Mercurio, persino Argento ed Oro, oltre a sostanze organiche (IPA, PCB).

 Il fiume una volta era ricco di pesci e forniva un certo contributo economico ai molti pescatori che lo frequentavano. Sono stati prelevati di recente vari esemplari con escrescenze tumorali.Infatti, sia i metalli che le sostanze organiche possono causare cancri: in particolare, gli idrocarburi che mutano la composizione del DNA dei viventi, ma anche fitofarmaci (e certi altri farmaci). Si sono riscontrate anche alterazioni di esoscheletri di crostacei, dei cicli vitali dei vari organismi e, in generale, perdita di biodiversità In colonie estive, e non solo, era adatto alla balneazione, invece adesso non più. Le sue acque non possono neanche più prestarsi alla irrigazione dei campi agricoli contigui. Negli ultimi decenni, inoltre, si sono verificate varie piene, che hanno sparso molti frammenti di plastica abbandonati sugli argini del fiume.

Innanzitutto i depuratori comunali e quelli industriali dovrebbero essere funzionali ed occorrerebbe contrastare gli sversamenti abusivi con maggiore sorveglianza, anche notturna. Le sponde in certe zone andrebbero ripopolate di vegetazione, sia per alimentare la fauna sia per diminuire l’erosione. L’agricoltura locale potrebbe usufruire della lotta biologica e gli stessi rifiuti urbani dovrebbero essere gestiti in modo adeguato. I gruppi di volontari potrebbero eseguire periodicamente la pulizia degli argini, con opportune campagne di sensibilizzazione, rivolte sia a studenti che ad adulti.

Autore

Dante Iagrossi, nato il 4/4/1955 a Caiazzo ed ivi residente, dopo la laurea in Fisica, ha insegnato Matematica e Scienze alle Scuole Medie per molti anni. Adesso si trova in pensione. Dopo aver partecipato con successo a vari concorsi letterari di poesie, racconti e saggi brevi, ha iniziato a scrivere diversi articoli scientifici divulgativi, molti pubblicati nel blog “Wiki Magazine Italia”, creato da Natale Seremia, e in “Scienze della Natura” del prof. Carmine De Fusco. Di recente, dopo alcuni libretti di poesie, ha pubblicato un libro sulle molteplici capacità degli animali: “Cervello di corvo, cuore di elefante”( Ikone ed.). Ha anche esposto varie presentazioni digitali, su piante ed animali, nelle Unitré di Alife e Caserta.