• 22 Luglio 2026
Alimentazione

Questo piatto nasce dalla fusione di due culture: quella dei pescatori di Cetara (famosi per le alici salate e la colatura di alici) e quella dei contadini della Costiera Amalfitana . Il nome “conventuale” deriva dalla tradizione monacale: nel Medioevo, i monaci della zona perfezionarono le tecniche di conservazione delle alici sotto sale, creando un prodotto che oggi è un’eccellenza tutelata . Era un piatto della “cucina povera” che univa i prodotti del mare con quelli della terra (noci di Sorrento e pecorino del Cilento), servito spesso nella vigilia di Natale come eccezione al regime alimentare vegetariano dei contadini .

Come sempre vi lascio la mia versione :

Spaghetti Artigianali Setaccio in salsa di noci,alici e pecorino.ingredienti per 4 persone:

400g spaghetti ruvidi;

200 g di noci tritate grossolanamente;

4 alici dissalate;

80 g pecorino romano grattugiato;

3 gambi di prezzemolo;

1 spicchio d’aglio tritato;

4 cucchiai di olio extravergine di oliva.

Procedimento

Questo piatto è velocissimo e facile.

Intanto mettiamo una pentola con 4 litri di acqua calda e 30 g di sale a su un fornello acceso in attesa che raggiunga il bollore per poter successivamente calare gli spaghetti.

Prepariamo il condimento….

In una padella versiamo tutto l’ olio lasciamo scaldare leggermente e uniamo l’aglio tritato,le acciughe e i Gambi di prezzemolo, lasciamo consumare i filetti di acciuga poi le noci tritate grossolanamente,rosolare qualche minuto e bagniamo con un mestolo di acqua di cottura dell’ acqua dove cuociamo la pasta.A bollore raggiunto caliamo gli spaghetti, cuociamo fino a 2 minuti prima della  cottura dichiarata sulla confezione della pasta,poi scolateli leggermente acquosi e rifiniamo in padella fino a che non si formi la famosa cremina.

Poi lontano dalla fiamma aggiungiamo il pecorino ancora qualche salto e serviamo subito.

Autore

Nasce in provincia di Napoli nel 1966, fin da bambino ha avuto un debole per la cucina. Appena quindicenne frequenta le cucine di alcuni ristoranti del Vesuviano. Quando arriva il diploma inizia a viaggiare per conoscere e apprendere le cucine regionali, passione che tuttora coltiva, è molto legato alla tradizione, disponibile all'innovazione. I suoi piatti sembrano quadri, hanno una bellezza cromatica accattivante, i colori "vivi" rappresentano per lui la vita. La sua cucina risente molto degli influssi che arrivano da quasi tutta la penisola, è follemente attratto dalla cucina Campana, il suo primo amore. Tutte le sue ricette hanno vita propria, rappresentano istantanee dei momenti politici ed economici degli anni trascorsi, che fanno parte della nostra memoria. Negli anni passati è stato insignito del di diploma di Chef piccante dell'Accademia nazionale del Peperoncino. Recentemente è stato premiato dalla Pro Loco di Vieste come ambasciatore della cucina italiana