• 29 Febbraio 2024
Itinerari

Il Sannio è una regione storica e geografica dell’Italia meridionale, che comprende parte delle attuali regioni di Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata. Il suo nome deriva dal popolo dei Sanniti, che abitò queste terre tra il VII e il I secolo a.C., e che si distinse per la sua fierezza e la sua resistenza contro i Romani. Il Sannio ha una ricca e variegata storia, che ha visto il susseguirsi di diverse dominazioni e culture, tra cui quella romana, longobarda, normanna, sveva, angioina, aragonese, borbonica e napoleonica. Il Sannio ha anche una forte identità culturale, che si esprime nella lingua, nelle tradizioni, nell’arte, nella gastronomia e nel folklore.

Benevento è considerata la capitale del Sannio, in quanto è il centro principale e il punto di riferimento della regione. Benevento ha origini antichissime, e fu fondata dai Sanniti con il nome di Maleventum. Fu poi conquistata dai Romani, che la ribattezzarono Beneventum, e ne fecero una città fiorente e prospera, arricchita da monumenti e opere pubbliche, tra cui l’Arco di Traiano, il Teatro Romano e il Ponte Leproso.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, Benevento fu sede di un importante ducato longobardo, che si estendeva su gran parte del Sannio e che resistette alle invasioni dei Franchi e dei Bizantini. Il ducato di Benevento fu poi elevato a principato, e fu governato da diverse dinastie, tra cui quella normanna, sveva e angioina. Nel 1053, Benevento fu donata al Papa da Enrico III, e divenne una città pontificia, che mantenne tale status fino all’Unità d’Italia. Benevento è una città ricca di testimonianze storiche e artistiche, che spaziano dall’epoca sannitica a quella contemporanea, e che ne fanno una meta di grande interesse culturale. Tra le sue attrazioni più famose, si possono citare la Chiesa di Santa Sofia, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, il Museo del Sannio, che conserva reperti archeologici e opere d’arte, il Castello dei Rettori, che domina la città dall’alto, e il Convento di San Pasquale, che ospita il Santuario di San Pio da Pietrelcina.

Il Matese è il simbolo del Sannio vasto, ben oltre il cosiddetto Sannio Beneventano, in  quanto è il massiccio montuoso che caratterizza il paesaggio e il clima della regione, di fronte al quale si erge la catena del Taburno: insieme delimitano e definiscono la cosiddetta Valle Telesina. Il Matese si estende tra le province di Caserta, Benevento, Campobasso e Isernia, e raggiunge la sua altezza massima con il Monte Miletto, che misura 2050 metri. Il Matese è un territorio ricco di biodiversità, che ospita diverse specie animali e vegetali, tra cui il lupo appenninico, il camoscio d’Abruzzo, il falco pellegrino, il faggio, l’abete bianco e il giglio rosso. Il Matese è anche un territorio ricco di risorse idriche, che alimentano numerosi fiumi, laghi e sorgenti, tra cui il Volturno, il Biferno, il Lago del Matese e le Sorgenti del Lete. Il Matese è infine un territorio ricco di storia e di cultura, che conserva le tracce delle antiche popolazioni che lo abitarono, tra cui i Sanniti, i Romani, i Longobardi, i Normanni e i Borboni. Tra i suoi luoghi di interesse, si possono citare il Parco Regionale del Matese, che offre percorsi naturalistici e sportivi, il Santuario della Madonna dell’Addolorata di Castelpetroso, che è meta di pellegrinaggi e devozione, il Borgo Medievale di Castello del Matese, che conserva le vestigia di un antico castello, e il Museo della Civiltà Contadina di San Potito Sannitico, che raccoglie testimonianze della vita e delle tradizioni rurali.

Il Volturno e il Calore sono i due principali fiumi che attraversano il Sannio, e hanno una grande importanza sia dal punto di vista ambientale che storico. Il Volturno è il più lungo fiume del sud Italia, con una lunghezza di 175 km e una portata media di 70 m3/s. Il Calore è il suo principale affluente, con una lunghezza di 118 km e una portata media di 25 m3/s. I due fiumi formano un ampio bacino idrografico, che si estende per circa 5500 km2, e che comprende le province di Caserta, Benevento, Campobasso, Isernia e Napoli.

Il Volturno nasce dal Monte Miletto, nel massiccio del Matese, a 1800 metri di altitudine, e scorre verso sud-ovest, attraversando le valli del Matese e del Volturno. Il fiume riceve numerosi affluenti, tra cui il Titerno, il Tammaro, il Calore, il Regi Lagni e il Savone. Il fiume sfocia nel Mar Tirreno, presso Castel Volturno, formando un ampio delta, che ospita una ricca biodiversità e una zona umida di interesse internazionale. Il fiume è sfruttato per la produzione di energia idroelettrica, l’irrigazione, la pesca e il turismo. Il fiume è anche soggetto a fenomeni di inquinamento, di erosione e di alluvioni, che richiedono interventi di tutela e di prevenzione.

Il Calore nasce dal Monte Pizzuto, nel massiccio del Taburno, a 1390 metri di altitudine, e scorre verso nord-est, attraversando le valli del Taburno e del Calore. Il fiume riceve numerosi affluenti, tra cui il Sabato, il Tesa, il Fortore e il Tammaro. Il fiume confluisce nel Volturno, presso Caiazzo, formando un’ampia conca fluviale, che è caratterizzata da una notevole varietà di ambienti e di specie. Il fiume è sfruttato per la produzione di energia idroelettrica, l’irrigazione, la pesca e il turismo. Il fiume è anche soggetto a fenomeni di inquinamento, di erosione e di alluvioni, che richiedono interventi di tutela e di prevenzione.

Il Volturno e il Calore sono stati testimoni di diverse vicende storiche e leggendarie, che hanno segnato il destino del Sannio e dell’Italia. Tra queste, si possono ricordare la battaglia delle Forche Caudine, la battaglia del Volturno e il mito di Alfi e Alfia.

La battaglia delle Forche Caudine avvenne nel 321 a.C., in cui i Sanniti, guidati da Gaio Ponzio, sconfissero e umiliarono i Romani, costringendoli a passare sotto il giogo, un arco formato da lance, simbolo di schiavitù. La battaglia si svolse in una stretta gola tra due monti, chiamata Forche Caudine, situata tra i fiumi Calore e Isclero, nei pressi di Montesarchio. La battaglia fu una delle più gravi sconfitte subite dai Romani nella loro storia, e fu una delle più gloriose vittorie ottenute dai Sanniti nella loro resistenza contro i Romani.

Nella battaglia del Volturno, avvenuta nel 1860, le truppe garibaldine, guidate da Giuseppe Garibaldi, sconfissero l’esercito borbonico, guidato da Francesco II, aprendo la strada alla conquista del Regno delle Due Sicilie e all’Unità d’Italia. La battaglia si svolse lungo le rive del Volturno, tra le città di Capua e Caserta, e fu una delle più sanguinose e decisive della spedizione dei Mille. La battaglia fu anche il primo scontro tra le truppe regolari italiane, composte da piemontesi e garibaldini, e le truppe regolari borboniche, che si battevano per difendere il loro regno. La battaglia fu vinta dai garibaldini, grazie alla loro superiorità numerica, alla loro determinazione e al loro spirito patriottico. La battaglia fu anche l’occasione per la celebre frase di Garibaldi: “Qui si fa l’Italia o si muore”.

Il mito di Alfi e Alfia è una leggenda popolare che narra la tragica storia di due giovani amanti, che si gettarono nelle acque del Calore per sfuggire alla tirannia del padre di lei, che voleva impedire il loro matrimonio. La leggenda si svolge a Benevento, tra il Ponte Leproso e il Ponte della Maddalena, dove i due fiumi si incontrano. La leggenda dice che i due amanti si trasformarono in due pesci, che ancora oggi si possono vedere nuotare insieme nel fiume. La leggenda è stata tramandata oralmente per secoli, e ha ispirato diversi poeti e scrittori, tra cui Giuseppe Bovio, che le dedicò una poesia.

Il Volturno e il Calore quindi non sono solo importanti dal punto di vista ambientale e storico, ma sono anche fonte di miti, leggende e curiosità, che arricchiscono il patrimonio culturale del Sannio.

Nel mito di Volturno, il dio fluviale che era venerato dagli Etruschi e poi dai Romani, come protettore delle terre e dei confini del Sannio, si diceva che esso avesse il potere di rendere fertili le campagne con le sue acque, e di respingere i nemici con le sue piene. Il suo culto era celebrato con feste e sacrifici, e il suo nome era invocato nelle preghiere e nelle formule magiche. Il suo simbolo era una testa di toro, che richiamava la forza e la fecondità. Il suo tempio più famoso era situato a Sinuessa, dove si trovava anche una fonte termale dedicata al dio.

Catone il Censore usò un fico proveniente dal Sannio per convincere il Senato romano a dichiarare guerra a Cartagine, nella terza guerra punica. Catone, infatti, portò nella Curia un fico fresco, raccolto a Cartagine solo tre giorni prima, e lo mostrò ai senatori, chiedendo loro quando, a loro parere, quel frutto fosse stato raccolto dall’albero. Avendo tutti constatato che era fresco, rivelò come esso fosse stato raccolto a Cartagine solo tre giorni prima, a dimostrazione di quanto il nemico fosse vicino alle loro mura. Da lì, la decisione di intraprendere la guerra, che portò alla distruzione di Cartagine.

In conclusione, il Sannio è una regione geografica che si estende su una vasta area dell’Italia meridionale, compresa tra le regioni di Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata. Il Sannio ha una conformazione prevalentemente montuosa e collinare, caratterizzata dalla presenza di diverse catene appenniniche, tra cui il Matese, il Taburno, il Terminio, il Cervialto e il Pollino. Il Sannio è anche attraversato da numerosi fiumi, tra cui il Volturno, il Calore, il Fortore, il Sele e il Sinni. Il Sannio ha una grande varietà di paesaggi e di ecosistemi, che vanno dalle zone boschive e verdi delle montagne, alle zone aride e rocciose delle colline, alle zone umide e paludose delle pianure. Il Sannio ha anche una ricca biodiversità, che ospita diverse specie animali e vegetali, alcune delle quali endemiche o rare.

Il Sannio ha una lunga e complessa storia, che ha visto il susseguirsi di diverse popolazioni e culture, che hanno lasciato le loro tracce nel territorio e nella lingua. Il Sannio fu abitato fin dall’antichità dai Sanniti, un popolo italico che si oppose strenuamente alla conquista romana, e che parlava una lingua indoeuropea, l’osco, che si conserva in alcune importanti iscrizioni, come il Cippus Abellanus, ritrovato a Nola, e la Tabula Bantina, ritrovata in Basilicata. L’osco era una lingua scritta con diversi alfabeti, tra cui quello etrusco, quello greco e quello latino. L’osco influenzò anche il latino, e tramite esso l’italiano, lasciando alcune parole di origine osca, come ‘padre’, ‘dono’, ‘casa’, ‘coppa’, ‘canna’, ‘cervo’, ‘fico’ e ‘vino’.

Il Sannio fu poi conquistato dai Romani, che ne fecero una provincia, e che vi costruirono numerose opere pubbliche, come strade, ponti, acquedotti, terme, anfiteatri e templi. Il Sannio fu anche teatro di alcuni avvenimenti storici significativi, come la battaglia delle Forche Caudine, in cui i Romani furono sconfitti e umiliati dai Sanniti, e la battaglia del Volturno, in cui i Garibaldini sconfissero i Borboni, contribuendo all’Unità d’Italia. Il Sannio fu anche la patria di alcuni personaggi illustri, come Quinto Ennio, il poeta che si vantava di avere tre cuori, perché sapeva parlare osco, greco e latino, e Padre Pio da Pietrelcina, il santo che portava le stimmate e che operava miracoli.

Il Sannio ha anche una forte identità culturale, che si esprime nella lingua, nelle tradizioni, nell’arte, nella gastronomia e nel folklore. Il Sannio ha una lingua propria, il sannitico, che è una varietà di napoletano, ma che conserva alcuni tratti distintivi, come la pronuncia della ‘r’ come una ‘d’, la caduta delle vocali finali, l’uso di alcune parole di origine osca, come ‘pate’ (padre), ‘maje’ (mai), ‘copp’ (coppa), ‘cerv’ (cervo) e ‘fich’ (fico). Il Sannio ha anche delle tradizioni tipiche, come la festa di San Martino, in cui si beve il vino novello e si mangiano le castagne, la festa dei Misteri, in cui si portano in processione dei carri allegorici che rappresentano scene della Passione di Cristo, e la festa di San Donato, in cui si celebra il patrono del Sannio con una fiera e una sagra.

Il Sannio ha anche una ricca produzione artistica, che spazia dall’arte sannitica, caratterizzata da fibule, armi, gioielli e statue in bronzo, all’arte romanica, testimoniata da chiese, castelli, monasteri e portali in pietra, all’arte moderna, rappresentata da artisti come Michele Cascella, Giuseppe Zigaina e Mimmo Paladino. Il Sannio ha infine una gastronomia varia e genuina, basata su prodotti locali, come il formaggio, il salame, il pane, la pasta, il vino, l’olio, le verdure, i funghi, le castagne e i fichi. Tra i piatti tipici del Sannio, si possono citare la pizza fritta, la polenta con le salsicce, i cavatelli con la mollica, il baccalà alla beneventana, la zuppa di fagioli e cicoria, il torcinello, il bocconotto e il mostacciolo.

Autore

Rinaldo Pilla è un traduttore e libero professionista nato a Torino, ma originario del Sannio e attualmente risiede a Fermo, nelle Marche. Ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella di Napoli per poi conseguire una laurea presso la Nottingham Trent University e successivamente un master in sviluppo e apprendimento umano dopo il suo rimpatrio dagli Stati Uniti. È un autore molto prolifico, che vanta una vasta e approfondita produzione letteraria sul tema dell’antichità, con particolare attenzione al periodo del I secolo d.C. e alla storia e alla cultura dei Sanniti, un popolo italico che si oppose e si alleò con Roma. Tra le sue opere, si possono citare romanzi storici, saggi, racconti e poesie, che mostrano una grande passione e una grande competenza per il mondo antico, e che offrono al lettore una visione originale e coinvolgente di quei tempi e di quei personaggi. Questo autore è considerato uno dei maggiori esperti e divulgatori dell’antichità, e in particolare del Sannio, una regione storica che ha conservato molte testimonianze e tradizioni della sua antica civiltà.