• 24 Luglio 2024
Editoriale

L’intreccio ideologico-strategico sta esportando dal Medio Oriente in Occidente la guerra incominciata con l’attacco di Hamas ad Israele. Lo Stato ebraico reagisce con la massima violenza che le circostanze gli consentono coinvolgendo soprattutto la popolazione civile palestinese che volentieri lascerebbe la Striscia di Gaza se i terroristi, che praticamente li tengono in ostaggio, le permettesse di andare incontro al suo destino nei Paesi vicini o altrove. Ma questo i criminali di Hamas non possono permetterselo: perderebbero in un attimo l’asset più importante sul quale possono contare per tentare di tenere Israele in scacco. Lo Stato ebraico ha dichiarato la guerra totale con conseguenze altamente drammatiche, ma anche i jihadisti non stanno a guardare: il massacro  all’ospedale di Gaza dove sono morti centinaia di civili ricoverati, compresi i bambini potrebbe essere stato provocato da un missile difettoso dei terroristi. Comunque sia, la ferocia  non si giustifica e domina in quella fruscia di terra dove la pietà sembra essersi pietrificata.

La carneficina è in atto. Ed è destinata ad allargarsi a macchia d’olio. La mattanza mediorientale è addirittura rivolta al coinvolgimento dell’Occidente, ed in particolare dell’Europa obiettivo di Hamas/Isis,  organizzato non militarmente, ma secondo la strategia dei “cani sciolti”. Ovunque possono gli affiliati alla causa palestinese colpiscono senza pensare alle conseguenze. Il duplice assassinio di Bruxelles lo dimostra eloquentemente. Un profugo, arrivato in Italia, con un “barcone umanitario”, s’è girato mezza Europa e poi ha finito per colpire nella capitale belga dove due svedesi che stavano recandosi allo stadio  sono caduti sotto i colpi di un tunisino radicalizzato ucciso poi a sua volta dalla polizia. Era sbarcato a Lampedusa, tanto per dire che tra i rifugiati c’è di tutto.

In Francia, ed in particolare a Parigi, l’allarme è altissimo. Da Versailles  alla Tour Eiffel al Marais, al Louvre sono stati individuati i centri più sensibili dove potrebbero verificarsi aggressioni terroristiche. Le autorità transalpine hanno emanato disposizioni di massima allerta consce che quanto è accaduto nel passato a Parigi potrebbe ripetersi. Molti aeroporti sono stati chiusi.

Neppure negli altri Paesi europei si vive tranquilli. Anche in Italia i controlli sono stati intensificati, in special modo alla frontiera con la Slovenia. E lo stesso dicasi per le nazioni che sono state vittime del terrorismo islamico nel recente passato.

È impensabile che un attacco massiccio in grande stile possa verificarsi in Europa, ma è assai probabile, soprattutto dopo l’eccidio all’ospedale di Gaza, che i cosiddetti “radicalizzati” individuino “prede” sulle quali avventarsi.

Dopo l’annullamento del vertice programmato ad Amman in Giordania tra Biden ed alcuni leader arabi, la diplomazia sembra un deserto, mentre s’infiammano le proteste nelle capitali arabe e le bandiere palestinesi assediano le ambasciate europee come è accaduto a Tunisi e a Beirut, mentre proteste violente sono state inscenate a Istanbul.

Le rive sud occidentali del Mediterraneo sono in fiamme. Condizioni di fatto che tra i timori europei di una recrudescenza terroristica ed una rabbia crescente nel Medio Oriente ed in Iran in particolare, dove il “grande Satana” viene imputato di tutti i misfatti contro i palestinesi, è fantascienza pura la ripresa di un processo di pace imperniato sulla formula dei “due Paesi, due Stati”.

Oggi c’è solo l’odio contro Israele che anima la reazione delle popolazioni “prigioniere” della follia omicida di Hamas per cui soltanto due Stati separati potrebbero mettere fine alla sanguinosa contesa. Ma chi avrà la determinazione per proporre e perseguire un progetto simile?

L’editorialista Roger Cohen, che nei giorni scorsi ha ricevuto, insieme con altri colleghi, il Premio Pulizer per l’International Reporting, ha detto: “Israele è in uno stato di choc estremo. Le persone sono furiose verso Hamas, responsabile di un crimine malvagio, che ha rianimato qualcosa di molto profondo negli ebrei: due millenni di persecuzioni e ovviamente l’Olocausto. Israele doveva essere la terra che avrebbe posto fine a questi pogrom. E d’improvviso scoprono che non lo è. Questo ha sconvolto tutti. Si sentono minacciati da uomini armati fino ai denti. C’era il sentimento prevalente che le cose stessero muovendosi in direzione della pace, mi riferisco agli accordi di Abramo o alle trattative con l’Arabia Saudita, e che la questione palestinese fosse stata marginalizzata. Tutto questo è scomparso di fronte a 1.440 israeliani assassinati in modo barbaro da Hamas”.

Il  giorno dopo l’attacco stragista di Hamas, ha scritto il “Corriere della sera”, “Cohen è volato in Israele per raccontare dal vivo il dramma del Paese. È stato nel deserto del Negev, sui luoghi del rave trasformatosi in un massacro, dove i terroristi hanno ucciso oltre 250 ragazze e ragazzi: ‘Quando stai lì, senti ancora tutto quello che è successo. Erano giovani e volevano solo ballare’ “. Già,  volevano solo ballare, sentirsi liberi ed affrancati dalla paura, incuranti che a pochi chilometri si programmava la loro morte. Israele come avamposto dell’Occidente in Medio Oriente ha il diritto ed il dovere di difendersi e di reagire. Tuttavia quando la reazione diventa incontrollabile, è possibile che nessuno dei suoi nemici taccia più e diventi ancora più aggressivo. Nei Paesi arabi è come se si fosse aperta una crepa al fondo della quale gli spiriti animali del mondo musulmano stanno allestendo una danza macabra contro Israele e l’Occidente. Un Occidente spaventato, incapace, come ha dimostrato dopo l’11 settembre 2001, di far vincere la ragione sul fanatismo.

Autore

Giornalista, saggista e poeta. Ha diretto i quotidiani “Secolo d’Italia” e “L’Indipendente”. Ha pubblicato circa trenta volumi e migliaia di articoli. Ha collaborato con oltre settanta testate giornalistiche. Ha fondato e diretto la rivista di cultura politica “Percorsi”. Ha ottenuto diversi premi per la sua attività culturale. Per tre legislature è stato deputato al Parlamento, presidente del Comitato per i diritti umani e per oltre dieci anni ha fatto parte di organizzazioni parlamentari internazionali, tra le quali il Consiglio d’Europa e l’Assemblea parlamentare per l’Unione del Mediterraneo della quale ha presieduto la Commissione cultura. È stato membro del Consiglio d’amministrazione della Rai. Attualmente scrive per giornali, riviste e siti on line.