Marzo sta per chiudere la sua cornice sul mondo di questo nuovo anno, iniziano a spuntare le prime timide margherite bianche, le profumate fresie, i primi fiori di pesco e di ciliegio. Il sole è tiepido e non si lascia intimorire dagli improvvisi tuoni di temporali inattesi e fastidiosi. Il cielo terso segue il cammino degli uomini nei campi che ancora cercano di sistemare i vigneti. La montagna del taburno sta indossando la veste verde ancora non del tutto acceso, ma ha già lasciato cadere il tono triste dell’inverno. I piccoli ed eterni borghi del Sannio profumano di primavera fra i caminetti ancora fumanti e il bucato appena steso. La scalinata della chiesa raccoglie la rugiada che si asciugherà come lacrima sugli scalini di pietra antica. Ogni strada lastricata racconta la storia di passi e di fughe, di pianti e di allegria. Le case sembrano quelle finte dei presepi, rimangono identiche nei secoli, creando così i paesaggi meravigliosi di queste terre. Il vocio che si dimena nei viottoli è nelle forme dialettali che mai tramonteranno. Custoditi e preservati da ogni generazione, come preziosi in uno scrigno. Iniziano le giornate d’attesa della Santa Pasqua, dove la resurrezione di Cristo è un momento per rigenerare negli animi la bellezza della fede e in chi non ne ha, la possibilità di scegliere di scoprirla. I portoni delle case si colorano con le ghirlande floreali, con i coniglietti o le colombelle che portano l’allegria della Santa Festa. I bambini saranno felici nel ricevere uova di cioccolato e sorprese strepitose, i grandi saranno altrettanto felici di poter staccare con la quotidianità e rilassarsi un po’. Le scuole resteranno chiuse e i maestri potranno tirare un respiro di sollievo godendosi la breve pausa di vacanza. Molte le famiglie che scelgono di partire o di organizzare con gli amici qualche uscita. Al Sud si dice” Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” dunque tutti liberi di decidere cosa preferire. Poi c’è sempre chi invece preferisce restarsene a casa lontano da amicizie, affetti e spensieratezza, in una sorta di clausura domestica.
La domenica delle palme riporterà in molti attraverso un ramoscello di ulivo,quel senso di “pace” quasi da rituale per poi sparire subito dopo le feste. Le vetrine espongono uova dai mille gusti, pistacchio, fondente, al latte, con e senza sorprese, queste ultime sono il più delle volte sorprese deludenti.
Sono nate nuove vite in questo mese, tra fasi lunari e lune storte. La bellezza di questa realtà è che non esistono tempi spenti, ma umori che si lasciano spegnere dalla malvagità umana. In tutta questa idilliaca presentazione di vita, ci opprime il modo quasi naturale di affrontare ogni giorno il trascorrere del tempo. La guerra è diventata il fronte per tutti, pur cercando di ignorare certi aspetti ci si ritrova a sostenere altri.
Nel tempo che oggi ci parla di storia siamo diventati il capitolo che la disdegna,ci lasciamo invadere dal cemento nel cervello quando poi potremmo vivere liberamente in semplicità e umiltà. E resta sempre troppo difficile riuscire a sopravvivere davanti alla malvagità, alle cattiverie, alle violenze, alle guerre, ai massacri.
La primavera quest’anno con i colori ed i profumi ha purtroppo dipinto lo scenario di un nuovo fronte di guerra che sta facendo eco alle grida di innocenti da una parte all’altra del mondo suscitando la paura di un qualcosa che possa diventare di contesto globale. E noi qui, dai borghi, nell’anonimato mondiale assistiamo agli spettacoli devastanti delle città più ricche e all’avanguardia del pianeta. Una città quale è Dubai con i suoi palazzi che sfiorano il cielo, con le lussureggianti fontane, con la bellezza che riempie gli occhi dei turisti attoniti dinanzi a tanta ricchezza, appare ora deserta, vuota, spezzata dal senso di dolore che agita gli animi e che vede disarmanti volti di chi non ha più voglia di sorridere. Anche lì c’è il sole, anche dove c’è guerra ci sono alberi che fioriscono, bambini che giocano, come qui da noi. Anche nei luoghi bombardati c’erano sogni e speranze nel domani. Eppure basta così poco per catapultare il mondo e per fare crollare il futuro. Tutto questo per l’ arido bisogno di conquistare…ma cosa? Alla fine, risulta essere la sola conquista di nuovi morti, di bambine e bambini che non si vedranno mai crescere, che non sapranno mai che guerra e’ stata fatta e per cosa, perché saranno uccisi ancora prima di capire.
Il mondo è un solo grande borgo, fatto di viottoli, di salite e discese che si aprono come strade immense alle persone che le percorrono, in base alle personali opinioni, pensieri, giudizi, desideri e valori.
Ed ogni anno, per ogni stagione assistiamo alla rivalsa di una forza che dal cuore passa all’esigenza di sentirsi vivi, alla pretesa di volersi imporre alle proprie emozioni per vincere certe paure.
In questo contesto storico e politico dove ci si azzuffa per un Si ed un No ad un referendum,dove chi costruisce viene attaccato e chi disfa viene premiato, dove i colpevoli sono liberi e gli innocenti in galera, dove i bambini maltrattati, nudi,che muoiono di fame, che vivono la prostituzione, vengono ignorati dai servizi sociali e quelli che vivono in famiglie amorevoli ma con cose semplici vengono disfatte…in questo contesto non so se è la guerra alle porte a spaventare o la fine di una razionalità sana perduta. Intanto è Primavera…e si spera sia il tempo di rinnovamento di coscienze e progetti utili alla vita e non alla fine di essa.
