• 16 Gennaio 2026
Editoriale

L’idea di Europa di Mario Draghi, esposta al Meeting di Rimini, coltiva la sfida di un continente da comprimario a protagonista, al fine di far divenire l’Europa un attore di eccellenza nella strategia economica globale esterna, assumendo una consapevolezza geopolitica che non sottrae gli Stati partecipanti europei dall’imprinting di una forza motrice necessaria a salvaguardia del futuro della Nazione Europa. La chiosa, che l’economista più accreditato del mondo fa, sottolinea quanto sia indispensabile preparare un futuro di crescita economica in una prospettiva di sicurezza.

Ma questa prospettiva nasce dal vero riconoscimento del ruolo centrale che l’Europa sta assumendo, grazie ad una leadership matura e di eccezione, fornita a caratteri cubitali nello scacchiere internazionale, dalla politica estera e geopolitica meloniana, fatta preminentemente di diplomazia, volta verso l’unità europea e permeata da un atlantismo scevro da ogni forma di subalternità diretta.

La “Via italiana” infatti si rigenera in un pragmatismo silente ed inclusivo, europeista nell’essenza, dove la creatività diplomatica sfocia in un atlantismo allargato senza essere subordinati per principio alla Nato, ma compartecipi di una geopolitica per garantire l’unità dell’Occidente e al contempo la possibilità diplomatica di una pace da costruire che sia duratura e giusta.

Sostenere il pacifico e diplomatico gesto trumpiano, l’unico finora sostenibile dopo tre anni di guerra, vissuta in trincea, tanto per gli europei quanto per gli ucraini, e non meno per i russi, sconfina e si può concludere in un serio contributo di vere proposte diplomatiche poste attraverso una leadership di eccezione, che conferma l’Italia al centro del sistema diplomatico non solo europeo ma mondiale.

Mi spiace smentire chi rinchiude il governo Meloni in un provincialismo e sovranismo di casa nostra, senza avere una veduta della sovranità ampia e sostenibile in un meccanismo diplomatico, dove si gioca la pace del mondo. Riduttivo è reclinare le operazioni anche finanziare del governo ad un sovranismo da principianti, con logiche dirigiste e di pura fedeltà politica che trascende dal bene del paese e da sinottiche forme di patriottismo declarate da sempre.

Certamente la forza che imprime la leadership meloniana in ogni logica di governo nazionale e ancor più nella geopolitica strategica internazionale, non si era mai vista, in Italia, un Paese che a sinistra ha asservito alla demagogia di potere filantropico di sovrani speculatori, spingendo la bandiera italiana a muoversi secondo il vento. La presenza di D’Alema alla parata di XI Jinping, sebbene richiesta diplomaticamente denota un azione manipolatoria allargata, e una subordinazione coesa in una forma pericolosa e narcisistica di una certa aria politica ormai in ombra, e nell’ombra gestisce certe archetipe relazioni, finanziarie.    

Mentre le chiamano interferenze le pozioni ministeriali, quando si tratta di banche e finanza e si spingono a considerare le azioni di guida di questo governo, illiberali e sovraniste, solo fatte da una politica economica ritenuta retoricamente poco riformatrice e molto conservatrice, dimentichi che salvare il sistema bancario dall’assalto internazionale, di azionisti senza scrupolo è il primo passo verso un Europa, diversa più Nazione, più Patria, e meno mercato, e non solo di un mercato inserito in un sistema globale dove la scalata finanziaria, riduce tutti ad una subalternità azionaria di oltre oceano.

Ebbene ritornare a non frammentare, il sistema bancario è un modello innovativo, ed è la torsione rigenerata del nostro sistema finanziario, il caso Mediobanca e non solo, rappresenta un sistema indiretto di fare Europa, perché l’Europa nasce dai territori, e la valorizzazione degli stessi si muove attraverso il credito che non deve essere inficiato da un modello involuto ed esterofilo.

Possiamo così seppellire i padroni del Novecento, i bancari che hanno invaso i territori italiani, dominandone le scene e spadroneggiando attraverso un credito speculativo e non costruttivo. E il dumping fiscale non è solo un’ immigrazione dei ricchi è una riqualificazione imprenditoriale, anche finanziaria, con nuove misure e contromisure per consentire all’Italia e al suo patrimonio industriale di rigenerarsi e superare il gap dell’eurozona, superare il sistema francese e andare oltre, una dicitura di routine.  

E l’idea di Europa nasce anche dal sistema di integrazione perché non sia veramente un europeismo di facciata, ma che tuteli in sicurezza tanto i nativi europei quanto extraeuropei, giunti per motivi diversi, ma accolti con sapienza di qualità e benessere nelle regole dei territori amministrativi. E così il governo Meloni, incide a livello di sicurezza quanto finanziaria nazionale e internazionale, quanto territoriale ed amministrativa, una vera svolta di sistema, Leoncavallo, o Mediobanca non sono un passo illiberale è l’inizio di una controrivoluzione che nasce nel primo caso a Caivano nelle periferie di un sud Italia che la sinistra non ha saputo proteggere e che ora vorrebbe arrogarsene la paternità con le denunce fomentate da De luca, ultimo re campano.

Un’ idea di Europa sta prendendo piede, nuova innovata, riformatrice e perché no, conservatrice, a tutela di una Nazione Europa, che nasce nel tempo e si traduce oggi in azione pragmatica, mai lontana da un forte senso inclusivo della Patria e di sicurezza assertiva della legalità.

Il potere politico non è un eufemismo di altri tempi, ma si evolve con le nazioni, il “Sogno europeo”, denigrato, e naufragato, dai più, da coloro che non hanno mai intrapreso sfide geopolitiche, ha invece reso possibile la grandezza e il gigantismo europeo, sia dal punto di vista economico, ma essenzialmente dal punto di vista sociale, lanciando l’Europa alla conquista di un mercato globale, e riflettendone la sua centralità geografica e nazionale, nonché sovranazionale.

Le due superpotenze mondiali Russia e America nel corso dei tempi storici, hanno reso possibile con il loro antagonismo un processo rivoluzionario e geografico che fece gioco ad una Santa Alleanza come la chiamò Metternich, ma che oggi nel mondo moderno, l’Europa per quanto in continuo divenire, non può più essere elusa dai processi politici, né per antonomasia né per supponenza atlantista, infatti la tenaglia, o la forbice si sta chiudendo intorno all’Europa, l’Oriente e l’Occidente, si stanno avvalendo della centralità e del pragmatismo europeo per incidere sulle crisi belliche.

E se XI Jinping, Putin, e Kim Jong, mostrano i denti e una nuova formazione geopolitica, una nuova cooperazione internazionale, che viaggia verso un nuovo ordine globale, l’organizzazione che ne deriva non deve far temere una nuova impennata dell’Iran e dell’India, ma semplicemente un nuovo mercato, fatto di un nuovo interesse a commerciare.    

Certamente siamo ancora lontani, in Europa, dall’assumere l’idea di una federazione di Stati, o di un superstato, o una super democrazia, dove solo l’idea ci rende liberi, un modello innovativo scevro dai limiti statunitensi e dagli imperialismi zaristi russi, una democrazia superiore allargata, nelle sue diversità territoriali con in testa l’Italia.

L’Europa dal cuore antico, protegge un filo conduttore di una comune tradizione, che porge il braccio ad una comune difesa, politica ed economica, con una soluzione fiscale omnicomprensiva, verso una identità non più disgregante e divisiva, ma unitaria, libera dal materialismo comunista e centralizzata verso un nazionalismo operoso, che non sfocerà in una crisi bellica distruttiva, memori della seconda guerra mondiale.

Bisogna ritornare a parlare di concetti di Patria non solo per i vari Stati membri , ma con una visione Europa-centrica, dove le Nazioni e la Nazione Europa possano sussistere su un piano naturale, fisico , geografico e geopolitico, il tempo dei colonialismi diffusi sono decaduti anche per la Francia di Macron, il vento indipendentista viaggia e si estende senza ritorno, la collaborazione per temperare le crisi energetiche, sono promosse dal Piano Mattei, la tautologia e la teratologia dell’imperialismo coloniale, anche di stampo sionista, si stanno avvicendando solo attraverso un commercio cinese estremamente diffuso. La tecnologia cinese per la sicurezza rischia di sommergere, quella occidentale e di farci giocare o portarci vicino ad una guerra precostituita, da una potenza che nei Brics domina, quanto domina a livello globale.

Sentirsi europei è un sentimento che si può accogliere, e non prescinde dal sentirsi italiani, francesi, tedeschi, finlandesi, ungheresi… e via dicendo, ormai si è consapevoli che non si possono cancellare le differenze come si è consapevoli che i frontalieri del Mediterraneo possono far parte di un Nuovo Occidente, più Grande, esteso, quanto fu esteso l’impero romano, senza esclusioni di etnie, in un inclusione post moderna che possa cedere il passo e ridurre la sete di imperialismo sionista israeliano.

Un’organica e supernazione occidentale  quella europea, che va oltre gli intenti di Evola, un pensatore di altri tempi ma di una modernità innovativa, che sorpassa lo sfaldamento e il declino di una nuova idea di Europa, che potrebbe riconquistare quella spiritualità anche cristiana senza reprimere le etnie religiose minoritarie.

Ciò circoscrive una idea di Europa che va oltre l’imminente e supera il trascendete, grazie anche ad una diplomazia pragmatica in grado di aprirsi a tutti, di restare al contempo centrale nel mediterraneo, sia politicamente sia fisicamente come lo è l’Italia, cooperando senza tregua con ogni Nazione del Mediterraneo, del Caucaso, dei Balcani, del Medioriente, senza esclusione di sorta, progredendo verso una nuova civiltà, fatta di benessere e scambi reciproci, dove non si debbano più emulare le guerre puniche, ma porre in campo una battaglia moderna, in termini culturali, sociali, e di approccio di dignità  politica mondiale.

La prospettiva è vicina i tempi non sono lunghi, il lavoro strategico del governo meloniano sarà utile per crescere in tal senso, in una visione lungimirante consapevole del progresso in corso.

E se Bruxelles si inginocchia al green trumpiano, forgiando l’ipotesi di essere un alleato minoritario, l’Italia, giammai ne ha raccolto l’eredità, il Made in Italy resta ed è sovrano, nello scenario globale, portatore di idee e di unicità insuperabile, e fino a quando l’Italia, salvaguardia le sue sovranità il protagonismo sarà inevitabile.

Fermare Gaza o Kiev, non sono i problemi comprimari, ma sono le strategie che renderanno protagonista l’Italia, e il governo odierno, con la coerenza e la lungimiranza di visione, al di là degli effetti collaterali di due crisi assurde ma reali, è consapevole di quanto sia necessario di un cambiamento di rotta nella realtà dell’attuale Occidente, e che gli imperi si costruiscono non nella geopolitica senza legami commerciali, evitando di sconfinare e evitando di portare l’Italia in un sistema di crisi globale, ma estrapolandola e orientandola verso una crescita di benessere.    

L’Italia si sta avviando verso il nuovo miracolo economico, è riduttivo riportare le cifre in merito invece e costruttivo avere una visione di solidarietà politica e collettiva dove ognuno deve fare costruttivamente la sua parte al fine riequilibrare il bilancio e uscendo definitivamente fuori dalla procedura UE. Le nuove procedure e previsioni sul Pil, inflazione, debito, e deficit del nuovo DEF, enunceranno, un nuovo inizio, in una performance governativa,  certamente non di eccezione ma di strategia politica economica che ci garantirà un approccio sereno al futuro.              

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".