• 14 Gennaio 2026
Editoriale

La Campania eleva il grido disperato di chi ha assistito alla vita strappata via dalla malsana idea di amore, di un ragazzo che diceva di amare e che non ha esitato al primo rifiuto ad infliggere il sigillo della morte su colei che a soli 14 anni aveva avuto il coraggio di dire basta ad una relazione alquanto prematura per potersi definire duratura.

L’ ennesimo femminicidio questa volta ad un passo dal Sannio, dove i valori morali sembrano essere intrisi di bene e dove certe visioni omicide sembrano lontane da una mentalità che tramanda regole di educazione e rispetto.

Eppure Martina Carbonari,poco più che una bambina, fidanzata a 12 anni con Alessio Tucci ,si è ritrovata da adolescente innamorata, allegra e sbarazzina, dopo due anni di relazione trucidata a sassate dalle mani del suo ragazzo di 19 anni che come ormai solitamente accade , non accettando un diniego ai propri istinti sessuali, che in questo caso  nulla avevano a che vedere con i sentimenti, ha scelto la strada che scelgono gli assassini: “ Eliminare dalla radice il problema!”.

Si aprono scenari tremendamente consueti, con metodiche che non differiscono di molto, gli omicidi vengono commessi con tecniche specifiche, a danno delle malcapitate, accoltellate seviziate, gettate in valigie, nei torrenti o come la piccola Martina in un bustone nero chiusa in un casolare.

L’ opinione pubblica si scatena con diverse accuse, si condannano le famiglie che non controllano abbastanza la crescita quotidiana dei loro figli con lo spropositato uso dei social in età infantile. Si accusano gli stessi genitori di permettere ai figli di prendersi le libertà di decidere, come, dove, quando e con chi uscire gia dalla prima adolescenza. In realtà non ci sono più regole rigide da rispettare e i neo genitori sono sempre più sopraffatti dall’ egoismo dei piccoli. Ma non sono i piccoli che devono gestire certe libertà, ma i grandi che devono tenere in piedi dei paletti che con il passare del tempo e l’acquisizione di una prima e graduale maturità porti a varcare nuovi confini. E comunque sia nulla in alcun modo Giustifica un assassino!

Siamo purtroppo in un momento dove uccidere segna la soluzione. Siamo in un’era di automi che si lasciano guidare dalla follia , dal raptus dell’attimo privo di raziocinio.

Ed e’ inutile continuare a raccogliere pezzi a brandelli di corpi senza più la vita da poter vivere, è inutile contarli dal nuovo anno fino alla fine dei 365 giorni a segnare i record, ed è inutile partecipare con la pelle d’oca alle emozioni che fanno annullare l’essere esseri umani.

Trasmissioni televisive trattano ogni giorno i profili dei killer, discutono su motivazioni, sentenze, ingiustizie e condanne. Professionisti cercano di carpire da segnali e da piccoli gesti il colpevole che si nasconde dietro ad alibi impossibili. Sempre più assassini liberi e colpevoli in cella. E tra i colpevoli e gli innocenti la vittima è sempre tra i morti senza più la possibilità di essere salvata.

Una lista di nomi in rosso su un foglio nero segna la fine della vita, una storia che si ripete ogni giorno e che viene raccontata nei particolari attraverso i social, dinamiche, tempistiche, tecniche, tutto dettagliatamente esposto come a presentare dei prontuari su come fare a diventare famosi fra gli assassini.

Non si diventa famosi! Si diventa nullità!

Siamo arrivati al non saper più gestire il rispetto, non abbiamo più il senso di amore per la vita. Siamo bestie che non possono essere definite animali, questi ultimi mostrano  senso di protezione verso i loro simili. Noi umani abbiamo perso l’ umanità ed è questo il valore che rendeva unico e avanzato l’ uomo che progrediva per intelligenza e sentimenti.

L’uomo è dedito alle guerre, alla sopraffazione, alla proprietà, alla conquista egoistica, all’ essere libero di decidere sulla sorte della stessa vita.

L’ uomo si è perso nelle sabbie mobili dell’essere inutile e ignorante.

Si pubblicano articoli che nessuno legge prima di autorizzare la pubblicazione su piccole testate o trattati in arroccate enti televisive con la libertà di  raccontare di eresie e di capitoli subdoli e intrattabili ma che passano di bocca in bocca per il solo piacere di sentirsi nei social. L’ informazione elude dalla disinformazione , bisognerebbe tarare contenuti e descrizioni, per evitare attenzioni psicopatiche.

La mania di protagonismo riempie il calderone delle notizie da fornire mettendole in quel sacco nero come i corpi trattati da spazzatura. Tutto diventa messaggio, che se recepito da menti malate assume la forma di piano di attacco.

Psicologi, criminologi, investigatori, magistrati, giornalisti, nonostante gli sforzi a correggere,non si arriverà mai a mettere fine al cattivo funzionamento di un cervello difettoso.

Martina non sarà che un nome ed un volto nelle manifestazioni contro il femminicidio. Questo articolo sarà uno fra i tanti che trattano questa tematica e finché non si darà il giusto valore al senso della vita, non si riconquisterà mai il valore prezioso dell’umanità.

Autore

Carmela Picone nasce nel 1969 a Solopaca , in provincia di Benevento. Dopo aver conseguito il Diploma di Maturità Classica, leggendo Pirandello scopre la passione per il teatro. Partecipa e vince un concorso letterario con La Libroitaliano Editore e vede le sue poesie pubblicate in un’antologia. Scrive il romanzo “Gocce d’Amore” che ottiene immediato successo tanto da interessare un regista romano che chiede all’autrice di scrivere una sceneggiatura tratta dal proprio libro per la progettazione di un film. Nel 2021 scrive “La poesia delle parole semplici” una silloge pubblicata dalla Atile Editore. Le passioni restano la scrittura, i viaggi ,la recitazione e la pittura . Ama molto viaggiare, scoprire nuove culture, ammirare nuovi paesaggi e far tesoro delle emozioni che ne scaturiscono dopo ogni luogo ammirato. La sua ambizione più grande resta quella di promuovere il territorio nel quale è nata, e dove oggi s’impegna nel sociale per tenere vive le tradizioni e per portare alla conoscenza di tutti la meraviglia e i tesori della sua terra. piccola perla del Sannio.