A Benevento, nella casa dove è cresciuto, i libri di diritto occupavano interi ripiani. Erano i volumi che il padre, Ufficiale Giudiziario proprio nel capoluogo sannita, accumulava e che la madre, casalinga spolverava ogni mattina mentre GIUSEPPE TECCE li sfogliava senza capire tutto, ma con la sensazione che lì dentro ci fosse un criterio per interpretare il mondo.
Le aule di tribunale sono state il suo primo orizzonte, molto prima che arrivassero i romanzi. Ma c’era qualcos’altro in serbo per lui. Il servizio civile lo mise di fronte ad anziani soli, minori in difficoltà, famiglie che cercavano un punto fermo: proprio in quei mesi ha intuito che il suo posto sarebbe stato accanto a chi aveva bisogno di strutture solide, non di parole.
In seguito, quella percezione prende forma in realtà che nel Sannio e nell’Irpinia sono diventate punti di riferimento: la cooperativa Fides Et Ratio e la comunità per minori Il Grillo Parlante, riconosciuta dal Tribunale per i Minorenni di Napoli; il Consorzio Amistade, nato per unire le energie di più cooperative; l’associazione Il Faro, con l’obiettivo di trovare percorsi per il reinserimento dei detenuti. E ancora, il lungimirante progetto Piccoli Comuni, Grande Solidarietà, un’idea pionieristica sull’accoglienza migranti che ispirerà il modello adottato a livello nazionale. L’elenco di iniziative promosse da Giuseppe Tecce è ancora lungo e dimostra la necessità di mantenere attivi presìdi di indiscutibile utilità.
Parallelamente cresce l’interesse per la scrittura. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, Tecce (classe 1972) ha pubblicato romanzi e testi che trattano vari temi: il viaggio, la memoria, le identità sospese e le comunità lontane dai riflettori. Tra le opere più recenti c’è L’inaffondabile, scritto con Attilio D’Arielli, per ricostruire l’affondamento del veliero Bayesian al largo di Porticello, (frazione di Santa Flavia, sulla costa palermitana) avvenuto il 19 agosto 2024. Il libro, ricostruendo una vicenda complessa e ancora aperta, unisce competenze narrative e conoscenze tecniche legate al mondo marittimo.
Altri titoli lo hanno portato in contesti istituzionali quali il Parlamento Europeo e la Camera dei Deputati. In Ljuba senza scarpe emerge una particolare attenzione verso chi vive in condizioni di vulnerabilità. La protagonista si muove in un ambiente che non offre protezione, e l’autore la segue con uno stile essenziale, attento ai dettagli che ne definiscono l’identità. Non c’è compiacimento né ricerca dell’effetto: ciò che conta è il bisogno di restituire dignità a una donna che affronta la quotidianità con forza e coraggio. Lo scrittore vuole che la fragilità diventi un punto di osservazione per mettere in luce dinamiche sociali spesso ignorate.
Questa è una caratteristica di tutta la produzione del narratore beneventano e che forse spiega sia i riconoscimenti ottenuti in festival e premi nazionali e internazionali, sia le traduzioni all’estero. In tale prospettiva si pone la partecipazione nel 2024 a Sanremo Writers, dove ha presentato L’inaffondabile e moderato un incontro dedicato a un altro volume. E non è tutto. Dal 2023 ha ideato Letture dal Bosco, una manifestazione che porta lettori e autori tra i faggi del Lago Laceno. Collabora con il Corriere dell’Irpinia, pubblica sulla rivista internazionale Masticadores, coordina i soci di Banca Etica per Sannio, Irpinia e Molise e incontra regolarmente le comunità italiane in Germania e Belgio, creando occasioni di confronto con chi vive lontano ma conserva un legame forte con le proprie origini. E, ispirato a tale esperienza, pubblica il romanzo A mezz’ora da tutto. Il titolo richiama la particolare distribuzione di quei gruppi residenti nella parte Occidentale, ma dislocati in modo da trovarsi sempre a mezz’ora di distanza l’uno dall’altro
Il Sannio resta il suo punto di partenza. Qualcuno dice che si tratti di nostalgia e in effetti è qui che ha trovato gli elementi che lo hanno formato e che continuano a orientare i progetti che porta avanti. Da queste aree, spesso considerate marginali, arrivano visioni capaci di raggiungere luoghi lontani senza perdere il senso delle radici. C’è chi ha scelto di allontanarsi da questi spazi. Per lui sono, invece, località in cui è possibile costruire, innovare e mantenere relazioni che durano nel tempo.
Gentili lettrici e lettori, accostarsi agli scritti di Giuseppe Tecce significa, dunque, riconoscere un lavoro radicato nella nostra società e non in teoriche costruzioni.
