• 13 Agosto 2026
Lo scrittore del mese

A chi non è mai capitato di ritrovare un oggetto legato a una persona che non c’è più e sentire un tonfo al cuore? È una sensazione che destabilizza, ed è come se il tempo non fosse mai trascorso e il passato fosse sempre presente. È un tema che Joan Didion affronta in L’anno del pensiero magico, nel quale si concentra sull’anno successivo alla morte inaspettata del marito, attenendosi ai fatti, senza allontanarsi da ciò che è accaduto. Una scelta non improvvisa: affonda le radici nel suo lavoro di giornalista.

Nata nel 1934 a Sacramento, cresciuta nella California degli anni Quaranta, ha iniziato come articolista e per decenni ha raccontato ciò che spesso rimane fuori dalle cronache ufficiali.

Da quel lavoro sono scaturiti romanzi, reportage e saggi in cui ha espresso la sua concezione del mondo.  Considerato il suo capolavoro, L’anno del pensiero magico (uscito nel 2005 negli USA e pubblicato in Italia per Il Saggiatore nel 2006) inizia dal 30 dicembre 2003, nell’istante esatto in cui John Gregory Dunne è morto, e dalla domanda su quello che potrebbe aver pensato prima dell’ultimo respiro.  Nel testo i momenti in ospedale si alternano alle incombenze che la morte impone: documenti, comunicazioni e continue decisioni. A rendere tutto più drammatico c’è il ricovero della figlia Quintana in terapia intensiva, avvenuto il giorno di Natale. A causa di questa tensione, il racconto procede per frammenti perché ogni giorno assume un significato diverso e richiede un nuovo impegno.

Anche il titolo nasce da una circostanza vissuta. A casa, Joan vede le scarpe di John nello stesso posto in cui lui le ha lasciate. Dovrebbe spostarle ma, nelle ore a ridosso della scomparsa, non riesce a farlo perché la sua mente considera ancora possibile il ritorno dell’amato. È un pensiero che arriva senza preavviso e si aggancia a un oggetto concreto. Da qui si entra nel cuore del libro, nel quale risulta evidente che il vissuto e le cose che la mente trattiene non coincidono. Come affrontare una situazione che rischia di travolgerci? “Ci raccontiamo storie per riuscire a vivere” (The White Album).

Strutturato come memoir e saggio, contiene cartelle cliniche, appunti, citazioni e ricordi risalenti a epoche diverse del loro percorso insieme. La tecnica, applicata a un avvenimento che la riguarda in modo diretto, genera un’opera che si sviluppa giorno per giorno, seguendo gli eventi.

Il metodo è quello dei reportage: analisi, precisione e attenzione ai particolari. Si può parlare di New Journalism, che unisce strumenti narrativi e cronaca. “Slouching Towards Bethlehem “(1968) e “The White Album “(1979) ne sono esempi, seppure ciascuno con la propria impostazione.

Il primo si incentra sulla California degli anni Sessanta attraverso circostanze, figure e luoghi visti direttamente. Il titolo proviene da The Second Coming di W. B. Yeats, da cui riprende l’immagine del falco che non sente più il richiamo del falconiere per indicare lo stato di disgregazione avvertito dall’umanità. Il pezzo, ambientato a Haight‑Ashbury, descrive il quartiere nel pieno della controcultura: case comuni, uso diffuso di droghe, bambini lasciati senza guida, i Diggers che distribuiscono cibo gratuito, ragazzi fuggiti da casa. La saggista illustra un contesto dove entusiasmo e smarrimento convivono, e dove l’idea di un nuovo inizio si scontra con una difficile quotidianità. In The White Album propone contributi composti nell’arco di un decennio, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, alternando politica, cultura pop, attualità e autobiografia. In particolare, si sofferma su vicende legate alle Pantere Nere, alla famiglia Manson, alla musica e alle sue esperienze a Los Angeles, in una forma che combina alla perfezione osservazione diretta e riflessione personale.

Con il passare del tempo cambia prospettiva e realizza un volume in cui mette a nudo la sfera intima e privata: la malattia e la scomparsa della figlia, rivissute in Blue Nights.  Qui la voce narrante cede il passo a quella della madre. La distanza tra l’autrice e il contenuto si assottiglia, mentre lo stile perde la sua abituale compattezza. La Didion, che di solito mantiene un ordine preciso, vigile, quasi chirurgico, in vari passaggi rompe questo schema e le frasi esprimono emozioni che in altri scritti riesce a controllare meglio. Persino i ricordi legati a Quintana evidenziano la sua fragilità.  Lo confessa apertamente: “Dopo la sua nascita, non mi capitò più di non avere paura.” Si può dunque bene immaginare cosa abbia provato Joan nel perdere la figlia che le torna in mente di continuo: attraverso una fotografia, una frase appuntata o un gesto che riaffiora quando meno se lo aspetta. Rammentarla la mette davanti a un dolore che non può schermare. Lei, abituata a organizzare e controllare tutto, si trova ora in una posizione scoperta che la costringe a sentire invece di analizzare e la porta a un livello in cui la scrittura non la protegge. Eppure ammetterà che” Il ricordo sbiadisce, il ricordo si adatta, il ricordo si adegua a ciò che pensiamo di ricordare.”

Le “notti blu” sono quelle in cui la luce si affievolisce e lascia spazio a un chiarore incerto. È lo sfondo ideale per raccontare quel momento di sospensione, in cui Quintana, che” sognava la vita, morì piena di speranze”, sembra ancora vicina ma allo stesso tempo è irraggiungibile. Una condizione simile la vive solo chi ha sperimentato una perdita che non si colma.

Gentili lettrici e lettori, non è difficile riconoscersi nelle pagine di Joan Didion e apprezzarle, perché tenere insieme il dolore e la verità, l’emozione e il fatto, la ferita e la cronaca non è da tutti.

Autore

Originaria di Benevento, dopo il conseguimento della laurea in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Pisa, si è dedicata alla docenza presso il liceo classico di Saronno (VA). Animata da vivo interesse per la Letteratura, l’Arte e la Musica, si è occupata di Teatro, allestendo numerosi spettacoli che hanno ricevuto riconoscimenti sia dalla Presidenza della Repubblica, sia da attori di fama mondiale, come Dario Fo. Attualmente sta realizzando un interesse coltivato nel tempo: scrivere. Autrice di numerosi testi