• 13 Agosto 2026
Lo scrittore del mese

“Vincenzina si svegliò con il cuore pesante. Era il giorno del funerale di suo padre.” (da “Vincenzina ora lo sa”.)

Questo è uno dei momenti più difficili vissuti dalla protagonista del romanzo di Maria Rosaria Selo. È un risveglio che, invece di arrecare luce, è carico di un pesante fardello. Vincenzina è una donna concreta, lavora in fabbrica e ne sperimenta la durezza. Ne conosce gli odori, i rumori e tutti gli ingranaggi. Ma dentro lo spazio di lavoro porta anche la sua vicenda personale, i lutti, le poche gioie e i tanti desideri. E lo fa con una dignità che si manifesta in ogni situazione, senza mai venire meno. Ambientato nella Napoli del 1975, “Vincenzina ora lo sa” (Rizzoli 2023) è la storia di una giovane che è costretta a rinunciare agli studi universitari, dopo la morte del padre, stroncato dalle polveri tossiche, respirate da operaio nell’acciaieria di Bagnoli. L’assunzione nello stabilimento, come forma di risarcimento, diventa per lei un destino di fatica, ma anche di solidarietà e di scoperta della forza femminile. “Vincenzina, hai guardato la fabbrica come se non c’è altro che la fabbrica. E hai sentito anche odor di pulito, e la fatica è dentro là.” (“Vincenzina ora lo sa”)

Negli anni Settanta, l’Italia è segnata dalle lotte operaie e dai cambiamenti sociali, mentre la voce delle donne comincia a farsi strada tra sacrifici e responsabilità. L’esperienza di operaia che si fa carico della famiglia dimostra quanto Vincenzina sia distante dai modelli imposti dalla società di allora. Questa rappresentazione nasce dallo sguardo di chi, come Maria Rosaria Selo, ha trasformato la vita quotidiana in letteratura. Napoletana di nascita, è scrittrice e sceneggiatrice. Nei suoi romanzi sceglie di andare in profondità: scava nella memoria, incide sul corpo, indugia nella malinconia. Le trame ricompongono ciò che il presente tende a cancellare, dando voce a chi rischia di essere dimenticato. Per esempio, gli operai che muoiono mentre lavorano, spesso senza nome. In un tempo in cui il lavoro può trasformarsi in lutto, la scrittura assume nella Selo il compito di ricordare e persino denunciare.

Prima della fabbrica l’autrice si è concentrata su un altro concetto: la partenza.

Ne L’albero di mandarini, (Rizzoli 2021) la memoria è un viaggio che tocca radici, affetti e lingua. Un lavoro paziente, la ricucitura di ciò che è stato strappato. Maria Imparato, sarta di umili origini, sposa Tonino Balestrini e affronta il distacco dalle sue radici. La loro storia copre oltre quarant’anni, tra Napoli e il Brasile, con l’albero di mandarini come simbolo di dolcezza e reminiscenze che lega generazioni e luoghi. Ma Napoli, coprotagonista indiscusso, sovrasta tutto con il suo corpo vivo, ferito e fiero. Perfettamente coerente con la sensibilità della Selo che l’ha sempre raccontato, insieme alla fierezza femminile e alla memoria collettiva.

“Mezzo secolo tra Napoli e Rio, colori simili… “(L’albero di mandarini)

Se ne “L’albero di mandarini” i colori della città partenopea e quelli della metropoli brasiliana si rincorrono come rappresentazioni condivise, in “Pucundria “la voce dell’autrice aderisce intimamente al paesaggio e lo rende vitale.

 “Pozzuoli è tante cose, non solo una cittadina di mare. Non la ricordavo così bella. C’è luce ovunque e una infinità di colori che l’attraversano…” 

La terra puteolana, avvolta da una luce inattesa e da intense cromie, diventa scenario di nuove storie, anche quelle rimaste nell’ombra.

“Pucundria” (Marotta e Cafiero 2024) è un romanzo che racconta l’esistenza di Teresa, agente penitenziario, e di Anna, detenuta per omicidio. Due figure segnate da ferite e violenze, che nel loro incontro trovano un reciproco riconoscimento. Oltre ai personaggi principali, in queste pagine viene evocata una coralità di donne, che hanno combattuto una battaglia impari per un frammento di felicità: “…dolori e sofferenze che hanno segnato corpi e menti con cicatrici non rimarginate.”

 Il titolo riprende una parola napoletana intraducibile. Se parlassimo di Francesco Petrarca la definiremmo “accidia”. La “pucundria” è la chiave tematica: corrisponde a uno stato d’animo malinconico, difficile da dissolvere. Persistente. Come una solida radice.

In questa peculiarità di immagini, corpi e malinconie, l’opera di Maria Rosaria Selo costituisce una presenza forte.

Ogni suo romanzo nasce dal bisogno di testimoniare quel che accade, trasformandolo in materia narrativa. Da qui scaturisce una domanda più ampia: quale compito può avere oggi la letteratura?  Senza dubbio, quello di scandagliare, con rigore, con attenzione, ma anche con rispetto, la realtà, soprattutto quando è dolorosa, come parlare di operai deceduti sui posti di lavoro.

La carriera della scrittrice, segnata da premi e riconoscimenti, mostra come l’impegno letterario possa avere una valenza civile.

È una prospettiva che evidenzia quanto, oggi, il lavoro abbia bisogno non solo delle necessarie tutele, ma anche di narrazioni che gli restituiscano umanità. Perché ogni operaio che muore sul lavoro lascia una storia che rischia di non essere conosciuta.

Gentili lettrici e lettori, le pagine di Maria Rosaria Selo ci ricordano che la quotidianità merita di essere raccontata perché è fatta di storie vere e persone autentiche.

Autore

Originaria di Benevento, dopo il conseguimento della laurea in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Pisa, si è dedicata alla docenza presso il liceo classico di Saronno (VA). Animata da vivo interesse per la Letteratura, l’Arte e la Musica, si è occupata di Teatro, allestendo numerosi spettacoli che hanno ricevuto riconoscimenti sia dalla Presidenza della Repubblica, sia da attori di fama mondiale, come Dario Fo. Attualmente sta realizzando un interesse coltivato nel tempo: scrivere. Autrice di numerosi testi