• 11 Aprile 2026
Lo scrittore del mese

Nell’ambito della letteratura italiana contemporanea, Donatella Di Pietrantonio occupa un posto singolare, per non dire anomalo. E non solo per aver cominciato a pubblicare a quarantanove anni.  È una presenza discreta, che rifugge il clamore, ma raggiunge ottimi risultati. Abruzzese, nata nel 1962 ad Arsita, un piccolo paese nell’entroterra teramano, ha costruito negli anni una produzione che indaga la fragilità, la genealogia familiare e il peso dei nodi affettivi, mostrando come il ritorno- sempre parziale, sempre rischioso – possa diventare un gesto di verità.

Assai precoce l’inclinazione a scrivere: da bambina componeva poesie, fiabe e racconti. Si laurea in Odontoiatria all’Aquila e lavora come odontoiatra pediatrica a Penne, in provincia di Pescara. È in questo equilibrio tra professione e radicamento nel territorio che la sua scrittura prende forma, alimentata dal contatto quotidiano con persone e storie che tornano, trasformate, nei suoi libri.

Ciò che scrive nasce, infatti, da un attento ascolto del mondo circostante. Anche lo stile si ispira alle vite che descrive.  Non c’è compiacimento né eccesso: la lingua procede per sottrazione, ossia toglie invece di aggiungere. Elimina il superfluo, non ama accumulare immagini. Sceglie poche parole, quelle necessarie perché siano i silenzi, le omissioni, i vuoti a parlare. Costantemente misurata nei toni, non si arroga il compito di giudicare: guarda i personaggi senza condannare. Ma neppure semplifica: sa che la complessità delle dinamiche umane non si può banalizzare. Insomma lascia spazio al lettore.

In tale prospettiva si inserisce “L’Arminuta “(Einaudi, 2017), un romanzo che ha segnato una svolta nella sua carriera e riportato al centro della scena un Sud interno fatto di case piccole, silenzi e famiglie che si ricompongono con fatica. “Arminuta” – in Abruzzese “la ritornata- è anche la voce narrante che, in un momento decisivo, arriva ad affermare: «Non sapevo più a chi appartenere.» 

La frase, essenziale e diretta, racchiude l’intero universo emotivo del tomo. Esprime lo smarrimento di una ragazza restituita alla famiglia d’origine dopo anni trascorsi altrove: è la risposta più cruda a un’intima e impellente ricerca d’identità che serpeggia in questa vicenda, come in tutta le altre opere. In quelle parole si avverte la sospensione di una giovane donna che non fa più parte del nucleo familiare che l’ha allevata e non riesce ancora a riconoscersi in quello d’origine, una condizione in cui le appartenenze vacillano e vanno rimesse a fuoco. Il carattere asciutto dell’amara constatazione della “ritornata” porta allo scoperto una verità semplice e dura: all’improvviso si è ritrovata senza alcun punto fermo a cui far riferimento. Nella fase successiva, il seguito di “Arminuta”, l’esplorazione psicologica tocca anche gli aspetti più delicati che quel passato continua a generare. Mentre nel primo volume l’attenzione è concentrata sulla “ritornata”, in Borgo Sud” (Einaudi, 2020), la narratrice pone in primo piano un raffronto tra la ritornata, ormai adulta, e la sorella Adriana. Diversi passi portano alla luce un dolore sottile, che affiora nei gesti trattenuti, nelle distanze che si allargano, e nelle parole che restano sospese.  È una sofferenza intima: segna i legami e orienta i tentativi di ricominciare, lasciando nelle due donne tracce che non si dissolvono.

I lavori della scrittrice abruzzese mettono in evidenza i rapporti umani nelle loro fasi più esposte, mostrando come qualsiasi relazione porti con sé snodi che trasformano chi li vive. Come accade con il ritorno, che non è mai un gesto lineare: chiede coraggio, riapre ferite e, allo stesso tempo, permette di riconoscere ciò che resta. E la vita, in molte pagine non viene addolcita, ma guardata con una sincerità che non smussa gli angoli. È anche per questo che la narrativa della Di Pietrantonio parla soprattutto a chi ha conosciuto la perdita, a quanti cercano un luogo dove tornare, a coloro che vedono nella debolezza una possibilità. Anche in L’età fragile” (Einaudi, 2023) – Premio Strega 2024 – prosegue l’analisi delle insicurezze umane, focalizzandosi sulle tensioni affettive e ciò che rivelano.  In costante dialogo con chi legge.

Gentili lettrici e lettori, attraverso i suoi scritti Donatella Di Pietrantonio ci fa entrare in storie nelle quali possiamo ritrovarci, dove trova posto ciò che ciascuno di noi porta con sé. Capita, quasi senza volerlo, di sentirci riconosciuti in un passaggio, in una frase che arriva con semplicità e resta, come qualcosa che ci riguarda davvero. Se questa non è arte, cosa lo è?

Autore

Originaria di Benevento, dopo il conseguimento della laurea in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Pisa, si è dedicata alla docenza presso il liceo classico di Saronno (VA). Animata da vivo interesse per la Letteratura, l’Arte e la Musica, si è occupata di Teatro, allestendo numerosi spettacoli che hanno ricevuto riconoscimenti sia dalla Presidenza della Repubblica, sia da attori di fama mondiale, come Dario Fo. Attualmente sta realizzando un interesse coltivato nel tempo: scrivere. Autrice di numerosi testi