• 14 Giugno 2024
Politica

L’8 marzo 2023, data scelta non a caso considerato l’argomento del libro, è uscito “Essere donne in un mondo di femministe. La destra e la parità di genere” di Idrovolante Edizioni. Si tratta di un saggio che, partendo dal Movimento Sociale Italiano, ripercorre la storia della militanza femminile di destra non senza

riferimenti dettagliati all’attualità. Ne parliamo con Cristina Di Giorgi, l’autrice.

Un libro per ricordare alle donne chi sono o un libro per spiegarlo agli uomini?

In realtà nessuna delle due cose. O forse entrambe. Possiamo dire che si tratta di un libro per raccontare a tutti chi sono le donne di destra e per ricordare il loro lungo percorso di militanza, fatto di merito e di affermazione personale e comunitaria.

Soffermiamoci un attimo sul titolo: “Essere donne in un mondo di femministe”: c’è opposizione tra le due cose?

Sì e no. Nel senso che le due cose sono in contrasto quando femminismo significa presa di posizione esclusivamente o prevalentemente ideologica (che in quanto tale ha poco o nulla a che vedere con la condizione della donna e i suoi diritti concretamente declinati). Al contrario non lo sono quando si parla di femminismo come affermazione reale delle donne in virtù delle loro azioni e non del loro genere. Per spiegarmi meglio faccio un riferimento concreto: si è donne quando si riesce ad ottenere risultati, grandi o piccoli che siano, solo grazie al proprio personale impegno e non, per esempio, per “quote rosa”. Si è “femministe”, nel senso tossico del termine e in contrapposizione al concetto di “donne”, quando si sbraita per battaglie – che ritengo di retroguardia e in alcuni casi ridicole – come quelle sulle desinenze dei termini.

A questo punto sorge spontaneo chiedere: cos’è la “parità di genere”?

È avere il diritto di essere sé stessi (uomini o donne) in ogni ambito della vita. E di non essere in nessun modo penalizzati e/o avvantaggiati per il proprio genere. È un concetto apparentemente piuttosto semplice, che però nella quotidianità di tanti e tante, umanamente e professionalmente, non trova purtroppo ancora applicazione.

Nel primo capitolo lei scrive che “Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e neo Presidente del Consiglio, è la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire tale ruolo. Ed è, vale la pena sottolinearlo, espressione genuina e militante del mondo della destra. È un caso? Riteniamo di no”. Perché?

Non è affatto un caso perché, come dicevamo prima, a sinistra nella maggior parte dei casi essere donne significa quasi solo godere di vantaggi come le “quote rosa”, che spesso fanno avanzare solo perché si è donne e non perché si merita davvero o ci si è realmente preparate, per esperienza e per studio, al ruolo da ricoprire. A destra invece questo non è mai avvenuto. A destra – ed è il caso di Giorgia Meloni, ma anche di tante altre militanti che oggi ricoprono ruoli importanti nelle Istituzioni – va avanti chi quel diritto se l’è conquistato con l’impegno e la militanza. Per merito e per capacità personali. Questa è una cosa di cui la gente, quando si tratta di votare, prima o poi si accorge. E, quando succede, ciò si traduce in fiducia nelle persone e nel loro percorso. Fiducia che, alle ultime elezioni, si è trasformata in una valanga di voti per Meloni e per il suo partito. In altre parole: la leader di Fratelli d’Italia è diventata la prima donna premier non perché è donna ma perché è brava. E questo alla sinistra non va giù.

Ci sono altri esempi di “donne d’Italia” che hanno ottenuto la meritata ribalta?

Se per ribalta intendi riconoscimento – diciamo così – mainstream, cioè fama presso il cosiddetto grande pubblico, tenderei a darti una risposta sconfortantemente negativa. Nel senso che qualcuna sicuramente c’è, ma sono ancora troppo poche. Anche perché, va detto, la sinistra in genere è stata molto molto abile nel conquistarsi ruoli di potere (e controllo) nei mezzi di comunicazione. Qualche nome però possiamo farlo, anche se si tratta di personaggi non noti a tutti ma comunque meritevolissimi: penso, per fare qualche esempio di rilievo pure non militante in senso stretto e/o continuativo ma culturalmente vicino all’area della destra, a Fede Arnaud, Gianna Preda e Cristina Campo. Ognuna di loro ha saputo e voluto affermarsi nel proprio campo lavorativo con una qualità umana e professionale incredibilmente alta.

Quali auspici per il futuro delle donne? C’è ancora qualcosa da chiedere, ottenere, ricercare?

Domandone! Di battaglie da combattere ce ne sono sicuramente ancora tante e le prospettive affinché  si possa giungere ad ottenere risultati positivi, a mio avviso, ci sono. Confido tanto nella capacità di molte delle donne di destra che attualmente ci rappresentano, nelle Istituzioni e non solo, perché credo che riusciranno a difendere i diritti di tutte noi e anche ad ampliare le nostre possibilità di affermazione. Una sola cosa mi sento di aggiungere: sarebbe bello – ma ho poche speranze di vederlo accadere – che quando si tratta di donne non ci fossero divisioni ideologiche e che si realizzasse un fronte trasversale tra esponenti della destra e della sinistra. Qualche volta in passato è successo…

Autore

Abruzzese, classe 1994. Laureata in “Scienze politiche e relazioni internazionali” e in “Filosofia e scienze dell’educazione” con tesi, rispettivamente, sul misconoscimento giuridico e sul pensiero economico di Charles Péguy. Laureanda in “Innovazione educativa e apprendimento permanente nella formazione degli adulti in contesti nazionali e internazionali”. Studiosa di Charles Péguy, approfondisce le opere del pensatore orléanese attraverso la partecipazione a realtà accademiche e culturali, sia italiane sia francesi. Giornalista e vicedirettore di "Il Guastatore". Ha collaborato con "Il Giornale Off", "Cultura Identità", "Il Giornale" nella pagina del sabato, "Lacerba" e “La Regione-rivista del Centro Italia”. Membro del comitato redazionale dell'“Istituto Stato e Partecipazione", col quale, tra gli altri progetti, ha preso parte al volume “Borgo Italia” di Edizioni Eclettica. Autrice, assieme ad altre donne, del volume “Ignoto Militi” per Idrovolante Edizioni. Nonostante gli studi filosofico-politologici, ha interessi nel campo narrativo-poetico e ha già pubblicato una silloge dal titolo "Specchio" (2014).