In un mondo creato a misura d’intelligenza artificiale, le lunghe giornate d’autunno ci spingono a volgere lo sguardo verso l’esplorazione più accattivante di tutti i tempi: il viaggio. Con l’avvento della stagione cremisi, il tepore delle castagne accompagnate da un calice di vino avvolge l’anima esploratrice. Da questa suggestione nasce l’urgenza di riportare al centro del discorso, due discipline intrinsecamente connesse: la Scrittura e la Geografia. Il ritorno del diario di viaggio può e deve essere una nuova meta di scrittura formativa per gli alunni di ogni ordine e grado. La Geografia sembra, ormai, dimenticata dal sistema scolastico, che le riserva uno spazio di divulgazione e insegnamento sempre più esiguo. Non si può insegnare questa materia solo tra confini, senza carte, globi e senza la curiosità di viaggiare verso nuove mete. È fondamentale non dimenticare questa longeva filosofia di esperienze, che non è mera materia nozionistica o statistica. La Geografia non è un elenco di capitali, province e Stati; essa, al contrario, determina i processi globalmente economici, umani e di ubicazione del genere umano. Gestisce i cambiamenti climatici, le strategie dei conflitti, le reti energetiche, la comunicazione e tutto ciò che definisce l’era della globalizzazione e della società liquida baumaniana. Il suo scopo non è creare abili cartografi, ma cittadini consapevoli e viaggiatori curiosi della vita, conoscitori critici del globo. Nel campo dell’economia, la Geografia colpisce per l’attenzione che pone alla mentalità trasformativa dei processi umani: una disciplina dal taglio profondamente umanistico che, tuttavia, include elementi scientifici essenziali. Non si è mai visto un self-made man o una self-made woman raggiungere il successo senza aver sviluppato abilità pratiche con navigatore e conoscenza di culture diverse, spesso acquisite in viaggio. Il viaggio, leitmotiv di ogni tempo, ha incuriosito i più grandi avventurieri, dalle origini mitiche alla penna di Omero; non si è mai discussa l’importanza cruciale del viaggiatore esperto e intrepido. Ad oggi, però, i viaggi sono diventati uno status symbol per ostentare doti finanziarie, con mete che spesso si limitano ai villaggi turistici. “Mangia, prega, ama e viaggia” sembrano essere i mantra per una vita realmente ricca, vissuta al di fuori di ogni schermo interattivo e poco umanizzato, assai artificiale. La scrittura è terapeutica, così come lo è il viaggiare e il connubio nuziale del diario di viaggio sembra essere la fonte primaria di ogni boccata d’ossigeno nei mesi autunnali che precedono le armoniose giornate natalizie in arrivo. L’essere umano, nella propria piramide dei bisogni, necessita di vivere più che di sopravvivere. Amare, viaggiare ed esplorare rendono requie ai turbamenti del quotidiano, mentre scrivere dona sollievo ai pesi del cuore. Un diario di viaggio, un check-in in aeroporto e un cambiamento radicale di prospettiva recano vigore alla quasi chiusura dell’anno. Si rispolvera il mappamondo, castello dei ricordi d’infanzia, scivola il dito lungo l’asse meridiano e da Greenwich procede il giro; si ruota parallelamente verso l’Equatore, si sceglie la meta. Ciak. Si gira. Bon voyage!
