• 13 Aprile 2024

“C’è ancora domani”. È  film di diretto da Paola Cortellesi, per la prima volta in veste di regista, che ha subito vinto il   del Biglietto D’Oro 2023. È stato il più visto nelle prime settimane di uscita, realizzando quasi sette milioni di incassi. Il film, inoltre, è stato presentato alla diciottesima edizione della Festa del Cinema di Roma, in concorso nella categoria Progressive Cinema – Visioni per il mondo di domani, ottenendo due riconoscimenti: il Premio Speciale della Giuria e una menzione speciale come Miglior Opera Prima.

In esso accade tutto, con lentezza, con grazia e con forza grazie alla straordinaria bravura della  Cortellesi e ad un eccezionale cast.

Una danza leggiadra della violenza che colpisce duro il cuore di chi guarda. Un bianco e nero che non urla ma narra l’eredità, lasciata dalle nostri madri, dalle nostre nonne, di riscatto, attraverso il loro sacrificio pregno di normale rassegnazione. Una figlia che cerca in sua madre un passo, un piccolo movimento che possa riscattarla da quel destino beffardo e ingannevole che l’ avrebbe portata come corredo nuziale in quella danza dove le gocce di sudore lasciano posto a gocce di sangue.

Vi sono molti elementi che rendono questo film di una rara bellezza:  un girotondo di persone che si alternano a quegli schiaffi; un soldato americano nero che empatizza con la sofferenza della sottomissione e dell’umiliazione costante e giornaliera di Delia; la dolcezza della cioccolata che lascia un sapore amaro in bocca e nello stomaco; l’ironia che ti fa curvare gli angoli della bocca in un sorriso mentre cadono lacrime dagli occhi.

La sigaretta che sembra l’unica trasgressione di Delia, fumata sul terrazzo in mezzo alle lenzuola stese, si rivela invece un momento di riflessione per una grande ribellione racchiusa nella lettera che ha ricevuto.

E la voce di Lucio Dalla con la sua “Notte dei Miracoli” lancia un bagliore di speranza di possibili cambiamenti come quando muore una stella nell’ universo e per millenni la sua luce accompagna l’immensità del firmamento.

E quando si arriva alla fine del film un applauso liberatorio e di comunanza scoppia sia con il movimento delle mani sia negli  animi degli spettatori.

Questo film dovrebbe appartenere alla commedia, ma in questo caso è difficile trovarne la giusta collocazione.

Il confine tra commedia, denuncia socio- culturale, verismo, a volte è labile ma li ritroviamo mesciati come pozione magica che conquista il cuore dello spettatore. In “C’è ancora domani” si nota  una velata ispirazione a un film felliniano: “La strada”. Delia e Gelsomina potrebbero essere collocate  come coprotagoniste di una storia di soprusi dai due uomini presenti nelle  loro vite, Ivano per l’una e Zampano’ per l’altra.

La similitudine continua nella ricerca da parte di entrambe le donne di un fine quale la dignità. Ma le strade di Delia e Gelsomina si separano nel punto in cui non ritroviamo nel film di Fellini né remissione, né salvezza e nemmeno speranza, mentre in quello della Cortellesi arriva forte un messaggio di speranza, di fiducia nel futuro e di riscatto.

L’eredità da divulgare che la Cortellesi ci lascia è racchiuso nei versi della canzone di Daniele Silvestri “A bocca chiusa”: “Guarda quanta gente c’è/ Che sa rispondere dopo di me/ A bocca chiusa/ Guarda quanta gente c’è/ Che sa rispondere dopo di me/ A bocca chiusa”.

Autore

Nata a Solopaca in provincia di Benevento. Da sempre impegnata nel sociale a 360 gradi, appassionata di cinema e di teatro, ha fondato il gruppo teatrale "Ad Majora" per il quale ha scritto nove commedie, di cui sei portate in scena. Ha collaborato con varie associazioni culturali locali come "Associazione non solo anziani" e "Koinè".