• 13 Febbraio 2026
Alimentazione

Oggi parliamo di una verdura vecchia di 4000 anni, originaria della zona orientale del Mediterraneo.

È conosciuta con il nome di “cavolo greco”.

In Campania è chiamata”torza Riccia “o torzella.

Assomiglia ai broccoli friarielli, possiede delle foglie molto carnose e arricciate di un bel verde carico. Da sempre era chiamata la verdura dei contadini che ne facevano un largo consumo. Ha un potere molto saziante,ricco di calcio,acido folico, vitamina C. Inoltre ha proprietà antibatteriche e disinfettanti.

Sono stati fatti moltissimi studi su questa pianta ed è stato scoperto che ha delle pronunciate caratteristiche antitumorali specifiche dell’ intestino.

Insomma una vera e propria medicina per il nostro corpo.

Fino al secondo dopo guerra mondiale era coltivata nelle campagne dell’ Acerrano, nell’ entroterra Vesuviano e in alcune campagne del Casertano.

All’ improvviso si persero le tracce di questa pianta. Per moltissimi anni è caduta nell’ oblio.

Poi nel 2007 è stata reintrodotta grazie a un progetto della Regione Campania dedicato alla valorizzazione dei prodotti autoctoni.

Questo è stato possibile grazie alla scoperta straordinaria di un esemplare di questa pianta in un orto del Nolano.

È utilizzata molto nella cucina Napoletana,sia nelle minestre di verdure,sia nelle minestre maritate.

Era molto apprezzata dai “Mangia foglie” (appellativo dato ai napoletani in segno dispregiativo in passato,poi sostituito da “Mangia maccheroni”con l’ avvento della pasta) al tempo dei Borboni.

Io come dono vi lascio una ricetta con pasta e torzella,nnoglia.

       Ingredienti per 4 persone:

400 g di pasta artigianale, lunga o corta ( io ho usato quella del Pastificio Setaccio di Cava dei Tirreni);

4 accoglie( 400 g totali) in alternativa potete sostituire con salsiccia piccante al finocchietto;

1 kg di torzella;

2 spicchi d’aglio schiacciati;

70 ml olio extravergine di oliva ( meglio ancora se fosse possibile 3 cucchiai da minestra di sugna o strutto);

Pecorino romano q.b( 60 g più o meno)

                     Procedimento

Laviamo accuratamente le torzelle,poi tagliamole grossolanamente.

In una casseruola mettiamo 4 litri di acqua,un cucchiaino di sale e portiamo a bollore, Raggiunto il bollore caliamo le torzelle e lasciamole cuocere per 10 minuti.

Poi con una schiumarola ( o mestola forata tiriamo su le torzelle e trasferiamo in una ciotola.

Nell’ acqua dove abbiamo lessato la verdura cuociamo la pasta ( aggiungendo altri due cucchiaini da caffè di sale).

Intanto in una padella versiamo tutto l’ olio ( se usiamo la sugna lasciamo sciogliere dolcemente), appena tiepido uniamo l’aglio schiacciato, e l’ nnoglia sbriciolata ( se usiamo la salsiccia in sostituzione,spelliamo e sbricioliamo la) lasciamo sfrigolare dolcemente per qualche minuto poi uniamo le torzelle, e cuociamo per 15/18 minuti girando spesso.

Nel caso in cui si asciugasse troppo aggiungiamo tranquillamente un mestolino di acqua dalla casseruola.

Poi in un bicchiere da mixer mettiamo un mestolo di sugo( torzelle e salsicce e  un pochino di acqua di cottura e frulliamo fino ad ottenere una crema).

Rimettiamo la crema in padella insieme al restante sugo.

A questo punto sicuramente la casseruola dove abbiamo lessato le torzelle avrà ripreso il bollore, quindi possiamo aggiungere la pasta che cuocerà fino a due minuti prima del tempo dichiarato sulla confezione della pasta e trasferirla successivamente nel sugo per completare la cottura.

Quando alla vista ci sembra ben equilibrata ( cioè il sugo deve avvolgere la pasta), spolverare con formaggio e serviamo subito.

Buon appetito..! Alla prossima ricetta dello speciale Mondo Perduto

Autore

Nasce in provincia di Napoli nel 1966, fin da bambino ha avuto un debole per la cucina. Appena quindicenne frequenta le cucine di alcuni ristoranti del Vesuviano. Quando arriva il diploma inizia a viaggiare per conoscere e apprendere le cucine regionali, passione che tuttora coltiva, è molto legato alla tradizione, disponibile all'innovazione. I suoi piatti sembrano quadri, hanno una bellezza cromatica accattivante, i colori "vivi" rappresentano per lui la vita. La sua cucina risente molto degli influssi che arrivano da quasi tutta la penisola, è follemente attratto dalla cucina Campana, il suo primo amore. Tutte le sue ricette hanno vita propria, rappresentano istantanee dei momenti politici ed economici degli anni trascorsi, che fanno parte della nostra memoria. Negli anni passati è stato insignito del di diploma di Chef piccante dell'Accademia nazionale del Peperoncino. Recentemente è stato premiato dalla Pro Loco di Vieste come ambasciatore della cucina italiana