• 26 Maggio 2024
Cultura

Harry Potter è sicuramente uno dei nomi più riconoscibili al mondo. Nato dalla penna della scrittrice britannica J.K. Rowling, il famoso mago è il protagonista di una delle saghe letterarie più avvincenti e amate di sempre. Composta di ben sette libri, “Harry Potter” ha avuto un successo enorme anche grazie alla ormai storica e omonima trasposizione cinematografica iniziata con il primo capitolo “Harry Potter e la pietra filosofale” nel 2001. Inoltre la saga si è arricchita con spin-off quali “Animali Fantastici” ambientato nello stesso universo e che ne approfondisce aspetti e dinamiche. Ma cosa rende “Harry Potter” un’opera così importante a livello culturale oltre che nell’ambito dell’intrattenimento e della lettura per ragazzi? Come riesce a essere così in grado di ispirare e influenzare, ancora oggi, intere generazioni? Lo si potrebbe definire in effetti un classico, un’opera che riesce a indagare aspetti universali dell’essenza dell’uomo, sia dal punto di vista prettamente emotivo e quindi individuale, sia dal punto di vista sociale e politico. Tra l’altro uno dei suoi aspetti vincenti è il fatto di essere un fantasy, che dunque utilizza una fusione tra immaginazione e fantasia in grado di creare un linguaggio privo di confini, dove il surreale rispecchia una realtà a tutti riconoscibile. Sicuramente trattare in modo sintetico un’opera enorme come quella di Harry Potter non è qualcosa di plausibile. Ma possiamo tentare di addentrarci un po’ in questo universo fatto di mistero e magia in modo da capire, tramite l’analisi delle simbologie, dei personaggi e degli eventi narrati, il motivo di questo suo grande fascino.

Uno dei temi principali della saga, sia nella sua versione cartacea che in quella cinematografica, è quella dell’”oscurità” intesa come il luogo simbolico nel quale prende vita il mistero, l’ignoto, la tristezza, la morte e il male. Un’oscurità che aumenta sempre di più man mano che ci inoltriamo nei meandri delle vicende. Questa oscurità ci viene presentata tramite luoghi e immagini simboliche che vanno a trarre origine direttamente dal folklore fiabesco proprio del contesto britannico. La figura del bosco, per esempio, nelle fiabe è sempre stato il luogo in cui i protagonisti si perdono, nel quale incontrano ostacoli, pericoli e tentazioni, e da cui possono riemergere rinati, migliorati, o nel quale restano definitivamente dispersi. Un’altro elemento dalle implicazioni molto simili è quello del labirinto, per esempio, che non a caso fa la sua entrata nel quarto volume della saga. In “Harry Potter” abbiamo infatti la foresta oscura, fuori dalle mura della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Essa rappresenta proprio la “Natura”, ciò che non è stato scoperto dall’uomo e quindi tutto quello che non è stato messo sotto il suo controllo. E come nelle fiabe, la foresta è presentata come il posto nel quale i nostri personaggi si inoltrano per scoprire “la verità”, quella risposta che risiede nel profondo e la cui scoperta richiede un rischio, il rischio della ricerca. L’avventura è in effetti guidata dal quel richiamo che spinge gli uomini ad andare incontro alle proprie paure ed è proprio nella foresta che queste emergono anche in chiave “personale”. Nel secondo capitolo della saga, per esempio, la foresta oscura ospita un’intera colonia di orripilanti ragni, che sono l’oggetto della paura del personaggio di Ron Weasley. E sempre nella foresta oscura Harry Potter incontra la sua di paura: i dissennatori.

Ed è proprio qui che le cose si fanno interessanti, con la figura del dissennatore che diventa una vera e propria matrioska di allegorie. Possiamo trarne almeno tre significati: il concetto stesso di “paura”, di “tristezza” e di “luce”. Ma per capire tutto cerchiamo di scoprire, per l’appunto, cosa sia, nell’universo della Rowling, un dissennatore.  

Questi è essenzialmente un essere che si nutre della felicità delle sue vittime. Una figura lugubre e oscura che al suo passaggio rende tutto gelido e infecondo. In poche parole si tratta di una metafora della tristezza o nel caso più estremo della depressione. Molto diverso, seppur simile, è il “molliccio”, una creatura proteiforme che prende le sembianze della cosa di cui, individualmente, abbiamo più paura. E’ davvero suggestivo vedere le magie e gli incantesimi che i maghi di Hogwarts devono pronunciare per far fronte a questi tipi di entità.

Nel caso del molliccio l’incantesimo da recitare è “ridiculus” che letteralmente ridicolizza il molliccio stesso, la forma spaventosa che ha assunto. Questo per dire che molto spesso le paure sono solo dei costrutti mentali, ma non reali. Illusioni che possono essere sconfitte con la “risata”, con la messa in ridicolo. Il molliccio può dunque rappresentare un’ansia, un’angoscia, una paranoia, un trauma, qualcosa che inibisce e che prende possesso dell’animo umano, ingannevole, ma proprio per questo vulnerabile, finto, superabile. Tuttavia, il dissennatore, al contrario, risulta essere un nemico più arduo da sconfiggere.

Come si può far fronte alla depressione, alla malinconia? Quando tutto sembra perduto? La Rowling, attraverso la sua narrativa e la sua immaginazione ci dà una risposta esaustiva e poetica: bisogna trovare una piccola “luce”, rappresentata dall’incantesimo dell’ “Expecto Patronum” che letteralmente si manifesta come una luce potentissima in grado non di sconfiggere, bensì di allontanare i dissennatori. Il genio della Rowing sta proprio in questo. Non tutti i mali possono sparire, e forse non devono sparire, poiché a volte senza l’oscurità non si può dare importanza alla luce. E l’Expecto Patronum rappresenta proprio questo: lo sforzo di trovare una luce che resista all’oscurità. Per evocarlo infatti il mago deve fare una cosa per niente semplice, ovverosia concentrarsi su un ricordo felice, di quelli davvero profondi. Harry Potter stesso all’inizio non riesce a far fronte ai dissennatori.

Da qui si evince l’eloquenza, quasi delicata e poetica della Rowling, nel trasmettere un messaggio positivo e di speranza. Concentrarsi sulle cose belle, solo su quelle, aiuta a scacciare i dissennatori della nostra vita. Ed è qui che risale tutta la sensibilità della scrittrice e il motivo per cui l’opera in questione ha rapito i cuori di così tante persone. In effetti, come ogni opera che si rispetti, tutto ciò che si crea, in un modo o nell’altro, riflette qualcosa di personale, qualcosa del suo creatore e in questo caso della la stessa scrittrice J.K.Rowling.

 I contenuti di “Harry Potter” sono elaborazioni di fatto di vita vissuta. Per cui ancor prima dell’opera in sé, è il caso di scoprire la storia della sua genesi, di come venne alla luce e di conseguenza la storia stessa della Rowling. Fin dall’infanzia aveva sempre avuto una fervida immaginazione e sembrava proprio non poter far a meno di creare mondi e personaggi. Spesso si ritrovava a metterli su carta, a scrivere durante le ore di lavoro, quando era ricercatrice e segretaria bilingue presso “Amnesty International” di Londra, attirandosi perciò le angherie dei suoi superiori. Ma a volte la creatività non può essere soffocata. Fu proprio durante un viaggio in treno che la Rowling ebbe un’improvvisa ispirazione, guardando fuori dal finestrino. Lei stessa avrebbe affermato di non essere sicura da cosa esattamente fosse scaturita quell’idea ma certamente in quel momento il seme da cui sarebbe sbocciato “Harry Potter” si piantò nella sua mente.

La Rowling si sposò ed ebbe una figlia ma il suo matrimonio fu disastroso e finì con il divorzio. E’ qui che l’autrice vive il periodo più cupo della sua vita, segnata da depressione e da una disastrosa situazione finanziaria. J. K.Rowling trovandosi senza lavoro doveva mantenere la figlia vivendo completamente di sussidi statali. Fu propio dal vissuto di questi terribili periodi che si sviluppò la figura del “dissennatore”. Ma come Harry Potter, anche la Rowling trovò il suo “Expecto Patronum”. Nonostante tutto continuava a scrivere, perché era la sua natura e non ne poteva fare a meno. E avendo completato il primo libro della sua saga, finalmente, dopo numerosissimi tentativi, rifiuti e porte sbattute in faccia, riuscì a far pubblicare “Harry Potter” da una piccola casa editrice, la Bloomsbury, nel 1997. E da allora tutto cambiò.

Oggi la Rowling è conosciuta in tutto il mondo ed è una milionaria. Ma forse la sua vera ricchezza è sempre stata la sua fantasia, oltre alla passionale ostinazione con cui ha continuato a costruirla e realizzarla. Un’ostinazione che anche oggi continua a mostrarsi nello “scandalo” che l’ha vista protagonista. Qualche anno fa, nel 2019, infatti la scrittrice è stata accusata di “transfobia” e di andare contro quella che oggi si definirebbe cultura “woke”, in poche parole una tendenza che in nome dell’ inclusività tende a stravolgere i personaggi di opere nelle loro caratteristiche principalmente etniche e sessuali. Questo le ha costato una vera e propria ondata di odio e di censura, espressione di quel fenomeno culturale che prende il nome di “cancel culture”. Ma forse, qualunque sia la ragione dietro certe dinamiche, quello della Rowling ormai è un patrimonio che non può essere più cancellato, cristallizzatosi nella percezione e nella cultura di massa. Al di là delle predisposizioni personali, “Harry Potter” continua a far parlare di sé. E viene da chiedersi quanto sia importante la figura dello scrittore o di una scrittrice. Cosa sarebbe oggi il mondo senza una J.K Rowling e la sua creatura? Quella del dissennatore e dell’ “Expecto Patronum” è una delle numerosissime metafore che in qualche modo descrivono, comunicano e “insegnano”. Perché usare metafore, simboli e allegorie ci consente di capire anche le cose più complicate. Così, anche se spesso è difficile fare i conti con la realtà, attraverso una “parabola”, pregna di immaginazione e fantasia, questa viene a galla sotto altre forme, magari più immediate e comprensibili, e finisce non solo col comunicare ed emozionare, ma anche con l’ ispirare, il suggerire strade, soluzioni, il condurre a rivelazioni ed epifanie. Si dice spesso infatti “questo libro, questo film, questo racconto mi ha cambiato la vita”. Ed è questo il motivo per cui l’arte della narrativa non potrà mai finire. Per qualcuno Harry Potter può sembrare un racconto prevalentemente “oscuro”. Ma in uno sfondo nero le cose chiare si stagliano meglio, quindi dopotutto possiamo dire che “Harry Potter” è un viaggio di speranza, di rinascita e di un presente luminoso, come la stessa Rowling vuole comunicarci tramite le parole del personaggio di Albus Silente: “ La felicità può essere trovata anche nei tempi più bui, se si ricorda solo di accendere la luce”  

Autore

nasce a Piedimonte Matese, provincia di Caserta, nel 1996. Dopo la laurea in Scienze Politiche presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, si cimenta nella recitazione, nel doppiaggio e nella regia cinematografica. Contemporaneamente coltiva la sua passione per la scrittura, con la sua prima opera, la trilogia di Partenope, come frutto del suo amore per il mare e come omaggio alle sue amatissime origini siculo-napoletane.