• 9 Marzo 2026
Cultura

“Ho scritto qualcosa. Il primo episodio del mio nuovo romanzo “Ulisse” è scritto”. James Joyce, 16 Giugno 1915: questa scrittura è incisa sulla targa conservata a Trieste. Invece, la statua di bronzo di Joyce, realizzata nel 2004 per ricordare i 100 anni dal suo arrivo a Trieste e scolpita da Nino Spagnoli, si trova a Ponte Rosso sul Canal Grande.  James Joyce, ribelle, anticonformista, lo ricordiamo per essere stato un grande scrittore e poeta che ha costellato il panorama letterario del  XX secolo. Dunque, ha avuto particolare impulso sullo sviluppo del Modernismo. Nelle sue opere si denota una particolare sperimentazione linguistica, ma emerge anche il suo tratto anticonformista. E’ stato molto critico verso l’Irlanda di quel tempo e la Chiesa Cattolica. Infatti, queste caratteristiche dominano  l’opera  “Gente di Dublino”, in cui si parla di momento epifanico, ovvero il momento rivelatorio. Joyce è nato nella Dublino di fine Ottocento da una famiglia borghese e cattolica. Soffriva di cinofobia, perché fu morso da un cane in età adolescenziale e temeva i temporali: gli fu raccontato da una parente molto credente che essi simboleggiassero la rabbia divina. Superò difficilmente queste ed altre paure. L’instabile situazione economica della famiglia, portò il padre a vendere tutta la proprietà. Un vero e proprio declino familiare segnato anche dall’alcolismo dell’autore. Terminati gli studi in età matura presso lo University College, dove studiò inglese, italiano e francese, conseguì la laurea in Lingue Moderne il 31 ottobre 1902.

Durante gli anni universitari si dedicò soprattutto alla scrittura di articoli e, forse, di commedie. Contestualmente,  dedicò il suo tempo anche allo studio, alla scrittura e a svariati dibattiti artistico-letterari. Egli aveva intenzione di diventare un medico, perciò si iscrisse alla Sorbona. La sua situazione finanziaria era vacillante e nonostante la collaborazione con il Daily Express- scriveva recensioni- si trovò a vivere nella povertà. Visse a Parigi per poco tempo, perché alla madre fu diagnosticato un cancro. Poi, Joyce tornò in Irlanda. Ma, la breve sosta a Parigi fu molto importante, perché gli permise di venire a conoscenza del romanzo “I lauri senza fronde” di Edouard Dujardin, autore francese che, prima di Joyce, utilizzò il flusso di coscienza. Quindi, Joyce non è il primo in assoluto a far uso del flusso di coscienza. Il 1904 fu un anno importante per Joyce: incontrò Nora il 16 giugno 1904 . L’Ulisse, inoltre, si svolge il 16 giugno 1904.  Nel 1916 terminò il “Ritratto dell’artista da giovane” e scoppiò l’innamoramento per  Nora.  Negli anni, scrisse altre opere, come “The Holy Office”, “Musica da camera”, “Le sorelle un racconto che rientra in Gente di Dublino”, “Dopo la gara ed Eveline”.  Con  Nora, che diventò ben presto la sua compagna di vita, abbandonò l’Irlanda e si trasferì a Zurigo. Poi, i due si spostarono a Triste e qui l’autore ebbe modo di conoscere ed entrare in contatto con personalità eminenti del tempo, come Italo Svevo e Erza Pound. Tra le sue opere, quelle più note, che hanno fatto eco nell’ambito letterario, sono “Gente di Dublino” e il romanzo “Ulisse”. Nonostante nella sua vita abbia viaggiato molto, la sua produzione letteraria è legata all’ambiente di Dublino. “Gente di Dublino”, infatti, racconta di un ambiente cittadino, dove i personaggi sono fortemente legati alla religione. Mentre, nel “Ritratto dell’artista da giovane”- altra opera che gli permise di guadagnare importanza in letteratura- ripropone il mito di Dedalo e Icaro per far comprendere il desiderio di distanziarsi dalle decisioni paterne e intraprendere autonomamente il proprio percorso. La coppia visse per poco tempo a Roma, poi, fece ritorno a Trieste.

Così, Joyce iniziò a lavorare in banca e nello stesso tempo, si dedicò alle lezioni private e alla stesura “I morti”, un racconto della raccolta “Gente di Dublino”. In questi anni, arrivò un po’ di luce nella sua vita lavorativa: collaborò con “Il piccolo della sera” dedicandosi alla stesura di articoli. Nacque Lucia, ma l’anno successivo- 1908- la coppia perse il terzo figlio. E’ stato  cosmopolita, però, è di gran lunga interessante focalizzare la nostra attenzione sul suo rapporto con Trieste, che lasciò nel 1920. A Trieste si era dedicato soprattutto alla scrittura e alla pubblicazione della maggior parte delle sue opere; quindi, la città risulta un fondamentale punto di contatto con la sua vita professionale; essa, inoltre, ci consente di sviscerare peculiarità essenziali delle sue opere. E’ a Trieste che conobbe uomini importanti del tempo e visse problemi di salute, ma anche gioie professionali per essere stato insegnante, scrittore, giornalista. Trieste lo accolse e con sé anche la sua vita un po’ altalenante: la povertà, l’arrivo di due figli, la sua vita professionale tra alti e bassi. La città triestina ,insomma, fu all’origine della sua ispirazione poetica. Scriveva, scriveva senza tregua.

Nel 1907 esordì con “Chamber music”: versi improntati su uno stile elisabettiano e in cui emerge la sua capacità stilista. Poi, scrisse “Gente di Dublino” che, come è stato citato poc’anzi, consiste in una raccolta di racconti, il cui sfondo è dominato da Dublino. Terminò ben presto un romanzo autobiografico che, però, bruciò perché ricevette il rifiuto da parte degli editori. In seguito, nel 1914 iniziò a lavorare all’ Ulisse. Quest’ultimo fu giudicato negativamente dagli editori e vide la sua prima pubblicazione negli anni trenta del novecento. La materia narrativa è improntata sull’Odissea. Luogo di ambientazione è Dublino; il tempo è una giornata, ovvero il 16 giugno. La tecnica narrativa utilizzata è il flusso di coscienza. I personaggi sono tre, diversi per linguaggio, forma mentale e ragionativa. Il romanzo richiamò l’attenzione della critica e del mondo letterario; accese un vero e proprio dibattito letterario. La psicanalisi è stato lo strumento che l’autore ha utilizzato per scovare l’incoscio; è presente anche lo sperimentalismo linguistico, infatti, spesso Joyce riprende termini obsoleti e fa uso di una sintassi scarna tipica del flusso di coscienza. Nell’opera si crea un miscuglio di ingredienti, come sperimentalismo, stile frammentario, eroismo, mitologia, materia umana, elementi teologici. Quello di Joyce è, sicuramente, un mondo da esplorare, il mondo del regno onirico, dell’incoscio, dell’epifania, della scoperta interiore, dei pensieri gettati su carta in un flusso interiore e complesso.

Autore

Originaria di San Salvatore Telesino, laureata in Lettere e Filosofia presso l'Università Federico II di Napoli, si è dimostrata sempre attenta allo studio filologico dei testi letterari e all'aspetto storico-linguistico della lingua italiana. A 21 anni ha esordito con il romanzo introspettivo "Scaffali di ricordi". Attualmente, dedica ampia attenzione agli articoli di impronta storico - culturale e, contestualmente, si occupa di cronaca collaborando con "Il Mattino". Durante i suoi studi ha avuto modo di approfondire la figura poligrafa di Matilde Serao, focalizzandosi sul rapporto tra le tematiche letterarie e i meccanismi narratologici insiti nella sua opera narrativa, in particolare, ne "Il paese di Cuccagna".