• 13 Agosto 2026
Letteratura

Dante Alighieri, poeta, scrittore e anche politico italiano, conosciuto per essere soprannominato il “Sommo Poeta”, nacque a Firenze nel 1265 e morì a Ravenna nel 1321. Fu battezzato con il nome di Durante di Alighiero degli Alighieri, è conosciuto come il padre della lingua italiana. Dunque, la sua fama è legata a un’opera fondamentale della letteratura italiana, ovvero la Divina Commedia, un poema allegorico-didascalico, scritto in lingua volgare fiorentina e organizzato in terzine dantesche. Da notare che l’ editio princeps del 1472 è intitolata “Comedia”, mentre l’attributo “Divina” risale a Boccaccio. Poi, nell’ edizione giolitina,  curata da Ludovico Dolce, l’opera è intitolata “La Divina Commedia”. Il poema è ripartito in tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Il tre si riferisce simbolicamente alla Trinità, che il poeta raggiunge in seguito al viaggio ultraterreno, un iter immaginario. Di gran lunga interessante è l’ analisi contenutistica dei versi del quarto canto dell’ Inferno, in cui viene descritto il Limbo, ovvero il primo Cerchio dell’Inferno. Qui Dante incontra le anime dei non battezzati, come i bambini morti in tenera età e gli uomini virtuosi e vissuti prima di Cristo, fuori della vera Fede, come i pagani, tra cui anche Virgilio: la loro unica pena consiste nel tentativo di soddisfare un  desiderio che, dunque, resterà inappagato, cioè quello di vedere Dio.

Nel canto, inoltre, in linea generale, si appura che Dante apprende come furono salvati i credenti nel Cristo venturo, precisamente, nei versi 1-66; vede, poi, un nobile castello, in cui vivono i poeti, gli eroi e i filosofi. Ma, uno sguardo più approfondito ci consente di focalizzarci soprattutto sul risveglio di Dante, presente nei primi versi (1-24): Dante si risveglia dal sonno a causa di un tuono; si rialza e capisce di essere al di la’ dell’ Acheronte. È nel primo dei nove cerchi in cui è diviso l’Inferno: il fondo è scuro e non vede nulla. Virgilio è angosciato e invoglia Dante a seguirlo; spiega il motivo della sua angoscia, ovvero la presenza, in quel posto, di anime che conosce bene. Ricorda, inoltre, a Dante che la strada da percorrere è lunga e lo conduce all’interno del cerchio. In seguito, nei versi 25-63, l’ attenzione è rivolta all’ ingresso nel Limbo.

Dunque, Dante entra nel Cerchio e percepisce i sospiri delle anime, le quali non subiscono alcuna pena. Allora, Virgilio gli spiega che queste anime non commisero peccati, ma non ricevettero il battesimo, quindi, non possono ricevere la salvezza. Tra di esse vi sono i pagani, i quali non adorarono il Dio cristiano, compreso Virgilio stesso. La loro pena è il desiderio inappagato di vedere Dio. Dante, inoltre, chiede a Virgilio se qualche anima sia mai uscita dal Limbo. Virgilio risponde che, dopo il suo arrivo, vide entrare Cristo trionfante, che portò fuori dal Limbo i patriarchi biblici per poi condurli in Paradiso. Tra di essi, si ricordano, ad esempio, Adamo, Abele, Noè, Mosè , Abramo, David, Giacobbe e i suoi figli,Isacco, Rachele. Virgilio, infine, dice che, prima di loro, nessuno si era mai salvato. Poi, avviene l’incontro con i poeti antichi(versi 25-63). Virgilio e Dante proseguono; quest’ ultimo vede una luce e chiede spiegazioni a Virgilio, la sua guida. Egli risponde che lì vi sono spiriti che in vita hanno ottenuto fama e nell’ Aldilà hanno meritato una distinzione particolare. Dante vede quattro anime farsi avanti. Virgilio gliele presenta: Omero che ha tra le mani una spada, Orazio ricordato come autore delle Satire,Ovidio che ha scritto le Metamorfosi, Lucano che, invece, è autore del Bellum civile.

Queste anime si rivolgono a Dante e Virgilio sorride per questo; Dante è “sesto tra cotanto senno” , cioè viene inglobato nel loro gruppo.

Nei versi finali, notiamo che i sei si avvicinano al punto più luminoso, vedono un nobile castello e riescono a superarlo attraversano sette porte. Così, entrano in un verde prato, dove vi sono gli <<spiriti magni>>. Dante scorge Elettra , Ettore, Enea,Cesare,il re Latino,Camilla,Pentesilea,Lavinia,Bruto,Lucrezia, Giulia, nonché figlia di Cesare,Marzia, la moglie di Catone Uticense, Cornelia, il Saladino. Dante vede anche dei filosofi, come Aristotele, Socrate, Platone, Democrito, Diogese, Anassagora, Talete, Empedocle ,Eraclito, Zenone, Dioscoride; e vede anche dei poeti, scrittori come Cicerone e Seneca; poi, Euclide, Tolomeo,Ippocrate, Avicenna, Galeno.

Dante non può nominarli tutti, interrompe l’elenco. Infine, lui e Virgilio lasciano gli altri quattro e scendono nel secondo Cerchio.

Autore

Originaria di San Salvatore Telesino, laureata in Lettere e Filosofia presso l'Università Federico II di Napoli, si è dimostrata sempre attenta allo studio filologico dei testi letterari e all'aspetto storico-linguistico della lingua italiana. A 21 anni ha esordito con il romanzo introspettivo "Scaffali di ricordi". Attualmente, dedica ampia attenzione agli articoli di impronta storico - culturale e, contestualmente, si occupa di cronaca collaborando con "Il Mattino". Durante i suoi studi ha avuto modo di approfondire la figura poligrafa di Matilde Serao, focalizzandosi sul rapporto tra le tematiche letterarie e i meccanismi narratologici insiti nella sua opera narrativa, in particolare, ne "Il paese di Cuccagna".