Le tradizioni culinarie dell’ Italia meridionale e settentrionale rappresentano un elemento che la contraddistingue nel panorama enogastronomico europeo. I turisti, provenienti da altre zone, infatti, assaporano le bontà della cucina italiana, rimanendo stupefatti dai piatti tipici, come cavatelli , pizza, pane, carne. A tale proposito, un breve percorso culinario, ci consente di focalizzare l’attenzione su un dolce magico, unico, sempre presente sulle tavole del Meridione imbandite per Pasqua. Parliamo proprio della famosa e cosiddetta pastiera napoletana, dal profumo intenso, dalla consistenza morbida e dal sapore accattivante. Un miscuglio di tradizioni cristiana e pagana, un’ emozione nel gustarla, un rito che non si può evitare. Essa è conosciuta anche come pizza di grano, tipica della tradizione partenopea; infatti, secondo la tradizione, ha avuto origine in alcuni conventi di Napoli. In particolare, la sua ideazione si data intorno al XVI secolo e in svariate fonti si riporta che fu pensata dalle suore del convento di San Gregorio Armeno. All’ interno della frolla vi è un impasto ricco di ricotta, canditi, ricoperto da sette striscette che simboleggiano i cardi e i decumani che riprendono, allegoricamente, la mappatura della Napoli antica, greca e romana. In realtà, però, la leggenda sostiene che fu la sirena Partenope a preparare questo dolce con ingredienti semplici, come uova, grano, farina, ricotta, agrumi. Ma, il quadro leggendario non finisce qui, perché un’ altra variante ritiene che ,probabilmente, questi sette ingredienti furono donati dalle mogli dei marinai alla sirena, per ringraziarla della sua protezione sui mariti marinai. In Campania è un dolce che non manca mai a Pasqua, un orgoglio della cultura culinaria meridionale. Di solito, la preparazione inizia il Mercoledì Santo, ma il dolce si assapora il giorno di Pasqua, affinché tutti gli ingredienti mescolati si assestino bene. Attualmente, circolano diverse ricette tramandate dalle nonne e mamme cuoche: il grano va mescolato lentamente, mentre le mani di nonne e nipoti si avvinghiano per preparare la frolla. A questi due elementi attende un imminente riposo, dopodiché si uniscono i sette ingredienti, ovvero farina, ricotta, uova, grano, zucchero, pezzi di agrumi, spezie. Sette ingredienti, sette strisce, il sette assume un’importante simbologia che lega questo dolce alla città Partenopea. Inoltre, da un un miscuglio di dolcezza e sapori, emerge un significato importante, dato dai suoi ingredienti che riflettono la primavera,la fertilità, la bontà.
Solitamente, viene cotta nel forno a legna e il sapore è avvolgente e intenso.
Ma ,oltre alla pastiera napoletana, non si può far a meno di citare la colomba pasquale che già dalla forma emana un senso di pace, amore. Basta guardare la glassa di mandorle di una dolcezza incredibile, per cadere nel cosiddetto “peccato di gola”. La tradizione tramanda che questo dolce è di origine lombarda. Si racconta, infatti, che nel 610 circa la regina Teodolinda accolse dei pellegrini irlandesi, a capo dei quali c’ era San Colombano. Era il momento della Quaresima e il santo si rifiutò di mangiare della carne di selvaggina. La regina e il marito Agilulfo, dunque, considerarono ciò come un’offesa e Colombano muto’ la selvaggina in colombe di pane bianche. Invece, un’ altra variante riportata dalla tradizione ci racconta che nel 572, sempre in area Lombarda, a Pavia, il re Alboino assediò Pavia per diversi mesi e i barbari entrano in città. Allora, gli abitanti di Pavia, per attenuare il loro carattere furioso, dono’ dei dolci morbidi a forma di colomba. Ciò scalzò il pericolo del saccheggio e Pavia ottenne il titolo di capitale del regno. Un dolce semplice, morbido, che si prepara con pazienza e laboriosità. Farina, lievito, acqua , latte sono gli ingredienti primari. Non mancano l’uvetta, la vaniglia, lo zucchero, le arance. Un miscuglio di buon gusto che si mangia a Pasqua, ma non solo, perché è un dolce che, come la pastiera, si può preparare anche in inverno.
