• 1 Marzo 2024
Alimentazione

Unire in matrimonio la verdura con la carne in un letto di crostini abbrustoliti e affogati  nel brodo, è sicuramente la combinazione più riuscita portata sulla tavola dai napoletani nel periodo natalizio.

Un piatto dalle origine molto antiche, dato che una minestra molto simile compare all’interno del libro “De Re Coquinaria” ( una delle prime raccolte di ricette di cucina) di Marco Gavino Apicio, il cuoco che portava sulla tavola, ai tempi dell’antica Roma, pietanze graditissime agli imperatori.

Nella sua minestra Apicio metteva in pentola piselli da cuocere con cervella, tordi, lumache, fegatini, porri e pepe.

Durante il XV secolo, però, periodo in cui gli Aragonesi dominavano Napoli, arrivò tra le mura partenopee la “ olla putrida”, una pietanza iberica a basa di maiale, chorizo, fagioli e verdure da cui pare ebbe origine  la “ menesta ‘mmaretata”. Fu allora che questa minestra fatta di ingredienti poveri ma molto saporita venne legata alla tradizione popolare e ogni 26 dicembre, giorno di Santo Stefano,  sulla tavola dei napoletani non manca mai, anche se oggi la ricetta originale ha subito molte variazioni e interpretazioni.

Ma perché maritata? Nel ‘500 si usava molto spesso questo termine in cucina per indicare piatti in cui ingredienti di vari genere si “sposano” alla perfezione. E quale unione è più riuscita di questa minestra di carne e verdura? Minestra maritata, quindi.

Nasce a Napoli, ma l’usanza di prepararla durante le feste si è diffusa anche nelle provincie seppure con qualche variazione.

Ad Ariano Irpino, per esempio, si prepara con verdure e carne bollita e si mangia sia a Natale che a Pasqua.

A Benevento si prepara usando cicoria, verza e cardilli bolliti con le frattaglie essiccate del maiale e  condita con aglio, finocchietto, peperoncino e sale. Usanza vuole che si consumi il lunedì di Pasquetta.

A Caserta si prepara con broccoli neri, cicoria selvatica, scarole, verza, spinaci accompagnati da vari tipi di carne: manzo, pollo, maiale e salsiccia fresca. Uno solo o anche un po’ di tutti. E si mangia il 26 dicembre.

Inizialmente, ora non più, la minestra maritata napoletana veniva accompagnata dagli “scagliuozzi”, ossia triangoli di polenta fritta.

La preparazione richiede tempo e pazienza.

Provateci. 

Buon lavoro e buon appetito.

MINESTRA MARITATA

(Ricetta classica)

Fare i brodo con una gallina, una costa di sedano, una cipolla, una carota e qualche pomodorino. Non appena si sarà ristretto spengere la fiamma e lasciarlo raffreddare.

Con 500 gr. di carne macinata, un poco di mollica di pane ammorbidita nel latte, aglio, prezzemolo e sale, fare delle polpettine molto piccole.

A parte lessare in acqua abbondante prima la cicoria e poi la scarola. La quantità è secondo il gusto, ma mai meno di un cespo di entrambi.

Togliere dal brodo la gallina, disossarla e tagliare la polpa a fettine.

Passare il brodo al setaccio, avendo cura di togliere prima il grasso formatosi in superficie.

Unire la polpa, le verdure lessate e quando inizia a bollire aggiungere le polpettine e 2 uova intere sbattute con formaggio grattugiato, sale e pepe. Mescolare energicamente in modo che le uova si strapazzano.

Volendo, si può coprire il fondo del piatto  con dei crostini di pane tostato che verranno ammorbiditi dal brodo e gustati con la carne e le verdure.

Autore

Babette è una studiosa di cultura materiale ed in particolare di alimentazione. Si dedica a sperimentare soprattutto piatti d'epoca rivisitandoli senza alterarne la natura. Sta per pubblicare un libro di storia culinaria corredato da ricette