• 14 Giugno 2024
Alimentazione

Nell’antica Roma si festeggiavano i Saturnalia, periodo equivalente al nostro Carnevale, in cui non era più Giove a garantire l’ordine ma Saturno il Dio della festa. I canoni sociali venivano ribaltati, gli schiavi erano liberi di partecipare ai cortei della città vestiti da uomini liberi, potevano anche sedersi a tavola con i loro padroni nei sontuosi banchetti e festeggiare gustando i “frictilia”, dolci di uova e farina fritti nel grasso di maiale, preparati dalle donne in gran quantità data la povertà degli ingredienti e per averne anche durante il periodo della quaresima.

Venivano inoltre distribuiti alla moltitudine di persone che si riversavano nelle strade per festeggiare quello stravolgimento del quotidiano, anche se per pochi giorni.

I “Frictilia” (che altro non sono che gli antenati delle nostre “Chiacchiere”) vengono menzionati da Marco Gavio Apicio nel suo “De re coquinaria” scritto nel primo secolo d.C.:  “Frittelle di uova e farina fritte nello strutto e tuffate nel miele”.

La tradizione di fare questi dolci nel periodo di Carnevale è viva tutt’oggi, con le modifiche fatte alla ricetta base secondo la versione di ogni regione. Anche il nome cambia: “Chiacchiere” a Napoli, in Piemonte e in Liguria “bugie”, nel Lazio “Frappe”, in Toscana “Cenci”, “Galani” in Veneto e in Sardegna “Maraviglias”.

Possono essere ricoperte da miele, fatte con il liquore alchermes che con il suo colore rosso le tinge di rosa, con il cioccolato fondente, (che in origine veniva aromatizzato dal sanguinaccio, sangue fresco di maiale che che gli dava un retrogusto acidulo) o semplicemente spolverate di zucchero.

La ricetta base, però, è sempre la stessa, cambia il nome ma non il dolce.

Per questo possiamo dire che le chiacchiere, seppure con nomi diversi,  le consideriamo,  per il loro gusto uguale in ogni regione,  una leccornia che unisce l’Italia.

Ma perché “chiacchiere”?

Leggenda vuole che siano nate alla corte della regina Margherita di Savoia, moglie di Umberto I.

La sovrana per meglio intrattenere i suoi ospiti durante i salotti di corte, chiese al suo cuoco, Salvatore Esposito, (il creatore della pizza Margherita) dei dolci per accompagnare la conversazione. Furono così servite queste frittelline che proprio per l’occasione vennero chiamate  “Chiacchiere“.

Originariamente venivano fritte nel grasso di maiale, oggi sostituito dall’olio d’oliva o di semi.

C’è anche chi, per motivi salutistici, le fa al forno, ma non  se ne garantisce il gusto .

Comunque, bando alle chiacchiere.

Ecco la ricetta.

Buon lavoro e buon appetito

Chiacchiere

Ingredienti

240 gr. di farina 

20 gr. di burro

20 gr. di zucchero

2 uova

Liquore forte (acquavite, grappa)

1 pizzico di sale

Olio di semi  (per friggere)

Zucchero a velo

Impastate tutti gli ingredienti, regolatevi con il liquore dovrete ottenere un impasto sodo non troppo duro né molle, quindi aggiungetene poco per volta.

Avvolgete l’impasto nella pellicola e fatelo riposare per una mezz’oretta, in questo modo l’impasto sarà più elastico e si stenderà facilmente.

Spianate l’impasto un pezzo per volta, in una sfoglia sottile e con un tagliapasta ottenete delle strisce larghe tre cm circa e lunghe una decina.
Se si utilizza la macchinetta per la pasta, tirate una sfoglia sottile arrivando al penultimo numero.
Fate dei tagli al centro di ogni chiacchiera e friggete in olio profondo caldo.

Fate raffreddare, spolverizzate con zucchero a velo e servite.

Autore

Babette è una studiosa di cultura materiale ed in particolare di alimentazione. Si dedica a sperimentare soprattutto piatti d'epoca rivisitandoli senza alterarne la natura. Sta per pubblicare un libro di storia culinaria corredato da ricette