• 14 Giugno 2024

I pericoli per l’ambiente sono innumerevoli, e non solo dovuti al confermato cambiamento climatico, sul quale l’Europa sta cercando con il green deal di porre degli argini sostanziali, ma derivano anche dalle colture preventivate da un sistema di nuove tecniche, scientificamente avanzato, che pone il mondo agroalimentare ai piedi di una nuova ingegneria genetica, ovvero, una New genomic techniques, un genoma modificato, sinonimo di un nuovo tecnicismo biologico e agroalimentare, che vuol sostituire grandemente le colture rurali secolarizzate.

Parliamo degli OGM, ovvero di quegli organismi, naturali e vegetali, geneticamente modificati, nell’accezione più vera OGM (organismo geneticamente modificato) si intende nel suo significato più intrinseco di organismi: la cui diversità nasce dalla modifica del loro materiale genetico in maniera differente da come avviene in natura, tecnicamente un’alterazione genomica, per avviare con l’accoppiamento e la ricombinazione genetica naturale.

Oggi le principali colture dove gli OGM hanno uno stato di avanzamento di impiego massivo, sono per lo più il mais per il 31%, il cotone il 13%, la soia il 51%, la colza il 5%, che sono i cinque più coltivati al mondo e tra i maggiori produttori gli USA, il Brasile, l’Argentina, l’India, il Canada e l’Europa.

Apportano dei rischi gravosi all’ecosistema, entrando in un surplus di inquinamento genetico o anche detto bioinquinamento, per via di una trasmissione infestante del gene modificato trasferibile ad altre piante, non modificate, attraverso l’impollinazione naturale, creando rischi di reazione allergiche, non sostenibili e non annoverate tra gli studi di una narrativa classica del settore, o determinando forme di intossicazione per il consumatore umano non ancora approfondite e tutelate.

La Commissione europea non pone dei limiti alle autorizzazioni per il commercio, anzi spinge verso altre colture di varietà di organismi geneticamente modificati, altri sette nuovi tipi, di colture che si vanno ad aggiungere agli esistenti, e che implementano una alterazione genetica irrefrenabile, sia sotto forma di tossicità al consumo sia dell’ecosistema delle biodiversità esposte al loro contatto o vicinanza.

Per essere infestanti gli OGM, lo sono in maniera dannosissima, essi attaccano le biodiversità collaterali provocando danni irreparabili all’ecosistema, più dei pesticidi, degenerando in un incremento di diverse forme di bioinquinamento, sminuendo la sostenibilità ambientale a teoria da laboratorio e da panel test sensoriale.

L’inclusione agroalimentare, a protezione del consumatore finale, prevede una percentuale di tolleranza dello 0.9% contenuta nei prodotti agroalimentari con OGM, o derivanti da essi, con chiara dicitura da riportare in etichetta, indicante l’OGM e il nome dell’organismo modificato. Le maggiori modifiche sono scientificamente rilevanti per implementare e sostenere colture massive ed evitare, che la produzione sia attaccabile da insetti da forme di siccità o da altri fenomeni para produttivi, come gli erbicidi.

Essi nascono da ricerche improntate nel 1973 all’Università di Stanford e di San Francisco, per ridurre i tempi di crescita, aumentare il raccolto e ridurre lo stress, e la tolleranza ad altri elementi di produzione, ma oggi, essi si evolvono in TEA, ovvero in Tecnologie di Evoluzione Assistita, tecniche molto più avanzate, infatti la materia si sta implementando in evoluzione, mentre finora  si sono sfruttati particolari enzimi naturali, inseriti in geni isolati dell’organismo da modificare o donatore, veicolati con un vettore, in grado di trasferire il gene nelle cellule da modificare, che abbiamo considerato differente dal transgenico, poiché, in tal caso parliamo di inserimento di DNA derivante in maniera esogena, ossia da un altro organismo, con l’uso di tecniche di biologia molecolare. 

I pericoli per l’ambiente e l’uomo sono per ora incalcolabili, e i diritti ridotti a mera etichettatura da rimuovere, come è prevista da una recente deregolamentazione europea, che andrebbe, a rimuovere gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio, per i nuovi TEA, ovvero piante prodotte con mutagenesi mirata e cis genesi, in effetti parliamo di nuove tecniche di editing genomico mediante transgenesi e con mutagenesi diretta, diverse dagli OGM.

Sono essi meccanismi di miglioramento genetico quasi simili a quelli di ibridazione, non di accoppiamento e ricombinazione genetica naturale come per gli OGM di prima generazione. La cui sperimentazione arriverà presto sulle tavole degli italiani, da quel di Pavia, in un campo di nuova attuazione, anche e assurdamente senza etichettatura, qualora il tentativo di deregolamentazione, prenderà piede a livello europeo, una sperimentazione, pericolosissima che potrebbe contaminare le colture limitrofe senza esserne a conoscenza, sempre grazie all’impollinazione naturale che comunque farebbe da veicolazione.

Certamente la nuova proposta europea è ai margini del rischio, e per contro il divieto di coltivazioni OGM o TEA di nuova generazione sta trovando resistenza, anche perché la stessa Italia nonostante l’ufficialità del divieto ottenuto nel 2016, ha sfondato con Pavia e la sua sperimentazione, ogni indugio e remora di valutazione.

Siamo ad un punto di non ritorno, una biocontaminazione e manipolazione genetica che indurrebbe all’inizio della fine dell’agricoltura biologica, e ad una serie di effetti collaterali per la sicurezza della salute e dell’alimentazione, non potendo più i consumatori, discernere le filiere pure da quelle contaminate.

Si sta compromettendo la transizione green e la transizione agro ecologica, spingendo verso gli enormi interessi massivi delle multinazionali, con infiltrazioni della politica e delle scienze e della loro etica. Ma i veri diritti lesi appartengono ai consumatori in primis e poi ai contadini impoveriti delle sementi e defraudati di un naturale processo di coltura che in natura fa la differenza.

Con i TEA si sogna, in qualità di sostituti degli OGM di rimediare agli errori del passato, perché in realtà, questi ultimi hanno disatteso le predittive produttive, con un utopico scopo di sfamare il mondo, infatti, lo stravolgimento tra natura e tecnica biologica induce ad un’evoluzione forzata delle scienze della vita, stravolgendo la gerarchia naturale del nostro ecosistema, dove il dominio della biotecnologia e dell’agro ecologia, denotano un partenariato con il capitale di turno, sottomettendo il mondo rurale e contadino.

Siamo difronte ad una nuova privatizzazione, che riguarda le biodiversità agricole, i contadini saranno ai margini delle industrie sementire, se le sementi esisteranno ancora, perché una parte delle innovazioni e trasformazioni, intendono proprio ridurre la coltura per sementi, e attivare un altro stadio, del processo produttivo agricolo, dove la coltura artificiale, già proteica e assistita per le carni da laboratorio, potrà riguardare il mondo vegetale, tale da stravolgere ogni filiera di riferimento oggi conosciuta.

Fermare questo sistema di capitalismo estremo, è doveroso, bisogna agire senza scrupoli, i rischi sono elevati e non prevedibili, ancorché pericolosi, questa non è una emancipazione sociale e culturale è l’abnegazione del futuro, un futuro geneticamente modificato, un futuro senza orizzonte.  

Se l’Italia rifiutasse a priori di implementare tali pratiche diventerebbe un Eden senza uguali, un giardino meraviglioso di biodiversità naturali non manipolate o modificate, ma forse una certa politica dedita al soldo di un certo capitale e governance finanziaria, proprio questo non vuole, non vuole che la natura sia l’epicentro delle decisioni e delle dinamiche della vita, e che l’Italia sia rispettosa della sua identità agroalimentare.

Prendere di mira il settore agricolo, vuol dire ridurre le aspettative di una categoria importantissima, gli agricoltori, che nei secoli conserva e protegge il nostro territorio, garantendo salubrità e qualità ai nostri cibi, ma produrre OGM e ora TEA, vuol dire dissacrare la nostra salute, con danni incommensurabili, ai consumatori e all’ambiente, senza possibilità di ritorno.

Un mercato comunitario, che intende creare integrazione politica, deve integrare la valorizzazione rurale, con il consumo e l’ambiente, al fine di omogenizzare con un unico scopo lo stesso fine, la protezione delle biodiversità europee. Bisogna, difendere la vita, partendo dalla sua protezione di base, dal suo legame tra vita rurale e consumo.

Quindi aggiungere alle molteplici battaglie, anche quella contro gli OGM e i TEA, per contrastare il valore manipolato e modificato delle nostre derrate agroalimentari, ed evitare la commercializzazione di prodotti spersonalizzati, senza tracciabilità, perché privi di etichettatura, assolutamente dannosi per il nostro ecosistema rurale e ambientale e per la salute del consumatore finale.

La questione non sembra infatti, ancora risolta a livello di legislazione europea, ma se la volontà politica progressista e il mondo agricolo vogliono subito soluzioni pragmatiche, alle patologie biologiche che attanagliano, come la presenza di nuovi insetti invasivi derivanti anche dal cambiamento climatico, e la filiera italiana si avvicina alla genetica green con il sostegno di comitati di categoria come la Coldiretti, una politica riformista deve frenare ciò, con resilienza e sostenibilità nel rispetto delle biodiversità  e distintività agricola italiane e europea.  

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”. Ha in preparazione altri due saggi sull’identità e sulla politica europee.