• 14 Giugno 2024
Editoriale

Manca pochissimo al 29 maggio 2024, all’Evento tanto atteso da tutti i Fedeli e Pellegrini, da tutti i devoti alla Madonna del Roseto. Da ogni parte d’Italia partiranno per   ritrovarsi nel cuore del Mondo, che pulsa e che unisce i popoli ad acclamare per la gioia immensa che unisce e che impreziosisce d’amore e di pace . Tutti insieme nella più bella piazza, al centro del Pianeta, oltre il  Santo colonnato dove il Pontefice incoronerà la Nosta Effige che rappresenta per noi la Mamma di tutti i figli protetti dal Suo manto.

          “MARIA MO’ SE N’CORONA, SE LEVA DAL SUO TRONO E AL CIELO SE NE ANDO’  “

 E sarà così che i fedeli sentiranno i versi di questo antico canto rinnovarsi passo dopo passo lungo la strada che li condurrà da Papa Francesco, ai piedi di Quella Madonna Benedetta proveniente da un paesino piccolissimo, da un Santuario dove le Rose sono il simbolo di armonia e Amore.

                  29 maggio 2024 …ad un passo da un nuovo meraviglioso capitolo di Fede!

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Immaginiamo di sorvolare con un drone la nostra Italia, una terra meravigliosa ricca di cultura e di storia, che ha come capitale l’eterna Roma, Caput Mundi. Nel cuore del mondo sorge il Vaticano che unisce l’umanità nella fede accogliendo tutti senza escludere nessun uomo che appartenga ad altri credo. Il Nostro Pontefice Papa Francesco nasce come Jorge Mario Bergoglio il 17 Dicembre 1936 a Buenos Aires e diventa il 266’ Papa   della Chiesa Cattolica il 13 Marzo del 2013. Con la sua umiltà e semplicità ha conquistato anche i marmorei cuori lontani dalla fede, la sua povertà ha riscritto le regole della chiesa iniziando dalla scelta del suo nome come Pontefice, Francesco! Una scelta spontanea e sentita pensando al giovane cavaliere che rinunciò a tutti i suoi beni materiali per diventare il poverello di Assisi, egli ha voluto proclamare il bisogno di una Chiesa povera per i poveri, San Francesco come simbolo di povertà e di pace, di sacrificio e di custode del creato. Dal centro del mondo il drone si sposta dirigendosi oltre il golfo di Napoli, oltre il Vesuvio, sorvola Pompei, le alture di Caiazzo, la Reggia di Caserta progettata dal grande Luigi Vanvitelli, l’acquedotto Carolino, sorvola il Matese, il letto del fiume Calore e poi si dirige verso il monte delle Rose a Solopaca in provincia di Benevento, appartenente alla catena del Taburno/Camposauro, dove si ferma atterrando sui gradini ai piedi di una chiesa. Ma non è una semplice chiesa di montagna, è un luogo che non lo si può   raccontare solo con riferimenti storici e architettonici ma soprattutto come emozioni che nel tempo si sono tramandate attraverso i sentimenti del popolo. La Chiesa nasce come abbazia intorno all’anno mille anche se i primi riferimenti risalgono al 1214. La comunità monastica ebbe termine intorno al 1595 e purtroppo non essendoci più gli abati ed i monaci la chiesa cadde nel degrado. Fu ristrutturata intorno al 1747 da Mons. Falagola su richiesta del popolo ma un forte terremoto la distrusse nel 1805. L’Immagine Sacra della Vergine Maria ne restò illesa e fu portata nella Chiesa di San Mauro dove vi rimase nascosta e quasi dimenticata proprio lì dove venne messa al sicuro. Nel 1844 Solopaca fu colpita da una grave siccità e carestia che mise a dura prova le terre e in ginocchio i contadini del paese. Il popolo esausto e disperato si affidò alla preghiera, rispolverarono la Statua della Madonna del Monte delle Rose custodita da tempo, le misero gli abiti ripuliti e ricuciti, il mantello azzurro e la corona dalle dodici stelle simbolo di regalità che non appartiene a questo mondo, dodici come 12 furono gli apostoli, dodici stelle come le 12 tribù d’Israele ed Ella al centro del popolo di Dio e di tutta la comunione dei Santi. La portarono in processione chiedendoLe la Grazia di far terminare con una copiosa pioggia la terribile calamità e promettendo in cambio di ricostruire la chiesa che il terremoto distrusse. E accadde subito il miracolo richiesto una pioggia bagnò le terre e gli uomini ponendo fine alla carestia! I fedeli ricostruirono mattone su mattone la chiesa, il campanile, posizionarono la campana e l’Immagine della Madonna la riportarono in processione facendo voto di portarla a piedi in spalla, dal monte al paese il primo lunedi di giugno e  che il primo lunedi di settembre Ella fosse riportata sempre in processione a piedi e in spalla dal paese al monte. Da allora ogni anno il voto viene rispettato ed i fedeli non solo di Solopaca ma ormai da ogni parte del mondo prendono parte all’appuntamento che si tiene ogni anno.

Nell’anno 2018 viene assegnato dalla Curia un sacerdote, Don Antonio Raccio, nato il 2 Gennaio 1977 a New Heven,  negli Stati Uniti da genitori italiani. Egli aveva frequentato il seminario minore di Cerreto sannita dove si diplomò al liceo classico continuando il suo cammino di studi accademici presso il seminario Maggiore di Napoli e conseguendo il Bacellerato al Pontificio Seminario sezione San Luigi . Nel 2003 viene ordinato sacerdote ricoprendo subito la carica di parroco delle parrocchie San Silvestro Papa e San Pietro a Romagnano in Sant’Agata De’ Goti, poi nel 2011 cappellano del nosocomio Sant’Alfonso dei Liquori e vicedirettore pastorale in Sant’Agata De’ Goti. Il suo interesse è da sempre rivolto nell’aiutare i più deboli e per questo motivo fu nominato Direttore Ufficio Famiglia e Direttore della Migrantis. L’ impegno nell’aiutare i più bisognosi si riflette anche nell’apportare miglioramenti in ogni parrocchia assegnatagli, cercando con l’aiuto dei fedeli generosi di far prosperare ogni minima offerta ristrutturando anche la più piccola pietra scalfita, per assicurare che la casa del Signore fosse sempre un luogo ben curato per accogliere i fedeli. E proprio come l’Apostolo Pietro, Don Antonio si fece pescatore di anime operando ogni giorno per avvicinare alla fede i timorosi e realizzando opere sempre nuove per la comunità parrocchiale. Giunto a Solopaca prese immediatamente a cuore la piccola chiesetta sul monte delle rose e fu colpito dalla dolcezza dell’immagine Sacra della Vergine Maria e dalla fervida venerazione che legava il popolo all’Amata Mamma delle rose, tanto da iniziare subito a prendersi cura personalmente della pulizia di ogni luogo adiacente la chiesa insieme ai volontari della comunità. Qualche anno fa dopo la prima visita del Vescovo Monsignor Giuseppe Mazzafaro alla comunità solopachese, il  suddetto parroco Don Antonio Raccio, lo portò a conoscenza che la chiesa del roseto, appellata dai fedeli erroneamente e solo per affetto “Santuario del Roseto”, non aveva mai avuto nessun Decreto Regio che la riconoscesse come Santuario Mariano ma era catalogata come “Chiesa Rupestre” sotto la giurisdizione della Parrocchia di San Mauro. Il Vescovo interessandosi alla questione, prontamente incaricò il vicario generale di approfondire la cosa. Difatti nessun carteggio riportava la chiesa del Roseto con la definizione di Santuario, una titolazione data esclusivamente a furore di popolo nel manifestare una fede insindacabile per il loro luogo sacro.  Il 25 Marzo 2022 il Vescovo Diocesano   (Diocesi di Telese-Cerreto-Sant’Agata de’Goti) S.E. Rev.mo   Mons. Giuseppe Mazzafaro    concede  il titolo  che sancisce a tutti gli effetti la Chiesa di Maria Santissima del Roseto SANTUARIO MARIANO DIOCESANO e  il 29 Maggio 2022 per conservarne il ricordo viene posta una targa commemorativa sulle mura del Santuario. . La Vergine Santa appare nella Cripta, minuta, gentile e delicata, dal volto delicato e gli occhi pieni di amore per la sua gente. Nella mano destra stringe delle rose e sul petto suo figlio il Bambino Gesù. Quel dolce viso, l’abito di colore rosso e oro ed il mantello del colore del cielo ricoperto di stelle così come la sua corona restano il simbolo di una immagine ormai scolpita nel cuore  di ogni pellegrino. Il Canto più antico che lega i fedeli alla Madonna del Roseto è la conta simbolica di ogni stella della corona. Un canto che ad ogni processione accompagna passo dopo passo i fedeli mentre scendono dal monte lungo un cammino irto e scosceso fino al momento che arriva nella Chiesa del SS.Corpo di Cristo in paese dove resterà per i tre mesi estivi adorata e onorata con diverse celebrazioni dai fedeli. Un canto che tutti intonano, grandi e piccini con tutto il fiato e la devozione, tutti cantano in un solo coro  con passione il canto che inizia la descrizione  dalla prima stella posta sulla corona arrivando alla dodicesima… : “E DODICI SO’ LE STELLE, MARIA  MO’ SE N’CORONA SE LEVA DAL SUO TRONO E AL CIELO SE NE ANDO’…”  nel ripetere questa frase il significato diventa talmente forte per chi ha fede da arrecare una tale emozione che quasi fa sobbalzare il cuore. L’incoronamento della Madonna!  Come sempre e da sempre molti sono i fedeli che si ritrovano al Santuario a pregare l’Amata Vergine, a Lei si portano le richieste di lenire i dolori ai malati, di guarirli, di portare serenità, si piange e ci si dispera pregando ai Suoi piedi affinché si trovi la Pace.  Tante le storie narrate dai nostri Avi di preghiere ascoltate ed esaudite. Ognuno custodisce un ricordo, ne associa una preghiera espressa ed accolta ed ognuno ne è testimone nel tramandare.

Il 12 Aprile 2024 arriva la comunicazione ufficiale dal parroco di Solopaca e rettore del Santuario del Roseto Don Antonio Raccio di un evento importantissimo …

“AL TERMINE DELL’UDIENZA GENERALE DI MERCOLEDI 29 MAGGIO 2024 p.v.

IL SANTO PADRE FRANCESCO BENEDIRA’ E INCORONERA’ CON L’ANTICO STELLARIO E LA CORONA LA SACRA EFFIGIE DI MARIA SANTISSIMA DEL ROSETO”

Il 12 Aprile, con grande gioia ed immensa Fede viene annunciato un evento che rimarrà per sempre nella storia del nostro paese. Un sacerdote nato a New Heven recupera l’Antico Stellario e la Corona originale di Maria Santissima del Roseto provvede ad immediato restauro e chiede al Pontefice nato a Buenos Aires di Incoronare Personalmente la Sacra Effige di Maria venerata in un piccolo comune della Campania a Solopaca (BN). Un prezioso significato che unisce ancora una volta la fede nel Mondo e che simbolicamente rappresenta il trionfo in questo brutto momento storico del mondo. Il volo del drone riparte dalla scalinata del Santuario del Monte dirigendosi verso la Capitale del Mondo, dal Papa dei poveri, dalla sua umiltà. Il papa povero che si è dato il nome di Francesco, il frate povero incoronerà la Vergine Maria del Monte delle rose. Un messaggio che entra nella carne così come un brivido che si prova nel guardare il mondo che cade ai piedi della guerra, di bambini ai quali vengono spenti i respiri, alle tante donne vittime di follie inspiegabili e disumane. Ed è proprio con un piccolo grande gesto che Maria si lascia incoronare con il simbolo di regalità sovrana al di sopra di ogni cosa da un frate povero, dal Papa Umile. Sia l’umiltà a benedire ogni terra bombardata, sia la povertà a benedire i Sovrani ed i potenti delle nazioni che si dissanguano per conquiste disumane. La Madre del Figlio dell’Uomo si lascia cingere il capo dalla corona dalle 12 stelle, dalla Pace, dalla Bontà, dall’Umana sensibilità dei cuori semplici che siano essi uomini forti, che siano essi ricchi o che siano essi simbolo di potenza. Il Papa rappresenta La Chiesa, pietra innalzata dal Cristo che per noi morì sulla croce immolandosi per la nostra salvezza, pietra dopo pietra, tante le chiese costruite dai 12 apostoli in tutto il mondo per il mondo.   E sia l’immagine sacra di Maria rimasta per anni dimenticata in una piccola stanza di una parrocchia di un paesino ai piedi del Taburno e l’immagine del Papa povero  l’incontro fra la bontà e la necessità di ritornare alla povertà che rende l’umanità ricca di semplicità. Il simbolismo numerico con le 12 stelle, la corona della Madonna; 12 apostoli, il Pontefice apostolo del Signore, 12 aprile 2024 l’annuncio dell’evento. Si rafforzi la Fede, si ritorni ad essere sensibili dinanzi al valore della vita. Si continui a portare a Lei le richieste di lenire i dolori ai malati, di guarirli, di portare serenità, si pianga ancora pregando ai Suoi piedi affinché si trovi la Pace.  Mai come in questo momento il mondo necessita di pace per sopravvivere. Abbiamo bisogno di ritrovare la Fede dimenticata, abbiamo la necessità di spolverarla da cumuli di polvere e di rivestirla di amore per il prossimo, di rimetterci umilmente nelle mani del Signore. Sia dunque questo il messaggio che l’evento dovrà significare per il mondo intero…Benediciamo il capo di ogni uomo nella ricerca di Pace verso l’Umanità. Ed insieme rivolgiamo alla Vergine santissima la preghiera a Lei dedicata dal popolo solopachese:

Vergine Santissima,

Tu ispirasti i nostri antenati ad edificare un tempio

Sul solitario Monte delle Rose,

dove siedi Regina.

Volgi, da questo trono di misericordia e di grazia,

gli occhi Tuoi a chi Ti invoca

“Mamma del Roseto “.

Lo sguardo Tuo dolcissimo,

che ha attratto tante generazioni e confortato tanti afflitti,

ci ispira fiducia di essere esauditi.

Ai Tuoi piede deponiamo le nostre preoccupazioni,

le nostre miserie e i nostri desideri,

implorando il Tuo aiuto.

Ascolta la supplica di chi ti invoca

“Salute degli infermi” e “Consolatrice degli afflitti”.

Sotto il Tuo manto saremo protetti nei pericoli,

confortati nelle angustie,

sostenuti nel quotidiano lavoro,

aiutati nell’impegno di testimonianza a Cristo.

Fa’ che noi tutti, esuli e pellegrini,

possiamo giungere all’Eterna Salvezza.

Dal Tuo Monte Santo, da secoli asilo di pace,

continua, cara Mamma nostra del Roseto,

ad elargire grazie e benedizioni alle nostre famiglie,

ai nostri cari lontani e a tutti i Tuoi devoti.

Amen

Autore

Carmela Picone nasce nel 1969 a Solopaca , in provincia di Benevento. Dopo aver conseguito il Diploma di Maturità Classica, leggendo Pirandello scopre la passione per il teatro. Partecipa e vince un concorso letterario con La Libroitaliano Editore e vede le sue poesie pubblicate in un’antologia. Scrive il romanzo “Gocce d’Amore” che ottiene immediato successo tanto da interessare un regista romano che chiede all’autrice di scrivere una sceneggiatura tratta dal proprio libro per la progettazione di un film. Nel 2021 scrive “La poesia delle parole semplici” una silloge pubblicata dalla Atile Editore. Le passioni restano la scrittura, i viaggi ,la recitazione e la pittura . Ama molto viaggiare, scoprire nuove culture, ammirare nuovi paesaggi e far tesoro delle emozioni che ne scaturiscono dopo ogni luogo ammirato. La sua ambizione più grande resta quella di promuovere il territorio nel quale è nata, e dove oggi s’impegna nel sociale per tenere vive le tradizioni e per portare alla conoscenza di tutti la meraviglia e i tesori della sua terra. piccola perla del Sannio.