• 14 Ottobre 2026
Editoriale

C’è un momento nella vita in cui bisogna avere il coraggio di capire quando è il momento di fermarsi. Non è debolezza. È la più alta forma di saggezza, è un atto d’amore verso se stessi.

Siamo cresciuti credendo che fermarsi sia perdere. Che dire “basta” sia tradire, sia deludere, sia fallire. Che se lasciamo un lavoro, una carica, un titolo, un impegno che abbiamo amato, allora non valiamo più nulla. Non è vero.

Un lavoro, una carica, un’attività, qualsiasi essa sia, non ha più nessun valore nel momento in cui la salute sfida il corpo nella realtà. Quando il corpo dice no. Quando il cuore batte troppo forte, quando il respiro si fa corto, quando le notti diventano insonni e le giornate pesanti come pietre.

Che valore ha una scrivania, un successo, un applauso, se per tenerli devi perdere te stesso?

Bisogna saper dire basta. Basta ai limiti imposti dagli altri: “Devi fare di più, devi essere più forte, devi resistere”. E basta, soprattutto, ai limiti che ci imponiamo da soli, per orgoglio, per paura di non essere abbastanza.

Fermarsi non è cedere. È riconoscere il limite umano come una soglia sacra. Perfino Dio, dopo aver creato il mondo, il settimo giorno si è fermato. Non perché era stanco, ma per insegnarci che il riposo è parte della vita. Che senza riposo non c’è creazione.

Bisogna assecondare i bisogni senza forzare il vivere. Il corpo ci parla. Ha un suo linguaggio soave e terribile. Ci chiede acqua, ombra, silenzio, pianto, lentezza. Noi invece lo forziamo. Lo tiriamo come una corda fino a spezzarlo.

Assecondare i bisogni non è viziarsi. È ascoltarsi. È avere il rispetto di dire: oggi ho bisogno di stare fermo. Oggi ho bisogno di non rispondere. Oggi ho bisogno di non fare niente. E farlo senza senso di colpa. Bisogna avanzare passo dopo passo, per godere giorno dopo giorno il nostro tempo. Noi vogliamo correre. Vogliamo fare tutto e subito. Ma la vita non è una corsa, è un cammino. Se corri, non vedi nulla. Non senti più il profumo delle cose, non incontri più nessuno, non ti incontri più.

Un passo alla volta. Oggi un passo. Domani un altro. E ogni passo, se è fatto con amore e con verità, è già una vittoria. Non rimandare la gioia a quando “starò meglio”, a quando “avrò finito”. La gioia è adesso, in questo respiro che riesci ancora a fare. E infine, non sentirti attaccato, non sentirti giudicato. Fermarsi non è sconfitta.

Chi ti dice che sei uno sconfitto perché ti fermi, non ti ha mai amato davvero. Fermarsi è la ricerca della vittoria più grande e più vera: continuare a vivere ancora.

Non vivere per dimostrare qualcosa a qualcuno. Ma vivere per vivere. Per amare ancora un giorno, un mese, un anno. Per vedere ancora un’alba. Per abbracciare ancora chi ami. Per esserci. Il più grande atto di coerenza è questo: dire a se stessi “Io valgo più del mio ruolo. La mia salute vale più della mia carica. La mia vita vale più del mio lavoro”. Fermati, allora. Senza vergogna. Senza paura. Non stai abbandonando il campo. Stai scegliendo il campo più importante: quello del tuo cuore, quello della tua vita.

Autore

Carmela Picone nasce nel 1969 a Solopaca , in provincia di Benevento. Dopo aver conseguito il Diploma di Maturità Classica, leggendo Pirandello scopre la passione per il teatro. Partecipa e vince un concorso letterario con La Libro italiano Editore e vede le sue poesie pubblicate in un’antologia. Scrive il romanzo “Gocce d’Amore” che ottiene immediato successo tanto da interessare un regista romano che chiede all’autrice di scrivere una sceneggiatura tratta dal proprio libro per la progettazione di un film. Nel 2021 scrive “La poesia delle parole semplici” una silloge pubblicata dalla Atile Editore. Le passioni restano la scrittura, i viaggi ,la recitazione e la pittura . Ama molto viaggiare, scoprire nuove culture, ammirare nuovi paesaggi e far tesoro delle emozioni che ne scaturiscono dopo ogni luogo ammirato. Coautrice del libro "Incatesimi e magie dal Matese al Sannio" , è pubblicista iscritta presso l'ODG Campania; Presidente dell'Associazione Il Cenacolo rosa del Roseto. La sua ambizione più grande resta quella di promuovere il territorio nel quale è nata, e dove oggi s’impegna nel sociale per tenere vive le tradizioni e per portare alla conoscenza di tutti la meraviglia e i tesori della sua terra , piccola perla del Sannio.