• 1 Marzo 2024

Un giorno, il Conte Marco Pilla, artista araldico e nobile dei Conti Pilla di Pavia, decise di fare un viaggio a Benevento, la città che fu sede di uno dei più potenti principati longobardi. Voleva ammirare le opere d’arte e i monumenti che testimoniano la gloria di quel popolo, di cui si sentiva erede. Tra questi, c’era l’Arco di Traiano, che fu eretto in onore dell’imperatore romano che concesse la cittadinanza ai Longobardi, e il Ponte di Annibale, che fu costruito dal generale cartaginese che si alleò con i Longobardi contro Roma.

Arrivato a Benevento, il Conte si recò in un albergo di lusso, dove prenotò una suite con vista sull’arco. Si cambiò i vestiti, indossando un abito elegante e un cappello a cilindro, e uscì per fare una passeggiata. Lungo la strada, incontrò un uomo vestito di stracci, con una zampogna in spalla e un cappello bucato in testa. Era Rinaldo Pilla, un autore di origini beneventane, che si faceva chiamare il “Duca di Benevento”. Rinaldo era un appassionato di storia e cultura sannitica e longobarda, e aveva scritto diversi saggi e articoli sul tema. Ma non aveva mai avuto successo, e viveva in povertà, suonando la zampogna per le strade e raccontando barzellette ai passanti.

Quando Rinaldo vide il Conte, lo riconobbe subito per il suo cognome e per il suo aspetto distinto. Pensò che fosse un parente lontano, e si avvicinò a lui con familiarità.

– Buongiorno, signor Conte! – esclamò Rinaldo con un sorriso. – Sono Rinaldo Pilla, il Duca di Benevento. Siamo parenti, sa?

Il Conte lo guardò con stupore e disgusto. Non poteva credere che quell’individuo squallido e miserabile portasse lo stesso cognome di lui, e si spacciasse per un duca. Si sentì offeso e indignato, e rispose con freddezza.

– Mi scusi, signor Pilla, ma io non la conosco. E lei non è un duca, ma un impostore. I duchi di Benevento erano i principi longobardi, che regnarono su queste terre con onore e potenza. Lei non ha nulla a che fare con loro, né con me. La prego di lasciarmi in pace.

Rinaldo non si perse d’animo, e replicò con ironia.

– Oh, ma come può dire così, signor Conte? Lei e io siamo figli della stessa stirpe, quella dei Longobardi. Lei discende da Alboino, il re che conquistò l’Italia nel 568, e io discendo da Arechi II, il principe che fece di Benevento uno stato indipendente e fiorente nel 774. Siamo entrambi eredi di una grande tradizione, che dobbiamo onorare e difendere.

Il Conte sbuffò, e disse con sarcasmo:

– Sì, certo. E io sono Arlecchino, il buffone che fa ridere la gente con le sue burle e le sue pezze. Lei non sa nemmeno chi fosse Arechi II, e cosa fece per Benevento. Mi faccia il piacere, e torni al suo posto.

Rinaldo rise, e disse con malizia:

– Ah, ma io so benissimo chi fosse Arechi II, e cosa fece per Benevento. E le posso dimostrare che sono suo discendente, con una semplice barzelletta. Vuole sentirla?

Il Conte era stufo di quell’importuno, e voleva liberarsene al più presto. Pensò che ascoltando la sua barzelletta, avrebbe avuto modo di umiliarlo e di mandarlo via. Accettò quindi la sfida, e disse con disprezzo.

– Va bene, faccia pure. Ma sappia che se non mi farà ridere, la denuncerò per truffa e oltraggio.

Rinaldo annuì, e cominciò a raccontare la sua barzelletta.

– Allora, è carnevale e uno vestito da Arlecchino entra nel ristorante e dice: Il Duca di Benevento? L’oste risponde: Arlecchino? Allora l’ospite dice: Scusi? L’oste ribatte: Eh no, Arlechi II, prego si accomodi. Arlechi II era il Duca di Benevento.

Il Conte rimase impassibile, e non rise affatto. Non capiva il senso della barzelletta, e la trovava stupida e insensata. Guardò Rinaldo con disprezzo, e gli disse con rabbia.

– Ma che razza di barzelletta è questa? Non ha né capo né coda, e non fa ridere nemmeno i polli. Lei è un pessimo comico, e un peggior duca. Mi vergogno di portare lo stesso cognome di lei. Vada via, e non si faccia più vedere.

Rinaldo sorrise, e disse con orgoglio.

– Mi dispiace, signor Conte, ma lei non ha capito la barzelletta. E questo dimostra che lei non è un vero longobardo, ma solo un presuntuoso snob. La barzelletta è una tecnica mnemonica, che serve a ricordare il nome del Duca di Benevento. Arlechi II, infatti, era il nome latino di Arechi II, il principe che fece di Benevento uno stato indipendente e fiorente nel 774. Arlecchino, invece, è il personaggio carnevalesco, vestito di pezze, che fa ridere la gente con le sue burle. La barzelletta, quindi, è un modo per esaltare la figura di Arechi II, e per deridere quella di Arlecchino. E lei, signor Conte, assomiglia più ad Arlecchino che ad Arechi II. Lei è solo un buffone, che si vanta di essere un nobile, ma che non sa nulla della sua storia e della sua cultura. Io, invece, sono un duca, che si fa chiamare così per onorare la memoria dei miei antenati, e che conosce bene la sua storia e la sua cultura. Ecco perché io sono il Duca di Benevento, e lei è solo il Conte di Pavia.

Il Conte rimase senza parole, e si sentì umiliato e confuso. Non sapeva cosa rispondere, e si voltò per andarsene. Rinaldo lo salutò con un gesto, e disse con soddisfazione.

– Arrivederci, signor Conte. E buon carnevale.

Autore

Rinaldo Pilla è un traduttore e libero professionista nato a Torino, ma originario del Sannio e attualmente risiede a Fermo, nelle Marche. Ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella di Napoli per poi conseguire una laurea presso la Nottingham Trent University e successivamente un master in sviluppo e apprendimento umano dopo il suo rimpatrio dagli Stati Uniti. È un autore molto prolifico, che vanta una vasta e approfondita produzione letteraria sul tema dell’antichità, con particolare attenzione al periodo del I secolo d.C. e alla storia e alla cultura dei Sanniti, un popolo italico che si oppose e si alleò con Roma. Tra le sue opere, si possono citare romanzi storici, saggi, racconti e poesie, che mostrano una grande passione e una grande competenza per il mondo antico, e che offrono al lettore una visione originale e coinvolgente di quei tempi e di quei personaggi. Questo autore è considerato uno dei maggiori esperti e divulgatori dell’antichità, e in particolare del Sannio, una regione storica che ha conservato molte testimonianze e tradizioni della sua antica civiltà.