• 11 Aprile 2026
Itinerari

Visitare i borghi più belli del nostro Paese, ci consente di venire a conoscenza della storia, cultura e tradizioni culinarie, ma anche scovare usanze antiche  tipiche del territorio. Dunque, per “assaporare” un clima temperato sub-continentale e per toccare con mano le nevicate che imbiancano i tetti delle case e le pendici dei monti e le strade, San Bartolomeo in Galdo è il luogo ad hoc; si tratta di un borgo collinare della Campania che -come altri comuni campani, vale a dire San Pietro, Mignano Monte Lungo, Lacedonia- confina con la Puglia e il Molise. Il territorio, che domina la valle del Fortore, è ammantato dalla vegetazione rigogliosa di boschi, vigneti e uliveti. A tale proposito, ricordiamo il bosco Montauro situato sul monte Taglianaso, ricco di querce e faggi. Il nome del paese, etimologicamente rimanda all’apostolo San Bartolomeo, le cui reliquie furono portate dall’isola di Lipari a Benevento nell’ 838, dal principe longobardo Sicardo. Galdo, invece, potrebbe derivare dal latino “gualdus o guualdum”, cioè bosco. Il paese è costituito da circa 4193 abitanti e si trova in provincia di Benevento. Però, a far diminuire nel Cinquecento e Seicento il numero degli abitanti fu il susseguirsi di terremoti, cattivi raccolti e svariate epidemie, come la peste del 1656. Da punto di vista territoriale, Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia cita il fiume Fortore  come “Fertor”; quest’ultimo nasce dall’unione di quattro corsi d’acqua, ovvero il Foiano, il San Pietro, il Montefalcone e il Fiumarelle, sul monte Altieri e convergono a Facchiano, una località adiacente a San Bartolomeo in Galdo. Uno sguardo al passato storico, inoltre, ci consente di venire a conoscenza del fatto che il borgo fu abitato da diverse popolazioni, come i Sanniti, poi, i Corneliani o Liguri Bebiani. Nella zona di Castelmagno, un po’ di tempo fa, nel lontano 1989, sono state portate alla luce le iscrizioni e il cippo sepolcrale del 198 d.C. in omaggio a Giunone. Il territorio fu abitato anche dai Longobardi, Normanni, Svevi con la trasformazione dei gastaldi in contee. Infine, nel 1255 dopo la disfatta dei Saraceni di Lucera, il borgo fu consegnato all’abbazia benedettina di Santa Maria di Gualdo Mazzocca. Nella prima metà del trecento l’abate Nicola da Ferrazzano stabilì di fondare San Bartolomeo in Galdo, ma chiese l’approvazione a Roberto d’Angiò, re di Napoli. Così, poco dopo, fu edificato il villaggio che divenne dimora dei vescovi di Vulturara e alla popolazione si unirono gli abitanti delle località di Santa Maria in Ripa, Sant’Angelo in Vico, Santa Maria in Castelmagno, sterminati dagli eserciti che lottavano contro Carlo VIII di Francia. In età moderna, il nucleo abitato fu circoscritto da mura e si poteva entrare da porta della Croce, porta Murorotto, porta Vicaria o Portella, porta Provenzana e porta San Vito. Il borgo, ricco di palazzi nobiliari, fu gestito dai De Capitaneis, dai Guevara, dai Carafa, dai Ferrante, dai Gonzaga, dai Caracciolo e dagli Spinelli. Nel 1647 ci fu una rivolta popolare che divampò a Napoli contro l’aumento dei prezzi; in particolar modo, Napoli in questo periodo era controllata dagli Spagnoli e attraversata da una crisi: furono imposte pesanti delle tasse che appesantirono lo status economico del popolo. Si elevò, così, un malcontento da parte del popolo e il pescivendolo Tommaso Aniello d’Amalfi detto Masaniello, il 7 luglio 1567, a
Napoli, in Piazza Mercato, guidò la rivolta dei venditori che erano contrari alla tassa sulla frutta. “Viva il Re di Spagna, mora il mal Governo e fora le gabelle”: il popolo napoletano insorse. E’ interessare notare che a questa insurrezione, guidata da Masaniello, prese parte anche il borgo di San Bartolomeo in Galdo. In seguito, nel Settecento fu costruita la Chiesa madre e una fontana in piazza Garibaldi per decisione del cardinale Gurtler. Successivamente, fu soppressa la feudalità, aboliti i monasteri e nel 1861 il paese ,con il Regno d’Italia, divenne capoluogo nella provincia di Benevento. Ma, già all’altezza del 1983 apparteneva alla diocesi di Benevento. Il borgo storico è ricco di monumenti e architetture religiose interessanti da visitare, come la Chiesa madre  che domina la scenografia con il suo campanile a torre. Essa fu riconsacrata nel 1703 dal cardinale, arcivescovo di Benevento Vincenzo Maria Orsini; per un periodo di tempo, ebbe la valenza di cattedrale della diocesi di Vulturara. Infine, ricordiamo la Chiesa dell’Annunziata, la Chiesa della Santissima Immacolata Concezione, la Chiesetta di Sant’Antonio abate, il Convento dei Frati Minori, la Chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Autore

Originaria di San Salvatore Telesino, laureata in Lettere e Filosofia presso l'Università Federico II di Napoli, si è dimostrata sempre attenta allo studio filologico dei testi letterari e all'aspetto storico-linguistico della lingua italiana. A 21 anni ha esordito con il romanzo introspettivo "Scaffali di ricordi". Attualmente, dedica ampia attenzione agli articoli di impronta storico - culturale e, contestualmente, si occupa di cronaca collaborando con "Il Mattino". Durante i suoi studi ha avuto modo di approfondire la figura poligrafa di Matilde Serao, focalizzandosi sul rapporto tra le tematiche letterarie e i meccanismi narratologici insiti nella sua opera narrativa, in particolare, ne "Il paese di Cuccagna".