• 21 Maggio 2024
Editoriale

In cosa consiste la forza delle idee? qualora, esse sono morali, e valoriali, pare che si prestino ad una applicazione estensiva, e al contempo possono essere il motore di spinta a favore di una democrazia non solo nazionale, ma ancor più sovranazionale, e consentono implicazioni ed applicazioni anche extra   internazionali.  Quando poi l’etica comportamentale, giuridica e politica si congiunge ad un pragmatico interesse economico, ciò formula il discernimento per strategie di azione di partenariato che promuovono prospettive di collaborazione e di benessere diffuso nei settori di riferimento e nei territori considerati, al punto tale da implementare il sistema e orientarlo economicamente verso una reale politica di integrazione, sviluppata non solo per il sistema Europa ma anche per le nazioni di vicinato e oltre.

Il Mediterraneo è l’ombelico commerciale, di molteplici paesi che da frontalieri dell’Europa da secoli, e millenni, lo attraversano allo scopo di sviluppare scambi di ogni sorta, l’Europa mediterranea ha infatti, assunto un ruolo, via via sempre più importante, nello scenario di rilevanza politico-mondiale, strategico e fondamentale. Ignorare le sue infinite possibilità economiche, sia in termini di economicità ed efficacia, al fine di creare un benessere politico diffuso, significa non aver una visione futuribile, non possedere una mente proiettata politicamente verso l’avvenire europeo. Inoltre, una visione simile consentirà all’Europa di promuovere non solo una crescita inclusiva, ma anche solidale, generando benessere economico e favorendo sviluppo, impedirà e diminuirà la clandestinità consolidata dei traffici umani, che riscopriranno un innovato motivo di invertire la rotta forzata verso l’Europa, poiché l’Europa sarà essa stessa a raggiungere i territori interessati per fare sistema e generare benessere e condizioni di stabilità. Vero è che finora si è sempre guardato al vicinato meridionale nel mediterraneo non ponendo l’accento su quote di investimento considerevoli, per favorirne una priorità di investimenti dell’Unione Europea.

Inoltre, si è sempre guardato al Mediterraneo con una superficialità di prospettiva: esso non è solo un patrimonio da tutelare, perché è un mare di rara bellezza, ma sulle sue coste si affacciano ben quindici Nazioni con culture e risorse uniche, sulla costa settentrionale, e tredici sulla costa meridionale, è il mare dove si intrecciano interessi commerciali notevoli, basti pensare all’alto indice di biodiversità, che ha consentito fino ad oggi di pescare anche in maniera predatoria, frodando e usurpando le popolazioni che del mare hanno fatto tesoro. IL mediterraneo quindi, preserva in sé valori notevoli, economici, politici, sociali, culturali e ambientali unici al mondo che hanno bisogno di una reale valorizzazione.      

L’approccio politico dell’Unione Europea, comunque è sempre stato favorevole economicamente, ad una reale inclusione, dei paesi del Medio Oriente, e del Nord Africa, sia sotto la protezione della sua governance pubblica sia per consentire loro un soddisfacente riferimento e inserimento nel mercato globale. Infatti, nel 1995 l’Unione Europea ha lanciato il Processo di Barcellona o Partenariato euromediterraneo, e in seguito nel 2004, con una maggiore azione risolutiva ha messo in piedi la Politica europea di Vicinato, e l’Unione per il Mediterraneo nel 2008. Ma la parzialità del successo, si è determinata, per una condizione di instabilità politica di queste regioni, caratterizzate da governi poco democratici e autoritarismi diffusi e ingerenze egemoniche atlantiste, che hanno generato carenze strutturali ed elevati tassi di disoccupazione. Nel 2011 le continue ed estenuanti rivolte arabe, hanno reso l’approccio economico e politico da parte dell’Unione Europea insostenibile, e una monitorata democratizzazione quasi un miraggio da rendere reale, al tal punto che l’Unione ha deciso di assumere le distanze da una effettiva realizzazione strategica di vicinato, con il fine di potenziare e sviluppare la regione meridionale. Inoltre, i contrasti pressanti di Russia e Cina, che hanno negli ultimi anni consolidata una loro presenza egemonica in tutto il Medio Oriente e Nord Africa, non hanno permesso all’Unione Europea di colmare l’assertiva ritirata degli Stati Uniti, lasciando così gradualmente maggior spazio di manovra anche alla Turchia e agli stessi Paesi Arabi.

Ovviamente l’Europa, dovrà assolutamente rispolverare una grande capacità di cooperazione diplomatica, che le possa consentire di riguadagnare credibilità e una  valida posizione in termini di partenariato nei confronti  dell’intero vicinato meridionale, non può  più permettersi di fare fughe in avanti, anzi riconoscendo le proprie presunte difficoltà del passato deve promuovere una politica che sia in grado di attuare sfide notevoli, per riconquistare una posizione rilevante nello scenario meridionale del mondo, concretizzare politiche avanguardiste che si orientano ad una strategica transizione sia nell’ambito ambientale, energetico che digitale , per trasferire il meglio della formazione e progettazione e in termini di riforme politiche e investimenti economici.

Benché  nel 2021 l’Unione Europea si pone come ambizioso traguardo  la possibilità di un fondo di investimento, strumento di cooperazione globale e meridionale, con INDICI-GE o indice geografico e geopolitico, adottato appositamente per finanziare le azioni esterne dell’UE, in maniera fattiva e unitaria, con ardui scopi comunitari, ebbene pur essendo questo fondo il risultato di una integrazione economico politica atta a garantire con fondi misti una cooperazione plurilaterale, presenta una condizionalità di attuazione limitata e limitante, ancorata a prerequisiti che poco si adattano ad un libero e aperto partenariato meridionale nel mediterraneo. La tendenza, generica di questa condizionalità trascende da una visione aperta politicamente, anche se con una robusta strutturazione economica e finanziaria, ne consegue che siamo ancora all’antitesi pioneristica di un partenariato efficace e risolutivo. Spesso le condizionalità dettate dall’Europa divergono da un reale supporto di economicità e stabilità degli attori che ne fanno uso, subordinate a meccanicismi monetari e bancari, che sebbene a supporto dell’euro, inficiano la positività delle azioni programmatiche degli stati membri.

Ma ormai i tempi stringono, le prospettive richiedono un miglioramento strategico per approcciarsi ad una forma di partenariato risolutivo ed efficace, la guerra posta in atto contro l’Ucraina ha spinto le sovranità europee, a rivolgersi al Vicinato meridionale senza formulare indugi e postulati contrattuali, per motivazioni energetiche. La necessità di una politica economica di vicinato ha riaperto i parametri della questione Europea meridionale nel mediterraneo, centralizzando e focalizzando l’interesse, vero una rinnovata economia energetica. L’Europa ha ormai assunto la consapevolezza che il meridione ha bisogno di innovati piani infrastrutturali in ogni ambito economico e in particolare in quello energetico, consapevolezza sospinta da un’avanguardia conservatrice, del tutto italiana, che con il propositivo Piano Mattei, ha reso all’Europa un nuovo stimolante inizio, per riconquistare credibilità e valenza di partenariato. Il passato europeo, infatti ha vissuto una frammentarietà di azioni, che impostate su pochi sforzi monetari e di investimento non hanno contribuito a traghettare l’Europa vero una politica di intesa economica meridionale nel mediterraneo. Il nuovo governo dell’Italia, sospinto da ideali identitari e riformisti, non solo vuole ricreare un percosso di partenariato rinnovato e continuativo, ma al contempo vuole porsi come una sovranità riformatrice e capofila di un sistema economico di partenariato finalizzato a rimuovere gli assurdi flussi clandestini migratori con una politica economica efficace che si pone come obiettivo di risolvere il problema alla fonte. In altre parole, una politica di prospettive, che vede come superamento, la situazione di stallo finora generata da una pochezza di visione nel lungo periodo e rivaluti la possibilità di una rinnovata politica energetica italiana ed europea. L’Italia, si sta già muovendo in tal senso, guardando al mediterraneo come fonte di benessere e al vicinato di frontiera, come partenariato di sviluppo, con grande interesse, per sviluppare e imporre una nuova visione economica che va oltre i limiti derivanti dalla governance finanziaria globale e generi una integrazione commerciale e politica con le Nazioni di riferimento.

Il sistema, globale sviluppato dalla Unione Europea, ha come elemento chiave una reale iniziativa globale e in particolare riguardante il Vicinato meridionale, per ricostruire un’iniziativa infrastrutturale, volta a ripristinare con un intento di portale in uscita, che sia in grado di sostenere e beneficiare le aree di interesse mirato. Il fine ultimo, oggi, è quello di accorciare le catene di valore, incluse maggiormente quelle di forniture energetiche, con un concreto rafforzamento della connettività interregionale e di partenariato, inoltre puntando a economie di scala più ampie, con sviluppi energetici rinnovati e innovativi e la creazione di nuove e concrete opportunità di lavoro. L’Europa  geograficamente e geopoliticamente, si trova in una posizione privilegiata, e strategica, in particolare l’Italia, ergo, le prospettive viaggiano parallelamente su binari concreti, rispetto alla attrazione strategica formulata dai propri competitor, esempio la Cina, che agisce con piani di prestiti e punta ad acquisire non implementare economicamente i territori di riferimento, mentre l’Unione Europea crea e spinge verso sovvenzioni strumentali e strutturali a beneficio del sistema nella sua complessità. Tuttavia, il piano Europeo, che si pone si fatte ambiziose intenzioni di aprire un portale concreto su realtà emergenti ma poco strutturate, in particolare il mediterraneo meridionale con attenzione al Nord Africa, ad oggi   esso stesso si trova sguarnito di priorità chiare e nazioni beneficiarie ben individuate.

L’intento, prioritario è di ridisegnare le catene di valore da cui dipendono le economie sovrane, ed è la prospettiva più ambiziosa, un tentativo che permetterà qualora si definisca, di ridurre le distanze geografiche dei fornitori e creare una collaborazione costruttiva con nazioni vicine.      

Siamo difronte ad una nuova era, l’Europa dovrà riscrivere le sue prospettive, riformiste e conservatrici, per il raggiungimento di una sovranità strategica ed energetica, dove l’una è inclusiva rispetto all’altra, deve assolutamente superare il mancato raggiungimento delle opportunità passate e proiettarsi verso un’economia di sviluppo dando centralità al mediterraneo e ai suoi paesi frontalieri. Se ciò non sarà prioritario, nella rinnovata politica di integrazione, i paesi di riferimento, guarderanno altrove, per sviluppare le loro economie, per esempio, al nuovo blocco asiatico e ai relativi componenti dei Brics, non sarà facile, destituire e fronteggiare una simile concorrenza, gli elementi di attrazione devono essere di grande prospettiva energetica. Una prospettiva che implementi assolutamente la condivisione degli standard tecnici e delle conoscenze, con i partner di Vicinato meridionale, e condivisone della cultura europea con significativi segnali di sostegno alla loro potenziale istruzione e formazione professionale, e conseguente sostegno all’occupazione, per creare loro, stabilità politica ed economica, e all’Europa un potenziale bacino di utenza energetico.

Il colonialismo non ha più motivo di esistere, tantomeno il colonialismo economico di frontiera: bisogna prediligere una piattaforma di partenariato sostenibile, plurilaterale che consentirà all’Europa mediterranea, di arginare ogni difficoltà derivante, da ulteriori crisi globali, generare un potenziale portale verso un benessere di condivisone, recuperando culture che subiscono da sempre affronti diseconomici e predatori che non hanno più motivo di sussistere. Il mediterraneo deve tornare ad essere un mare di pacificazione e di benessere, ponte verso i nuovi paesi emergenti. Anche gli scenari geografici e marittimi, beneficeranno di un simile cambiamento, generando una politica di vera tutela del mediterraneo, con la sospinta possibilità di creare una compagnia di navigazione europea, in grado di sovraintendere nella sua complessità ogni nuova rotta di navigazione. Gli scenari futuribili in tal senso sono e saranno un ulteriore implementazione del trasporto e dell’economia marittima a l fine di tutelare l’interesse sovranazionale europeo. Oggi il Mediterraneo nella sua disfatta predatoria, vive in un’atmosfera surreale, e si respirano venti di guerra, determinante saranno le decisioni europee, in una ottica di politica e di equilibrio, dove i benefici derivanti dai servizi resi saranno maggiori delle attese.

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”. Ha in preparazione altri due saggi sull’identità e sulla politica europee.