• 14 Giugno 2024

La prima canzone napoletana è Te voglio bene assaje ed è datata 7 settembre 1835. Con questo brano, la cui paternità poetica è di Raffaele Sacco mentre quella musicale è attribuita a Gaetano Donizetti (ma è contestata) si fa iniziare la storia della canzone napoletana. Naturalmente, prima della celebre canzone vi sono altre parole e altre arie, ma è con Te voglio bene assaje che sia la tradizione sia gli studiosi fanno iniziare propriamente ciò che s’intende con “canzone napoletana”. C’è, però, anche un altro modo di capire l’origine della canzone napoletana: è la via religiosa. Una volta Gaetano Afeltra, grande giornalista napoletano del Corriere della Sera, scrisse proprio sul quotidiano di via Solferino che il celebre motivo di Te voglio bene assaje fu ricavato o rubato da una melodia di Sant’Alfonso Maria de Liguori. Vent’anni prima di scrivere e comporre la sua canzone natalizia più famosa – Tu scendi dalle stelle o Quanno nascette Ninno – Alfonso compose A Gesù Bambino nel presepe che è datata 1734. I versi del “canto” del vescovo di Sant’Agata dei Goti iniziano proprio come la celebre canzone napoletana che, del resto, ha perfino l’andatura di una litania. Vale la pena riportare qui la canzone alfonsiana:

Ti voglio tanto bene, o Gesù mio,

che tanto degno sei desser amato.

Vorrei morir per te, mio caro Dio,

che di morir per me non hai sdegnato.

O mondo traditor, ti lascio, addio,

questo vago Bambin mha innamorato.

Io tamo, o Dio damor, chessendo amante,

per farti amar da me nascesti Infante.

Tu tremi, o Ninno mio, ma dentro al petto

Arde per me damore il tuo bel Core.

Amor Bambin ti fece, o mio diletto,

ed a patir sol ti condusse amore:

amor tha vinto: amor tha qui ristretto

prigion tra queste fasce, o mio Signore,

amor taspetta al fin, costante e forte

sino a morir per me con dura morte.

La canzone è, secondo alcuni, una vera e propria preghiera rivolta a Gesù Bambino e tra i versi più alti di Alfonso, il “molto simpatico santo napoletano” come Benedetto Croce chiamava con vera simpatia umana e grande ammirazione Sant’Alfonso. Le canzoni alfonsiane erano e tuttora sono molto popolari e la derivazione della canzone napoletana dal canto religioso che Alfonso rese popolarissimo non solo non deve stupire ma è, come s’è visto nella sovrapposizione tra le due canzoni, possibile e ragionevole. Ma la tradizione dei canti natalizi alfonsiani è così popolare che a Sant’Agata dei Goti quella “pratica di amar Gesù” cantando continuò per molto tempo anche dopo che il vescovo santo andò via dalla diocesi nel 1775.

Nel 1971 a Sant’Agata dei Goti monsignor Mario Amorizzo diede a don Franco Iannotta il manoscritto di una canzone natalizia, compreso lo spartito musicale, di chiara tradizione alfonsiana: Gesù Cristo piccirillo. A sua volta don Mario aveva ricevuto la canzone e la musica da Vincenza e Filomena Cioffi che, nate rispettivamente nel 1874 e nel 1894, erano le sorelle custodi della tradizione musicale della chiesa santagatese. Gesù Cristo piccirillo non fa parte del canzoniere di Alfonso ma è come se fosse una canzoncina inedita del grande santo. Ecco il testo:

Gesù Cristo piccirillo

mariunciello e rubacore!

Vuoje sstu mio, e teccatiello

Nu’ ‘ce sst cchiù ‘a nguità

Ninno bello, Ninne damore

sula te je voglie amar.

Tu si comme a nna muschella

che va attuorno o zuccariello:

je a caccio, e essa azzecca,

sempre appresso a mm vosta!

Tu sicome a nu granate

Janche, russo e tunnulillo

o sapore nce sta a riente,

o sapore a riente ssta!

So catene ssti capille

so catene a cappe ddore:

ma però so ricciulilli

comme a chilli de mamma.

E poquenne me ne moro,

famme segno cu sta manella,

chiammeme pure cu sta vucchella:

Pss… pss…: viene cca!”.

Come si può vedere leggendo e come si può sentire cantando, il testo rimanda proprio all’arte di Alfonso e in alcuni casi ripete parole, immagini, espressioni usate dal santo napoletano vescovo santagatese. Anche l’uso del dialetto nella devozione liturgica è un’innovazione popolare di Alfonso che, come dimostra questa inedita canzoncina, fu imitata sia in chiesa sia in piazza, sia per l’amor sacro sia per l’amor profano.

Autore

Saggista e centrocampista, scrive per il Corriere della Sera, il Giornale e La Ragione. Studioso del pensiero di Benedetto Croce e creatore della filosofia del calcio.