Un viaggio tra le strade dei borghi del Sannio, ci permette di vagare con la mente tra la storia e l’arte. Sovente, ammirando le bellezze che ci circondano, ci rendiamo conto che i nostri paesi sono ricchi di tradizioni e cultura, ma abbiamo bisogno, come è giusto che sia, di vedere per scoprire. A tale proposito, è di gran lunga interessante discorrere di un luogo sacro sito in Cerreto Sannita. Si tratta di un paese della provincia di Benevento, in Campania, che conta 3507 abitanti. Fu feudo dei Sanframondo e, poi, passò ai Carafa nel 1483. Nel 1986, dopo essere stata sede dei vescovi della diocesi telesina, è divenuta diocesi di Cerreto Sannita- Telese- Sant’ Agata de’ Goti. Nel centro di Cerreto Sannita, sorge la chiesa cattedrale della diocesi di Cerreto Sannita- Telese- Sant’ Agata de’ Goti. Si tratta della cattedrale della Santissima Trinità. Nella zona denominata “capo da fora”, in Cerreto, vi era la chiesa di San Leonardo, che nel XVI secolo ospitò il vescovo di Telesia. Fu scelta questa chiesetta perché a differenza delle altre strutture religiose di Cerreto, era libera dal feudatario e dall’ Universitas.
Questo luogo sacro era costituto da un’ unica navata, con tre altari e un sotterraneo che ospitava un sepolcro. Sulla porta d’ingresso vi era un architrave che riportava la seguente iscrizione: “Hoc opus fecit Meulus de Antonio anno domini 1361 Permittente Domino Iacobo de Cerrito episcopo Thelesino”.
In seguito, intorno al 1610, qui si tenne il Sinodo diocesano in cui si discusse per un suo ampliamento. In questa circostanza, inoltre, alcuni eletti dell’ Universitas e alcuni cerretesi, sostenevano che la chiesa, essendo di patronato della civica amministrazione, non avrebbe potuto assumere il “ruolo” di cattedrale.
Nella prima metà del ‘600, un documento redatto da Sigismondo Gambacorta, testimonia che l’architettura del luogo sacro era degradata. Allora, il vescovo provvide a ristrutturarla grazie agli aiuti dei cerretesi e ai proventi ricavati dalle multe pagate dai giudicati dal Foro ecclesiastico. Inoltre, in un atto redatto dal notaio Giulio Cesare Cappella compaie un elenco di oggetti acquistati per la chiesa, come un calice d’argento, dei candelieri d’argento, due messali, un quadro raffigurante l’effige della Madonna etc ….
L’ambiente della sacrestia si trovava vicino all’ospedale; dietro l’altare maggiore vi era il coro caratterizzato da sedili di legno e la sedia episcopale al centro.
L’organo, invece, era sulla destra dell’ingresso del luogo sacro. In seguito, vennero costruiti altri altari e tre cappelle, come quella di San Sebastiano, della famiglia Vetulo; San Dionisio, dei Mazzacane e San Carlo, dei Bruno. Il vescovo benedettino Pietro Paolo de Rustici fece demolire due cappelle e, al loro posto, ne fu costruita un’altra che fu dedicata a San Benedetto. Poi, con il terremoto del 5 giugno 1688 la chiesa fu danneggiata. Nei mesi successivi alla catastrofe naturale, il vescovo mons. Giovanni Battista de Bellis, prese atto di quanto accaduto alla chiesa di San Leonardo. C’erano solo macerie, tra le quali furono ritrovate delle statue ormai mutile, dei quadri e una parte del materiale di stagno delle canne dell’ organo.
La cattedrale fu costruita nel centro urbano di Cerreto e i lavori iniziarono nel 1690. Un aiuto economico giunse da papa Alessandro VIII. Nel 1698 mons. Biagio Gambaro consacrò la chiesa incompleta nel giorno della festa della Santissima Trinità. Nel 1722 vennero costruite le due navate con trecento ducati ottenuti da papa Benedetto XIII. Nel 1735 terminarono i lavori e nel 1740 la cattedrale fu consacrata da mons. Antonio Falangola. La facciata fu progettata dall’ ingegnere Bartolomeo Tritta, il quale realizzò anche le scalinate della Collegiata di San Martino. Si possono notare i capitelli di ordine dorico e ionico. Inoltre, le vetrate policrome raffigurano Sant’ Antonio di Padova , l’Assunzione della Vergine e la Madonna regina del mondo.
Questo excursus ci ha permesso di scoprire una parte delle bellezze sacre di Cerreto Sannita ammantato, tra l’altro, da un paesaggio verde e da un’ architettura policroma e gremita di cultura.
