• 10 Maggio 2026
Teatro

Il teatro non ha bisogno di sipari dorati né di palcoscenici tradizionali per sprigionare la sua forza. Nasce ovunque, anche tra gli scaffali di una biblioteca, dove le parole scritte possono dialogare con quelle recitate. Ed è proprio in questo spazio insolito che il 3 giugno u.s.  alla Biblioteca Chiesa Rossa di Milano, TRE VOLTI CRUCI, NIUNA TESTA ha dimostrato che l’arte può attraversare confini e linguaggi, regalando un’esperienza unica e vibrante.

Tre testi in gramelot, una forma comunicativa intensa e potente che affonda le radici nella tradizione teatrale di Dario Fo e Giovanni Testori, ma che ancora oggi sa essere incredibilmente attuale. Sul palco, o meglio, tra i libri, Domitilla Colombo e Sergio Scorzillo hanno dato vita a figure intense, raccontando realtà che ci appartengono e ci interrogano.

Ma cos’è esattamente il gramelot? Potremmo rispondere, nel modo più diretto e immediato: suono che si fa teatro.

In questo caso si tratta di comunicazione, ma anche di evocazione, ritmo, onomatopee, fisicità. È una sorta di idioma privo di confini, che trasmette emozioni e intenzioni pur senza un codice definito, originato dalla necessità di parlare oltre le parole, trasmettendo significati con la voce, la gestualità e la dinamica scenica.

Giustamente associato al grande Dario Fo, (indimenticato Premio Nobel per la letteratura) che lo rese celebre con memorabili monologhi teatrali, il gramelot si caratterizza per inflessioni che simulano una struttura fonetica reale, pur non appartenendo a nessun sistema linguistico definito. Eppure, quando viene interpretato con talento, risulta comprensibile. Perché il significato è affidato anche al tono, alla gestualità, all’intenzione dell’attore e alle scelte del regista. Prende origine nei teatri popolari e nei circhi, dove gli artisti avevano la necessità di farsi capire da pubblici diversi, superando le barriere linguistiche. Non doveva descrivere ma trasmettere, sensazioni più che informazioni. Per questo, nelle mani di grandi attori, può diventare un mezzo potentissimo, in grado di far ridere, emozionare e commuovere senza bisogno che tutte le espressioni siano perfettamente comprensibili.

In molti lavori di Dario Fo e Giovanni Testori, assume sfumature ancora più profonde, mescolandosi alle cadenze dialettali e alle contaminazioni linguistiche che producono una musicalità unica, che arriva diretta, senza bisogno di traduzioni, perché parla ai sentimenti prima ancora che alla mente. Ed è proprio questa capacità dicomunicare oltre il detto che ha reso “TRE VOLTI CRUCI, NIUNA TESTA” un momento performativo straordinario. Quando il sipario è l’ombra discreta degli scaffali di una biblioteca, l’atmosfera cambia. Il pubblico non è solo spettatore, ma parte di un contesto che amplifica il potere della parola recitata. Dunque, ci pare doveroso ringraziare il Comune di Milano e la dottoressa Vita Castronovo, responsabile della Biblioteca, per aver favorito questa esperienza e per il sostegno all’arte in contesti insoliti. Un modello che potrebbe ispirare altri comuni a valorizzare il teatro e la cultura. Come è accaduto con la performance che ha trasformato la Biblioteca Chiesa Rossa di Milano in uno spazio vivo, amplificando la potenza dell’espressione scenica la quale ha assunto una dimensione quasi ancestrale.

A dar vita a questa intensità sono stati Domitilla Colombo e Sergio Scorzillo, una coppia artistica affiatata, capace di costruire un gioco di ritmi e tensioni dando vivacità ad ogni azione. Il loro gramelot, fatto di suoni, inflessioni e gestualità precise, non si è limitato a essere espressivo: ha restituito la complessità di storie di emarginazione, lotta e resistenza.

Nel pezzo “Nu riscatti per la cruci”, in una recitazione fisica e viscerale, hanno preso forma le difficoltà di una madre sola con un figlio, che vede in uno stratagemma una possibilità di sopravvivenza.  Sergio Scorzillo, nei panni di un prete, ha incarnato un personaggio estremamente realistico, che riesce a trovare la giusta soluzione per soccorrere la donna. Nella prima parte, invece, ha portato in scena un soldato che deve fare i conti con le sue fragilità e la terribile prova della guerra. Con grande padronanza del palcoscenico, l’attore si è cimentato nella raffigurazione di sentimenti e stati d’animo in cui ci si può riconoscere: tensione, paura, precarietà e astuzia, talora mascherate da manifestazioni contrarie: prepotenza, aggressività. In un gramelot scandito da suoni duri e repentini, il bravo Scorzillo ha restituito perfettamente il senso di una condizione precaria e sospesa, che appartiene ai nostri giorni.

Dunque personaggi intrisi di humanitas, animati da movimenti fluidi e intensi, alternati a gesti improvvisi, quasi inaspettati, espressi con plastica precisione e forza comunicativa.   

Domitilla Colombo, da par suo, si è esibita in una trasformazione scenica straordinaria. Nella seconda pièce, il gramelot, ben padroneggiato, ha attraversato una gamma impressionante di registri vocali, passando dalla forza di un urlo disperato alla dolcezza di un suono sussurrato. Il ritmo teatrale, calibrato con un’esattezza che non esitiamo a definire chirurgica, davvero rara, ha catturato le più profonde venature emotive della protagonista, facendo sì che i termini risultassero perfettamente funzionali all’obiettivo.

Il testo di Danilo Caravà, con la capacità di mescolare poesia e concretezza, ha trasformato le singole scene in un affondo nella realtà, con dialoghi che, pur basati su un registro atipico, hanno messo al centro, con disarmante lucidità, temi di stringente attualità. Nella lungimirante visione dell’autore e regista, il teatro è uno sguardo sulla realtà, più che puro intrattenimento. Uno strumento capace di rivelare ciò che spesso resta ai margini. “TRE VOLTI CRUCI, NIUNA TESTA” ha delineato trame e ha posto domande. Cosa significa lottare quando le risorse economiche sono poche? Cosa vuol dire cercare una casa, credere nel futuro, quando tutto sembra precario? Come tornerà, se tornerà, un soldato dalla guerra? Gentili lettrici e lettori, a voi le risposte.  Attraverso il gramelot, i fortunati presenti hanno ascoltato, sentito e percepito le sfumature di queste domande, grazie all’intensità degli attori e alla profondità dei testi.  Una serata che è andata oltre la mera osservazione perché ha immerso gli intervenuti nella potenza di un teatro che scuote, riflette e trasforma.

Autore

Originaria di Benevento, dopo il conseguimento della laurea in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Pisa, si è dedicata alla docenza presso il liceo classico di Saronno (VA). Animata da vivo interesse per la Letteratura, l’Arte e la Musica, si è occupata di Teatro, allestendo numerosi spettacoli che hanno ricevuto riconoscimenti sia dalla Presidenza della Repubblica, sia da attori di fama mondiale, come Dario Fo. Attualmente sta realizzando un interesse coltivato nel tempo: scrivere. Autrice di numerosi testi