• 21 Maggio 2024
Cultura

L’attività pittorica nella Valle Telesina è stata quanto mai intensa nei secoli XVII e XVIII. Ma se per qualche forma d’arte, come la ceramica cerretese e laurentina, vi è stato un rifiorire di studi, per quanto riguarda le cosiddette arti minori, è stato fatto ben poco. Men che mai per la pittura, la scultura e l’architettura. Per quest’ultima però vanno segnalati gli studi approfonditi e ineccepibili dell’architetto Nicola Ciaburri di Cerreto Sannita.

Molte testimonianze d’arte sacra sono andate perdute per l’incuria e per la faciloneria nell’alienare illegalmente, per il passato, opere e oggetti d’arte da parte di chi era preposto alla loro tutela. Non vanno dimenticati poi i numerosi furti che hanno impoverito il patrimonio artistico locale. Basti ricordare il trafugamento di tutto il museo degli argenti di Guardia Sanframondi e mai più ritrovato; il ritratto ad olio di quasi tutti i vescovi telesini e le stupende tele della Via crucis della cattedrale di Cerreto Sannita.

Oltre al Foschini, di Guardia Sanframondi, allievo di Francesco Solimena (1657-1747), di cui ancora non v’è una monografia completa della sua opera, nel ‘700 operò il pittore Lucantonio D’Onofrio (Solopaca 1708-Guardia Sanframondi 1778). E, mentre il Foschini operò e visse in prevalenza a Napoli, il D’Onofrio operò soprattutto nel Sannio, risiedendo prima a Solopaca, poi a Cerreto S. e infine a Guardia S.

Il nucleo maggiore dei suoi dipinti si conserva nelle chiese di Guardia S. dove concluse, a settanta anni, la sua operosa esistenza.

A Guardia S., nel santuario dell’Assunta, si possono ammirare, tra l’altro, due enormi tele rappresentanti l’Incoronazione di Ester ed Ester che invoca protezione per il suo popolo. Le tele, firmate e datate 1754, sono poste sulle pareti laterali dell’abside.

Nell’Incoronazione di Ester, il pittore racconta il momento in cui il re persiano Assuero pone la corona regale sulla testa di Ester, assistita da due ancelle, mentre la fa regina al posto della moglie ripudiata.

Nell’ Ester che invoca protezione per il suo popolo, la regina con tutto il fasto del suo rango si presenta al cospetto del re, seguita dalle ancelle, così come narra il testo biblico. Sta per chiedere la grazia per sé che è un’ebrea e per il suo popolo dopo che ha saputo del complotto del malvagio Aman. Il re, nel vederla, le va incontro amorevolmente con in mano lo scettro d’oro.

In queste due opere, dalla tavolozza brillante, sono evidenti i riferimenti a Luca Giordano (1634-1705). Il nano col cane, ad esempio, è chiaramente desunto dal Matrimonio di Salomone del Giordano conservato nel Palazzo reale di Madrid, e però lo schema compositivo sviluppato su gradoni ed alcuni dettagli rimandano a soluzioni solimenesche.

Altre opere del D’Onofrio sono a Solopaca, Cerreto S., San Lorenzello, Faicchio, Melizzano, Mirabella Eclano e San Giorgio La Molara.

Nell’opera del D’Onofrio, quantunque emergano riferimenti al Giordano e a Paolo De Matteis (1662-1728), è chiaramente palese una forte ascendenza dai modi di Francesco Solimena. La personalità di grande rilievo di questo artista influenzò, com’è noto, per tutto il ‘700, la maggior parte degli artisti nelle cui opere traspare un diffuso e mai sopito solimenismo.

Il D’Onofrio rappresenta certamente un significativo esponente della pittura napoletane del ‘700 e senza dubbio uno dei più validi rappresentanti, in terra sannita, di quel periodo quanto mai fecondo e ricco di fermenti culturali e artistici che fu il secolo XVII.

Autore

Nato a Solopaca (BN) 20 dicembre 1948. Diplomatosi nel 1966 all’ Istituto d’arte di Cerreto sannita (sez. ceramica), frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli fino al terzo anno che lascia anzitempo poiché, essendosi nel frattempo abilitato per l’insegnamento di disegno e storia dell’arte, è nominato docente di materie artistiche nella scuola di Belgiojoso (PV). Oltre alla pittura, alla scultura e alla ceramica, dal 1976 si è dedicato alla critica d’ arte e alla storia. Nel 1977 porta alla ribalta due ignorati artisti del ‘700: Decio Frascadore (1691-1772) e Lucantonio D’ Onofrio (1708-1778). Appassionato sempre e profondo conoscitore dei problemi dell’arte, conta al suo attivo numerose pubblicazioni che riguardano l’arte dal periodo gotico al ‘700. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti ha collaborato fra l’altro dal 1980 al 2004 al settimanale beneventano “Messaggio d’ Oggi”