Il calcio scadente di oggi è afflitto da un diffuso comportamento dei giocatori che riesce difficile persino commentare. C’è chi si rotola con le mani sul volto come se fosse stato colpito da un diretto di Mike Tyson, mentre invece è stato sfiorato dal mignolo di un avversario; chi sembra disteso sul prato in attesa dell’estrema unzione e un paio di minuti dopo saltella come un grillo; chi volteggia per aria come un acrobata dopo essere stato appena toccato da un avversario con cui contendeva il pallone. Più sono scarsi i giocatori e più sono accentuati questi penosi modi di stare in campo. Quasi come un antidoto, Il ricordo corre a quel lontano 17 giugno 1970. Stadio Azteca di Città del Messico, celeberrima semifinale del Mondiale tra Italia e Germania Ovest finita 4 a 3; non è la partita che vogliamo ricordare, non c’è bisogno, ma ciò che accadde al 20° minuto del secondo tempo. In uno scontro di gioco con Pierluigi Cera, il Kaiser Franz subì una dolorosa lussazione alla spalla destra, ma Helmut Schon, il CT dei tedeschi, aveva già apportato i due cambi all’epoca concessi. Il Kaiser non volle in alcun modo abbandonare la contesa e lasciare i suoi in inferiorità numerica; si fece immobilizzare il braccio destro sul fianco con un rudimentale bendaggio etenendo l’avambraccio sul petto continuò a giocare come se nulla fosse fino al 120° minuto! Ma qui parliamo di Calcio vero e di giocatori leggendari.
Franz Beckenbauer (Monaco di Baviera, 11/09/1945 – Salisburgo, 07/01/2024) soprannominato il Kaiser, l’Imperatore; signore e padrone della difesa, piede vellutato e grandissima tecnica, testa alta ad impostare l’azione e dirigere la manovra. E’ stato uno dei primi difensori ad impostare la manovra senza limitarsi ai compiti difensivi; dotato di una classe innata e di una grande personalità dentro e fuori dal campo, rivoluzionò il ruolo del libero che iniziò ad essere ricoperto da giocatori di grande tecnica e personalità quali, ad esempio, Rudy Krol, Gaetano Scirea, Franco Baresi e Daniel Passarella. Lo scrittore e giornalista uruguaiano Eduardo Galeano, grande appassionato di calcio, scrisse di lui che «contro la dominante tendenza al calcio di pura forza, modello divisione Panzer, dimostrava che l’eleganza può essere più poderosa di un carrarmato e la delicatezza più penetrante di un obice».
Beckenbauer è stato uno dei più grandi giocatori della storia del calcio e occupa la 3^ posizione nella classifica dei migliori giocatori del XX secolo stilata dall’IFFHS. Vinse per due volte il Pallone d’Oro, nel 1972 e nel 1976, divenendo il primo difensore ad essere insignito per due volte del premio. Nel dicembre 2020 è stato inserito nel Dream Team del Pallone d’Oro in qualità di miglior difensore centrale di tutti i tempi. In carriera vinse quattro Campionati, quattro Coppe di Germania, una Coppa delle Coppe, tre Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Con la Nazionale della Germania Ovest vinse l’Europeo del 1972 e il Mondiale del 1974.
Iniziò nelle giovanili del Bayern Monaco con il quale giocò dal 1964 al 1977. Nel 1977, su invito di Pelè che aveva portato in auge il calcio negli USA facendovi giocare i migliori calciatori seppure a fine carriera come Chinaglia, Carlos Alberto, Neeskens, Cruijff, Best e molti altri, si trasferì ai New York Cosmos, con i quali in quattro stagioni si aggiudicò tre campionati nordamericani. Dal 1980 al 1982 ritornò in Germania nell’Amburgo con cui vinse un altro campionato prima di chiudere la carriera ritornando ai Cosmos.
Nella sua successiva carriera da allenatore guidò la Germania Ovest, l’Olympique Marsiglia e il Bayern Monaco, vincendo il Campionato del mondo 1990, il campionato tedesco 1993-1994 e la Coppa UEFA 1995-1996. Assieme a Mario Zagallo e Didier Deschamps è uno dei soli tre riusciti a vincere il Mondiale sia da giocatore che da allenatore. Da Commissario tecnico della Germania Ovest aveva già raggiunto la finale del mondiale 1986 persa contro l’Argentina di Diego Armando Maradona.
Dal 2009 è stato Presidente onorario del Bayern Monaco. È stato anche Presidente del comitato organizzatore del campionato del mondo del 2006; dal 2007 al 2011 ricoprì anche il ruolo di Vicepresidente della FIFA.
È morto il 7 gennaio 2024, all’età di 78 anni, soffrendo negli ultimi anni del morbo di Parkinson. Nel calcio ha lasciato una traccia indelebile; è stato tra quelli che in ogni epoca hanno cambiato il gioco apportando dei cambiamenti fondamentali nel modo di interpretare il ruolo di un intero reparto. Con lui nacque il difensore moderno, non più deputato esclusivamente alla marcatura dell’attaccante, compito per il quale nemmeno serviva una notevole tecnica di base, ma in grado di iniziare la manovra dal basso sia per vie centrali che sulle fasce. E’ quello che vediamo nel calcio contemporaneo, dove i difensori hanno discreta tecnica, capacità di palleggio e sufficiente precisione nei passaggi. Si è però commesso l’errore di esasperare il concetto, non solo perché quello che oggi sanno fare peggio i difensori è proprio difendere, ma soprattutto per i disastri legati all’inizio dell’azione demandato ai difensori sono diventati una costante di ogni partita. Pensare che un difensore qualsiasi possa fare ciò che faceva Franz Beckenbauer è un limite comune a molti allenatori che per mania di emulazione o solo per estremizzare il concetto lo hanno stravolto in senso negativo; in questo il calcio non è secondo a nessuno.
