• 26 Maggio 2024
Cultura

Carlo III di Borbone in un dipinto di Giuseppe Bonito (1707-1789)

Che re Carlo di Borbone, allorquando venne alla conquista del Regno di Napoli, avesse varcato il fiume Calore era stato messo in dubbio più volte. Alcuni propendevano per la tesi che avesse attraversato il fiume Volturno in tenimento di Alife.

Ora, grazie ad un’annotazione di un prelato solopachese del ‘700, don Odoardo Abbamondi, scoperta di recente, si può affermare senza ombra di dubbio che il re col suo esercito oltrepassò il Calore nel tenimento di Amorosi.

Carlo di Borbone (dal 1759 Carlo III perché passato sul trono di Spagna) venuto ad occupare il trono di Napoli, che era stato tolto a suo padre Filippo V, fece la sua prima tappa a San Germano (oggi Cassino) dove ricevette l’omaggio dell’abate-feudatario (signore di 42 feudi!). Per evitare uno scontro con gli austriaci che presidiavano Capua cambiò itinerario continuando la sua marcia per Mignano sotto Pietravairano. Alla scafa di Raviscanina traghettò il fiume e, attraversata Alife che l’aveva accolto con entusiasmo, il 6 aprile del 1734 sostò nella pianura accampandosi in via dei Pioppi; nel pomeriggio il principe raggiunse Piedimonte dove all’ingresso del palazzo ducale fu ricevuto e riconosciuto re di Napoli dal vecchio duca Niccolò Gaetani D’ Aragona.

Secondo alcuni, come è stato detto, restò a Piedimonte per diversi giorni varcando poi il Volturno, in tenimento di Alife. Le cose però andarono diversamente. Come poteva il re varcare il Volturno se in quel punto non vi erano scafe e la profondità delle acque non permetteva di guadarlo? Si tenga conto poi che si era ai primi di aprile e quindi la portata e la profondità delle acque doveva essere ancora maggiore! Se oggi il Volturno è inferiore, come portata, alle acque del Calore ciò è dovuto alla galleria che nel 1954 deviò le sue acque nel Garigliano per l’alimentazione di una centrale elettrica.

Il re partì da Piedimonte il mattino del 7 aprile avanzando, molto verosimilmente, sulla sponda sinistra del Volturno. Raggiunse Amorosi e si accampò col suo esercito presso il Calore dove rimase fino al 9 del mese. In questo stesso giorno varcò il Calore al “guado di Limo” (chiamato in seguito “guado degli spagnuoli” come risulta da diversi documenti) diretto a Maddaloni ove gli eletti di Napoli lo avrebbero riconosciuto re.

L’Abbamondi, testimone oculare dei fatti, così descrive questo avvenimento, di grande importanza storica, che doveva dare inizio ai 126 anni di dominio e di storia della nuova dinastia borbonica: «Don Carlo Infante, figlio di Filippo V re di Spagna, duca di Parma, Piacenza e Castro dei gratia Principe di Toscana e generalissimo dell’Armi di Sua Maestà in Italia di anni 18 giunse nell’Amorosi a’ 7 aprile 1734 con 20 duemila uomini tra pedoni, ed a cavallo per prendere la città di Napoli, Capua e Gaeta, essendosi accampato con l’esercito per tutti que’ contorni sino al nostro fiume Calore a’ 8 di detto mese et anno si partirono 6.000 di soldati per la volta di Napoli, et a’ 9 si partirono con detto infante gli altri 14.000 soldati, essendo tutti passati per il guado di limo sotto il Torello dove ne fui spettatore di vista con altri paesani e moltitudine di gente de’ paesi circonvicini a Solipaca.

Odoardo Protonotario Abbamondi…»

Ritratto equestre di Carlo III di Borbone di Francesco Liani (1712-1780)

Autore

Nato a Solopaca (BN) 20 dicembre 1948. Diplomatosi nel 1966 all’ Istituto d’arte di Cerreto sannita (sez. ceramica), frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli fino al terzo anno che lascia anzitempo poiché, essendosi nel frattempo abilitato per l’insegnamento di disegno e storia dell’arte, è nominato docente di materie artistiche nella scuola di Belgiojoso (PV). Oltre alla pittura, alla scultura e alla ceramica, dal 1976 si è dedicato alla critica d’ arte e alla storia. Nel 1977 porta alla ribalta due ignorati artisti del ‘700: Decio Frascadore (1691-1772) e Lucantonio D’ Onofrio (1708-1778). Appassionato sempre e profondo conoscitore dei problemi dell’arte, conta al suo attivo numerose pubblicazioni che riguardano l’arte dal periodo gotico al ‘700. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti ha collaborato fra l’altro dal 1980 al 2004 al settimanale beneventano “Messaggio d’ Oggi”