• 13 Aprile 2024
Politica

La cultura europea non può e non deve prescindere dall’identità, poiché consente di implementare un forte senso di appartenenza, infatti, è essa stessa l’identità europea, che riscontriamo nella realtà, con una commistione e integrazione di emozioni tangibili, che possiamo cogliere in ogni manifestazione sia politica, economica o artistica in senso lato, in ogni nazione. Le culture europee sono così altamente integrate che ovunque in Europa si colgono i segni della nostra civiltà italiana. L’integrazione del genio culturale, presente in ogni nazione, suole essere, l’elemento identitario, e l’elemento trainante che socialmente si associa in maniera più prossima all’idea di Patria della Nazione Europa.

Da un punto di vista sociologico, della sociologia dei popoli e delle loro dinamiche demografiche, il sentimento di appartenenza identitario si consolida attraverso le diverse identità culturali nazionali, nei vari passaggi storici e politici, nel rispetto assoluto delle varie sovranità condivise. Con la nascita di una sovranità sovranazionale, e le dovute cessioni di sovranità monetaria, l’Europa riesce a spingere verso un’integrazione non solo economica ma assolutamente culturale e identitaria. L’intento, comunitario, iniziale viene surclassato, perseguendo lo spirito nazionale di ciascun stato membro, da uno spirito sovranazionale, assumendo una volontà politica sia federale o cooperativistica, e altresì patriottica ed eccentricamente europeista.

Oggi l’Europa è l’identità di una grande espressione geografica, culturale economica e politica, continente non solo di libere Patrie e Nazioni, ma soprattutto è continente delle diversità tutelate e condivise. Abbiamo bisogno di una identità univoca e mai divisiva che sia inclusiva e fiorente, in una resilienza diffusa, volta verso un processo di formazione del cittadino europeo, per consentire una ripresa post pandemica, e una ripartenza economica conscia di un abbattimento di tutte le limitazioni pregiudizievoli ideologiche sociali. I tempi di integrazione, devono essere accelerati per implementare e diffondere sempre più un modus operandi che socialmente induca ad un forte sentimento di appartenenza e al fine di creare uno stato federativo finalizzato ad integrare una consolidata cittadinanza europea. Bisogna andare verso una reale, costituzionalizzazione dei trattati, attraverso un sovra nazionalità ordinamentale volta a sancire un unico stato di diritto, uno stato europeo, che con la sua centralità tuteli le diverse identità nazionali, che promuova una governance assolutamente europea ,conservatrice di valori senza tempo, che guardano ad un futuro di difesa militare libera da neo atlantismi rinnovati, tutto ciò e altro è possibile sviluppando e tutelando l’identità europea, e le sue differenti sovranità culturali.

Il collante sociale per un’inclusione del demos europeo, o il vero viatico è una politica integrata che poggia non su una governance globale, poco sostenibile e altamente fluida quanto progressista oltre che negazionista di una memoria gettata nell’oblio, fonte di delirio sociale. L’Europa dei grandi imperi, oggi non può guardare al futuro non riconoscendosi nella propria memoria storica, non può non cedere l’eredità di un passato valoriale alle future generazioni, non può dissacrare le tradizioni, la cultura di eventi monumentali gloriosi, per cedere il passo ad una spersonalizzazione della propria identità in ogni ambito sociale e comunitario. L’identità è il primo passo per riconoscersi e prendere coscienza della grandezza valoriale dell’Europa, partendo dalla memoria, da chi siamo stati e cosa siamo e dove vogliamo condurre il nostro popolo europeo.

Il cristianesimo, le rinnovate istanze filosofiche, le emblematiche correnti liberali, partendo da Mazzini e dalla sua idea di Europa, hanno reso possibile percorrere e consolidare oggi una società delle Nazioni di Europa, sfociando in una comunità attiva, con una reale coscienza europeista, che possa continuare a tracciare un destino comune e una visione politica comune, nel rispetto delle diversità delle relative sovranità nazionali. Vero è che il passato ha reso possibile l’affermarsi, di grandi figure politiche, uomini che hanno ideato e programmato una linea comune, da Schuman, Adenauer, De Gasperi e potrei citarne molti altri che hanno inteso e sostenuto una nuova Europa, un Europa, che oggi invoca una riforma di sostanza, una riforma conservatrice portatrice di una valorizzazione culturale del patrimonio identitario, di quella identità tanto invocata dalla Convenzione, quanto unitaria a sostegno delle molteplici diversità.

La proiezione di una riforma che recuperi e conservi la sua identità, che deve essere alla base di detta valorizzazione, al fine di coniugare il patrimonio culturale, con quello patrimoniale, naturale del territorio, una sfida senza eguali, che capovolga la manipolazione della governance globale, che suole modificare l’unicità del singolo a discapito della sua identità, secolarizzata in un processo evolutivo di valori umani senza tempo. La tutela, della civiltà europea è un dovere basilare, della politica integrata all’economia, l’etica è il suo principio ispiratore, la sua applicazione una essenza antitetica ad una morale progressista effimera e fatta di apparenze valoriali, incidenti a stravolgere le istanze e li insegnamenti derivanti da tradizioni, usi, costumi, che la storia dei popoli Europei hanno tramandato al fine di conservarne, lo spirito comunitario e sociale.

La trasmissione intercomunitaria della cultura e delle tradizioni, salvaguardando la civiltà europea, il demos europeo, senza abusarne con spersonalizzazioni spinte post-moderne, senza dissacrare il cammino che ci ha fatto giungere fino ad oggi, ci deve consentire, in qualità di cittadini europei di ispirarci a un unico sentimento valoriale di appartenenza, ad un’unica identità creativa del nostro futuro, non dobbiamo prescindere da un recupero dei nostri principi ispiratori, che hanno reso reale, una partecipazione unitaria e comunitaria.

Se guardiamo con attenzione ad una destra conservatrice e riformista, e ne cogliamo aspetti sociali e comunitari, fondanti non un sistema ideologico retorico, ma una concreta visione di come deve funzionalmente l’Europa accrescere e valorizzare la sua identità, possiamo renderci conto che siamo di fronte ad una politica che assume in un largo raggio temporale, una visone precipua volta a una politica economica e valoriale di integrazione europea, nazionale, sovra nazionale e internazionale, una integrazione volta a partenariati globali per diminuire la forte sperequazione esistente fra il nord e il sud del mondo, per attenuare le crisi economiche diffuse da una governance globalista e progressista postasi in antitesi al benessere dei popoli, oggetto da parte delle multinazionali di predazioni territoriali e delle risorse presenti.

Una politica che di fatto possa con le dovute misure monetarie, programmare ed incidere sul delirio della migrazione clandestina, generata da sistemi di infiltrazione politica non sostenibili per i paesi di provenienza. Ma ancor più l’assioma identitario che un’anima conservatrice in Europa possa tutelare è la sovranità delle nazioni, esprimendola non solo attraverso una banale interazione e protezione degli interessi nazionali, frutto di un sovranismo paradossale, ma attraverso la tutela delle sovranità alimentari tipiche di ogni stato membro, che induce ad una visione strategica del benessere comunitario.

La complessità dell’identità europea è una tematica di grande importanza, e la sua europeizzazione, traslata nell’integrazione politica , può renderla un valore aggiunto e divenire la sommatoria di ogni intervento  politico, ovviamente nasce attraverso una solida politica di attrazione del sentimento di appartenenza alla Patria Europea, con livelli formativi di istruzione in merito, questo come elemento di crescita di una coscienza europea, ma altresì si fonda su una geopolitica del dialogo tra le nazioni unilaterali europee e bilaterali estere, al fine di risolvere nell’area-euro le criticità e sviluppare e consolidare le variegate identità culturali e valoriali. L’Europa deve sviluppare l’idea di sé, un’idea che non può restare economica e pragmatica, in sintesi deve allargare l’orizzonte dei suoi pensieri politici, deve stendere la sua idea di libertà oltre i suoi confini, predisponendosi ad una difesa e ad una ascesa potenzialmente eminente, un’Europa che va oltre il suo limite. Non ci sono più confini di concettualizzazione, siamo al bivio delle prospettive e se è vero che le decisioni politiche hanno modificato la storia, l’identità politica nascente dell’Europa, deve arginare il pressappochismo intergovernativo passato, o il cooperativismo emergente, per rafforzare l’identità di uno stato europeo.                                

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”. Ha in preparazione altri due saggi sull’identità e sulla politica europee.